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A schiere le parole

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Meraviglia! Ripeto per chi si era distratto: marcos y marcos pubblica “A schiere le parole”, grazie a Marco Zapparoli e alle curatrici e a tutti coloro che sosterranno questo volume di oltre 500 pagine, i n d i s p e n s a b i l e per chi si occupa di poesia. Credo di aver letto tutto quello che ha pubblicato e anche qlcs in più. Una volta glielo ho detto che lei era come Καλυψώ più protetta dalla (sua) lingua che prigioniera (la storia è troppo lunga e il luogo non è adatto, ma era una dichiarazione d’amore); ora voglio dire che la sua poesia ha e avrà un duplice effetto (pedagogico) incoraggia chi ha talento (ingĕnium avrebbe detto lei, che aveva presente la distinzione hegeliana fra questo e quello) e dissuade chi è agito dalla velleità.

Leggerla significa “affrontarsi” in un corpo a corpo, senti come si era autoritratta: «Conobbe la guerra e i fichi secchi, e dunque predilige parole di necessaria sostanza contro il gelo e i geloni (Ipponatte docet) dell’inverno freddissimo del ’44, e contro i bombardamenti a tappeto su Messina e i boati di terremoto. Impigliata nell’intemperanza dello spasmo ossimorico e intrappolata in strette maglie, Jolanda Insana si aggira per teatranterie tra insulto e bestemmia, o piomba nell’enigma della passione perché la voce non vuole smorire e urla scongiuri per scongiurare nefandezze, muovendo il fendente che finisce in risata, sulle vie della parodia e dell’impuro che passa tra noi, dentro e fuori di noi, per i luoghi disastrati della terra, in ritmo di accelerazione poiché non c’è tempo per dire, per “abbrancare l’inabbrancabile”.»

Vivat!

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