A tutte le donne

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A tutte le donne da cui ho imparato (e soprattutto disimparato qualcosa compromesso dall’abitudine) una poesia di Ghiannis Ritsos, La disperazione di Penelope (senza andare a capo):

Non è che non lo riconobbe alla luce del focolare; non erano gli stracci da mendicante, il travestimento – no; segni evidenti: la cicatrice sul ginocchio, il vigore, l’astuzia nello sguardo. Spaventata, la schiena appoggiata alla parete, cercava una scusa, un rinvio, ancora un po’ di tempo, per non rispondere, per non tradirsi. Per lui, dunque, aveva speso vent’anni, vent’anni di attesa e di sogni, per questo miserabile lordo di sangue e dalla barba bianca? Si accasciò muta su una sedia, guardò lentamente i pretendenti uccisi al suolo, come se guardasse morti i suoi stessi desideri. E “Benvenuto” disse, sentendo estranea, lontana la propria voce. Nell’angolo il suo telaio proiettava ombre di sbarre sul soffitto; e tutti gli uccelli che aveva tessuto con fili vermigli tra il fogliame verde, a un tratto, in quella notte del ritorno, diventarono grigi e neri e volarono bassi sul cielo piatto della sua ultima pazienza.

[La poesia tradotta da Nicola Crocetti è in “Pietre, Ripetizioni Sbarre, Ripetizioni, Feltrinelli, 1978, dal 2020 in Crocetti editore]

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