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Abitare il silenzio. Il vuoto come spazio di senso a Torino spiritualità

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Dal 15 al 19 ottobre, Torino Spiritualità è tornata con la sua XXI edizione per esplorare l’affascinante tema del vuoto, quella presenza invisibile che attraversa le nostre vite come un’eco costante.

Questo vuoto d’intorno. Smarrirsi // Raggiungersi è il titolo scelto per il festival ideato dalla Fondazione Circolo dei lettori e curato da Armando Buonaiuto: un invito a sostare nell’assenza, a interrogare ciò che manca, a trovare senso anche nel niente.

In un tempo dominato dall’eccesso, il festival sceglie di ribaltare la prospettiva: il vuoto come spazio di possibilità. Un territorio da abitare con consapevolezza, dove la rarefazione diventa ascolto e la sottrazione diventa apertura.

Professionisti di varie discipline, scrittori e artisti hanno accompagnato il pubblico in un viaggio di riflessione e ricerca, tra parole e silenzi, per misurarsi con l’ambivalenza del vuoto: che inquieta e accoglie al tempo stesso. Torino Spiritualità, ancora una volta, si fa laboratorio di pensiero e di presenza.

Ho seguito due degli incontri previsti per sabato 18 ottobre, due eventi che trattavano il vuoto in una maniera differente ma che nell’approfondirlo mostravano elementi di congiunzione nel concetto di salute mentale. Nel primo evento, in una cornice affascinante come il Museo del Risorgimento Italiano, lo scrittore e poeta Daniele Mencarelli riflette su Caproni e Sbarbaro, poeti dell’abisso, dove il vuoto è assenza radicale o mancanza di Dio. 

Mencarelli parla della poesia come di qualcosa di eversivo e pericoloso. Qualcosa che in qualche modo avvicina alla follia. Parlando dei testi di Sbarbaro afferma che, se analizzati psicopatologicamente, potrebbero tracciare un profilo patologico, ma di fatto non è così. La poesia non diagnostica una malattia ma dimostra all’uomo di essere vivo. Il poeta si avvicina al baratro, al vuoto, ci guarda dentro. E in quella sofferenza a volte si perde.

Il secondo evento si è tenuto al Cinema Massimo, dove una sala piena di gente ha potuto ascoltare la magistrale lezione di Vittorio Lingiardi, Vuoto del mondo, vuoto di sé, che ha ripercorso Freud e il concetto di perdita tra psicoanalisi, cinema e poesia.

Lingiardi introduce l’argomento del vuoto attraverso due concetti: il lutto e la malinconia; il primo crea un vuoto esterno a sé, il secondo nel concetto di sé. Attraverso la psicanalisi, la letteratura e il cinema, si è indagato il dolore della perdita, dell’abbandono e della mancanza di riferimenti emotivi.

Nel dialogo tra poesia e psicoanalisi, tra filosofia e scienza, il festival disegna una mappa del vuoto come condizione umana. Lì dove manca qualcosa, nasce la possibilità di capire, di curarsi, di riconoscersi. Alla fine, percepiamo il vuoto non solo come qualcosa che ci manca, ma come ciò che ci tiene in vita. È lo spazio che si crea tra le cose che permette al respiro di passare, al pensiero di esprimersi, alla cura di trovare un giaciglio. Torino Spiritualità ce lo ricorda, invitandoci a non riempire ogni silenzio, ma a restarci dentro, almeno per un po’.

Nancy Citro

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