Ray Bradbury inedito. Gli architetti sono dei coglioni

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Ray Bradbury

Ray Bradbury, tra i più grandi scrittori americani del ‘900, in tutti i suoi libri ha sempre sottolineato limiti e stupori del progresso. Non a caso la maggior parte dei suoi romanzi e racconti appartengono al genere fantascientifico, considerato fino agli anni ’80 letteratura di serie b. Bradbury, nato a Waukegan, Illinois nel 1920 e morto a Los Angeles nel 2012, è conosciuto soprattutto per Fahrenheit 451, romanzo del 1953 (poi trasposto nel 1966 nell’omonimo film diretto da François Truffaut) in cui immagina un futuro distopico in cui i libri vengono messi al rogo. Un libro di culto che, come i racconti Cronache Marziane (entrambi editi in Italia da Mondadori), l’hanno fatto apprezzare anche dai lettori più lontani dal genere fantascientifico. Un rapporto, quello di Bradbury con il progresso, sempre segnato da una cautela che lo portò, ad esempio, a vietare per molti anni che i suoi libri venissero pubblicati in formato digitale. Bradbury non è stato soltanto uno scrittore, ma anche uno sceneggiatore cinematografico: esordì a fianco di John Huston nella stesura del kolossal Moby Dick la balena bianca. Un inizio non da tutti, ma che portò Bradbury ad amare infinitamente il cinema (pur non risparmiando critiche, com’era nel suo carattere di uomo indipendente) e ad ammirare soprattutto il mondo di Walt Disney. In questa lettera inedita, tradotta qui per la prima volta da Michele Crescenzo, lo scrittore risponde a un suo ammiratore che gli contesta proprio il rapporto con la Disney e il mondo che ha creato. Disney, soprattutto negli Stati Uniti, è sempre stato un artista controverso accusato di ogni nefandezza: dall’omologazione dei ragazzini attraverso i suoi film all’imposizione di un modello architettonico utopico ma pericoloso (attraverso i suoi parchi a tema). Bradbury difende a spada tratta Disney. Anche in alcuni suoi appunti Bradbury ricorda di aver chiesto a Disney di collaborare insieme, ma la sua risposta fu serafica e al contempo significativa “Ray, tu sei un genio, io sono un genio, se lavorassimo insieme ci ammazzeremmo”. Lo scrittore americano, in questo inedito, difende anche la robotica che da futuro è ormai diventata il nostro presente sottolineando come gli facciano molta più paura gli esseri umani che i robot. Non manca neanche di attaccare gli architetti scrivendo che “la maggior parte degli architetti del mondo moderno sono asini e imbecilli che hanno costruito prigioni per confinarci in questi cosiddetti “ambienti moderni” che ci soffocano e ci distruggeranno”. E viste certe costruzioni (in)urbane di oggi potremmo dire che tutti i torti, proprio, non li aveva.

Gian Paolo Serino

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Giugno 07, 1974

Caro Brian,

Sarò breve. Scusami. Ma sto lavorando duro per una sceneggiatura e ora sono proprio in un punto cruciale e non ho la segretaria, non ho nessuno e devo rispondere a tutte le lettere: ne ricevo 200 alla settimana!

Disney era un sognatore e un uomo d’azione – mentre noi parlavamo del futuro, lui costruiva. Le cose che ci ha insegnato a Disneyland sulla pianificazione stradale, il movimento della folla, il comfort, l’umanità, interesseranno costruttori, architetti e urbanisti per il prossimo secolo. Grazie a lui saranno umanizzare le nostre città, verranno pianificate piccole centri in modo che tutti possano entrare in contatto facilmente gli uni con gli altri e la democrazia creativa funzionerà perché conosceremo le persone che voteremo.

La maggior parte degli architetti del mondo moderno sono asini e imbecilli che hanno parlato contro il Grande Fratello e poi hanno costruito prigioni per confinarci in questi cosiddetti “ambienti moderni” che ci soffocano e ci distruggeranno. Disney, il cosiddetto conservatore, è un grande uomo di lungimiranza e di costruzione.

Disney era un uomo pieno di errori, paradossi, sbagli, ma era anche animato da vita, bellezza, intuizione. Siamo tutti misteri di luce e buio. Non esistono conservatori veri e propri, liberali in tutto il mondo. Esistono solo le persone.

Saluti

Ray B.’

Ray Bradbury

P.S. Non posso resistere alla tentazione di commentare i tuoi timori sui robot Disney. Perché allora non hai paura dei libri? La realtà è che la gente ne ha davvero avuto paura nel corso della storia. Sono estensioni di persone, non persone fisiche!

Qualsiasi motore, qualsiasi robot, è la somma dei modi con cui lo usiamo. Perché non rompere tutti i dispositivi della macchina fotografica o quelli dentro ai proiettori nei cinema? Un proiettore cinematografico non è forse un robot che ripete le verità che tutti noi abbiamo creato? E ‘inumano? Sì. Proietta verità che servono per omologare tutti noi la maggior parte delle volte? Sì.

Si potrebbe dire che bisogna bruciare tutti i perché alcuni libri sono terribili.

Dovremmo rottamare tutte le auto perché con alcune di loro causano incidenti.

Allora dovremmo bruciamo tutte i cinema del mondo, perché alcuni film sono spazzatura o sciocchezze. E così si continua fino ad arrivare ai Robot su cui tu sei tanto preoccupato. Perché temerli? Perché

Perché temere i robot? Perché non creare insieme a loro? Perché non costruire insegnanti robot per aiutare nelle scuole in cui l’apprendimento di alcune materie è difficile per tutti? Perché non avere Platone seduto nell’aula, che risponde a domande spontanee sulla sua Repubblica? Mi piacerebbe davvero sperimentare qualcosa di simile. Non ho paura dei robot. Ho paura delle persone, persone, persone. Io voglio rimanere umano. E posso rimanere umano con l’uso sapiente e interessante di libri, film, robot.

Ho paura dei cattolici che uccidono protestanti e viceversa.

Ho paura dei bianchi che uccidono i neri e viceversa.

Ho paura degli inglesi che uccidono gli irlandesi e viceversa.

Ho paura dei giovani che uccidono i vecchi e viceversa.

Ho paura dei comunisti che uccidono i capitalisti e viceversa.

Ma … i robot? Dio, io li amo. Io li userò benevolmente per insegnare tutto quello che ti ho scritto. La mia voce parlerà di loro, e sarà, dannatamente, una bella voce.

Cordialmente, R.B.

(traduzione di Michele Crescenzo)