Quando ti dicono: «30 euro per un libro? Costa troppo…», non devi metterti a parlare di pagine, rilegature o formati e rispondere: «Ma è un volume di 400 pagine, legato e non incollato, il formato è 17×24 cm». No. Questa è la risposta sbagliata. Soprattutto se quella domanda sul prezzo è di un docente, che qui non stiamo giudicando. Bisogna spostare la conversazione su che cosa si sta misurando davvero.
È sbagliato anche ricorrere all’ovvio criterio di confronto con le spese quotidiane: «30 euro sono due aperitivi, una pizza in due, un mese di una piattaforma streaming che domani non ricordi».
Un libro, invece, rimane. Lo paghi una volta, ti lavora dentro per anni, resta consultabile per sempre. No: anche queste considerazioni sono sbagliate. E, nondimeno, sono assolutamente corrette. Viene allora la tentazione di commettere un altro errore: chiedersi quanto costi davvero produrre un libro. Per un saggio di 400 pagine a tiratura piccola: redazione, grafica, art direction, carta, stampa, rilegatura 30–35%; promozione, distribuzione e logistica 20%; la libreria dal 35 al 50%. All’editore resta una briciola, quando va bene. All’autore e all’autrice (quasi) nulla.
Eppure è sbagliato anche dire: «Nessuno si sta arricchendo con quei 30 euro. Con 30 euro stai pagando l’esistenza stessa dell’oggetto. Se costasse 20, significherebbe che qualcuno sta lavorando gratis». Bisogna resistere anche alla metrica quantitativa: dividere il prezzo per pagina: 400 pagine a 30 euro fanno 7,5 centesimi a pagina. Meno di una fotocopia, che qui sotto casa costa 10 centesimi. Anche questo non funziona.
Una persona che legge potrebbe dirti di prendere in esame la metrica dell’esperienza (che oggi funziona con i cuochi alla moda) il prezzo per ora di lettura. Be’ un libro così richiede 20 ore di lettura: 30 € diviso 20 ore, 1,5 € l’ora. Per cento minuti di un film mediocre che lascia il tempo che trova sei disponibile a spendere 10 euro, vero? Mi spiace: non si può dire nemmeno questo.
Allora proviamo la metrica del sapere o meglio della pratica? Sì, dai, quel libro vuole dire anni di studio, mesi di scrittura, duecento ore di redazione, quarantennali competenze editoriali, lavoro grafico, lavoro tipografico, lavoro distributivo: 30 € è il prezzo di una filiera di intelligenze. Hai ragione, non regge neanche questa argomentazione.
Anche perché basta incontrare qualcuno con un foulard firmato da 500 euro, pagato 3 euro in India, per capire che la questione prenderebbe una piega imbarazzante.
Se un libro ti sembra caro, probabilmente quello è il libro giusto per te. Perché il punto non è il prezzo. È quanto desideri ciò che contiene. Chi desidera davvero quel contenuto, non chiede quanto costa: sa che lo pagherà comunque meno di quello che dimentica in una sera.
La verità che viene da dire — ma che non si può dire — è questa, siamo abituati a pagare moltissimo ciò che ci distrae e pochissimo ciò che ci trasforma. Il libro, se è tale, ha un valore trasformativo. E la trasformazione, per fortuna, non è in saldo. Il punto, allora, è un altro: vuoi essere trasformato, o restare ciò che sei?
Luca Sossella