C’è una filo rosso che unisce miti, fiaba popolare, racconto noir e gotico vittoriano: il tema della trasformazione e del passaggio della linea di confine tra umano e animale. È intorno a questo archetipo della “mutazione”, con tutte le più inquietanti prospettive che si porta dietro, che prende forma questo Trasformazioni. Licantropie e altre terribili metamorfosi, pubblicato da Oblivium Edizioni per la cura di Michela Pollutri e Andrea Gide. Come nel caso del vampiro, anche il licantropo – e simili – ha il potere di mettere in crisi l’ordine secondo il quale la vita e la società si strutturano, insinunadovi i semi del dubbio: la paura. In questo spazio liminare, di confine, umano e bestiale si confondono, si sovrappongono, a partire dai testi mitologici dell’antichità, passando per le Metamorfosi di Ovidio, giungendo fino a tempi più recenti. Ed ecco che la raccolta di racconti Trasformazioni ha il merito di riproporre – in alcuni casi per la prima volta – testi di Orest Somov – Lupo mannaro – Frederyk Marryat – Lupo bianco dei monti Hartz – Marcel Prévost, Hugh Clifford, accanto a quelli di autori più noti come Rudyard Kipling, W.H. Hodgson, Lovecraft, Ambrose Bierce, e anche Aleksej Konstantinovič Tolstoj con il suo La famiglia del Vurdalak.
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Rudyard Kipling
Il segno della bestia
A est di Suez, sostengono alcuni, il controllo diretto della Provvidenza svanisce; l’uomo è là abbandonato al potere degli Dèi e dei Demoni dell’Asia, e la Provvidenza della Chiesa d’Inghilterra esercita soltanto una sorveglianza occasionale e attenuata nei confronti degli Inglesi. Questa teoria spiega alcuni degli orrori più ingiustificati della vita in India: può essere sufficiente anche a chiarire la mia storia.
Il mio amico Strickland, della Polizia, che conosce i nativi dell’India quanto è bene che un uomo li conosca, può testimoniare la veridicità dei fatti. Anche
Dumoise, il nostro medico, vide ciò che vedemmo io e Strickland. La deduzione che egli trasse dalle prove era del tutto errata. Ora è morto; morì in modo piuttosto singolare, che è stato descritto altrove.
Quando Fleete giunse in India possedeva un po’ di denaro e alcune terre nell’Himalaya, nei pressi di un luogo chiamato Dharmsala. Entrambi i beni gli erano stati lasciati da uno zio, ed egli venne per occuparsi della loro gestione. Era un uomo grande e massiccio, cordiale e del tutto inoffensivo. La sua conoscenza dei nativi era, naturalmente, limitata, e si lamentava delle difficoltà della lingua.
Giunse a cavallo dalla sua proprietà tra le colline per trascorrere il Capodanno alla stazione, e alloggiò da Strickland. La sera di San Silvestro vi fu una grande cena al club, e la notte era, comprensibilmente, piovosa. Quando uomini provenienti dagli angoli più remoti dell’Impero si ritrovano insieme, hanno diritto a lasciarsi andare alla baldoria.
La Frontiera aveva inviato un contingente di Catch’em-Alive O’s, uomini che non avevano visto venti volti bianchi in un anno e che erano abituati a cavalcare per quindici miglia pur di cenare al Forte più vicino, a rischio di una pallottola di un Khyberee proprio là dove avrebbero dovuto trovarsi le bevande. Essi approfittarono della nuova sicurezza: tentarono di giocare a biliardo con un riccio raggomitolato trovato in giardino, e uno di loro si aggirava per la sala tenendo il segnapunti tra i denti. Mezza dozzina di coloni erano arrivati dal sud e parlavano di cavalli con il Più Grande Bugiardo d’Asia, che cercava di superare tutte le loro storie in una sola volta. C’erano tutti, e si ebbe una sorta di ricompattamento generale, mentre facevamo il bilancio delle perdite, tra morti e invalidi, che si erano avute nel corso dell’anno appena trascorso.
Era una notte molto piovosa, e ricordo che cantammo Auld Lang Syne con i piedi nella Coppa del Campionato di Polo e la testa tra le stelle, giurando che eravamo tutti cari amici. Poi alcuni di noi se ne andarono ad annettere la Birmania, altri tentarono di “aprire”il Sudan e furono invece “aperti” dai Fuzzy nella crudele boscaglia fuori Suakin; alcuni trovarono stelle e medaglie, altri si sposarono – il che fu un peccato – e altri fecero cose ancora peggiori; mentre noi rimanenti restammo incatenati al nostro posto, sforzandoci di fare denaro con esperienze insufficienti.

Fleete cominciò la serata con sherry e bitter, bevve champagne senza interruzione fino al dessert, poi un Capri crudo e aspro con tutta la forza del whisky, prese il Benedictine con il caffè, quattro o cinque whisky con soda per migliorare il tiro al biliardo, birra e ossa alle due e mezza, concludendo infine con del vecchio brandy. Di conseguenza, quando uscì alle tre e mezza del mattino, con quattordici gradi sotto zero, era molto arrabbiato con il suo cavallo perché tossiva e cercò di saltare in sella. Il cavallo scappò e si diresse verso la sua stalla; così Strickland ed io formammo una sorta di Guardia del Disonore per accompagnare Fleete a casa.
La nostra strada attraversava il bazar, vicino a un piccolo tempio di Hanuman, il Dio-Scimmia, un’importante divinità degna di rispetto. Tutti gli dèi hanno buone qualità, così come le hanno tutti i sacerdoti. Personalmente, attribuisco molta importanza a Hanuman e sono benevolo verso i suoi seguaci – le grandi scimmie grigie delle colline. Non si sa mai quando si possa avere bisogno di un amico.
C’era una luce nel tempio, e mentre passavamo, potevamo sentire le voci degli uomini cantare inni. In un tempio indigeno, i sacerdoti si alzano a tutte le ore della notte per rendere onore al loro dio. Prima che potessimo fermarlo, Fleete balzò su per i gradini, diede due pacche sulle spalle a due sacerdoti, e stava gravemente strofinando le ceneri del mozzicone del suo sigaro sulla fronte dell’immagine rossa di pietra di Hanuman.