Parlare di un personaggio storico come Giulio Cesare attraverso i Commentarii De bello Gallico significa dover fare i conti con la ricezione e l’interpretazione del suo operato politico, risultata nel tempo problematica e talvolta contraddittoria, a partire dal mondo latino. Questo nuovo contributo di Alberto Angela, (Cesare. La conquista dell’eternità, Mondadori, collana “Gaia”, pp. 640), frutto di una collaborazione interdisciplinare di alto profilo, arricchisce la nuova frontiera della divulgazione scientifica di un lavoro esteticamente e letterariamente curato, che si avvale di un approccio innovativo grazie al supporto dell’IA (si può accedere ad un video scaricabile inquadrando un QR Code sulla copertina) che anima la materia narrativa. Dal punto di vista della storiografia scientifica, è evidente il serio lavoro critico-metodologico di riportare nella comunicazione il gusto della narrazione con una scrittura gradevole e stimolante, capace di entrare nella dimensione emotiva della storia attraverso l’angolo visuale della sfera affettiva degli esseri umani. Il linguaggio è chiaro, avvincente, nel suo dispiegare dati archeologici, geografici, antropologici, in linea con lo stile di Cesare-scrittore, con la sua prosa scorrevole, simmetrica e ordinata, quasi “schierata” sulla pagina. Con l’ausilio dei sistemi di IA, inoltre, è possibile entrare, attraverso una sorprendente e realistica ricostruzione del volto di Cesare quarantenne, nello sguardo del condottiero che ci guida fieramente nella sua avventura esistenziale, un’audace partita a scacchi dove prevale sempre l’uomo del gioco rischioso. Alea iacta est non è una frase casuale; infatti, scrive Alberto Angela nella sua esauriente e limpida introduzione: la sua vita è come il panno verde di un tavolo da gioco, su cui tante volte lancerà se stesso come se fosse un dado.
In questo mirabile lavoro di équipe, costruito con una nuova modalità divulgativa aperta a scenari inediti e stimolanti nel panorama creativo, c’è il felice connubio tra esperti dell’età romana e del mondo dei Galli che hanno contribuito alla cura degli aspetti storici più complessi dell’opera cesariana . Inoltre l’archeologia è riuscita a ridisegnare il percorso di Cesare con una straordinaria quantità di dati e materiale informativo che hanno confermato ,in vari casi, quello che si legge nel testo latino (ad esempio , la presenza delle controvallazioni nei pressi della città di Alesia, ossia il particolare complesso di sistemi difensivi in grado di frenare l’avanzata del nemico) .
La conquista della Gallia avviene in un periodo decisivo della storia romana, alla fine della Repubblica, quando la crisi delle istituzioni sarà preludio alle Guerre civili. Periodo che vedrà la conquista del potere da parte di Cesare a Roma ma anche la sua drammatica morte. Poi si apriranno gradualmente le porte dell’Impero. Senza di lui, come sarebbero andate le cose? -si chiede Alberto Angela. È lui, in sostanza, a porre le basi della geografia e della Storia di tutti i secoli che seguiranno. È quindi un momento fondativo anche per l’Europa che conosciamo oggi, per le sue istituzioni, per i suoi confini e per la sua geopolitica. Un aspetto decisivo in questi nostri anni così delicati. Questo è un libro sulla guerra contro la guerra. Solo vedendo e provando cosa succede quando tutto è perduto e intorno ci sono solo morte, distruzione, affetti strappati e lutti si riesce a capire cos’è la pace.
A partire dal 58 a. C., Alberto Angela ci racconta, con tono colloquiale, incisivo e appassionato , le vicende che accompagnano , anno dopo anno, gli avvenimenti storici fino al 50 a.C., il bilancio della guerra in Gallia e le premesse al progressivo frantumarsi delle fondamenta della Repubblica. Padroneggiando con sicurezza elementi pluridisciplinari e intrecciando varie ricezioni , ci restituisce la voce e il profilo più autentici del grande condottiero che avanza contro temibili tribù dai nomi impronunciabili, dalle lingue e dalle usanze sconosciute, combattendo con quel furor bellicus che gli fa trapassare corpi e mutilare arti con la spada, il volto invaso dagli schizzi di sangue nemico. Eppure, il suo nemico più insidioso non è sul campo di battaglia ma a Roma ed è il Senato. Se i guerrieri celti sono fieri avversari, i senatori sono ancora più difficili da affrontare e da battere. Le Idi di Marzo ne saranno evidente prova. In questo libro, grazie all’equilibrio delle scelte , c’è tutto quello che ci si aspetta da un racconto di guerra dal quale emergono i tratti di un protagonista indiscusso, con le sue ambizioni , il suo carisma, l’eroismo ,la determinazione ma anche i tormenti e le incertezze, in modo che il lettore disponga di tutti gli elementi necessari per un giudizio autonomo sull’uomo e sul De bello Gallico. Si citano spesso i principali biografi di Cesare, Svetonio e Plutarco, che sottolineano la sua vicinanza alle truppe, cosa che gli consente di instaurare un rapporto fiduciario che le fa rimanere accanto al loro comandante anche in situazioni estreme. Le legioni di Cesare sono un esercito fedele e motivato che riceve una buona paga. La conquista della Gallia, la sua “miniera d’oro”, la sua fonte di guadagno utile a costruire la sua ascesa politica (che proprio come ai nostri giorni, richiede finanziamenti cospicui), è frutto di sottili ed accorte strategie motivazionali . Cesare ha dovuto investire ingenti somme di denaro per avere l’appoggio alle sue candidature e ha contratto molti debiti. Tuttavia, per i membri dell’élite romana era quasi la norma, nell’ottica di un sistema elettorale corrotto e con spese pubbliche scaricate sui candidati. La Gallia era una “terra promessa” che Roma avrebbe potuto dominare facilmente, se solo i popoli che la abitavano fossero stati uniti; invece risultano divisi e in perenne lotta tra loro. Emerge, nel racconto del grande divulgatore scientifico, conduttore televisivo, giornalista e scrittore, tutta la fascinazione antropologica di quest’opera classica, specie nella geografia dei luoghi e negli aspetti sconosciuti di quei capitoli che molti hanno parzialmente incontrato nelle traduzioni scolastiche, facendo i conti sia con i suoi frequenti costrutti latini come l’ablativo assoluto, oltre che con le sue formule fisse e il suo lessico militare. Anche per Cesare, tuttavia, la Gallia che lo attendeva era un vero mistero. A Roma si favoleggiava della Britannia , tra fascino e scetticismo. Angela non manca di ricordare che in effetti, le fonti disponibili erano quelle del geografo greco Pytheas che era stato in quei luoghi trecento anni prima di lui, lasciando dei resoconti che il generale aveva sicuramente letto, ma che oggi sono andati perduti. Cesare avrà consultato anche le opere del suo maestro Posidonio, ma si trattava di informazioni frammentarie. Anche per lui, quella terra era un’incognita tutta da scoprire e raccontare.
L’autore sa bene che abbiamo immaginato Cesare soprattutto su sanguinosi campi di battaglia; ci ricorda, dunque, che era anche un ottimo navigatore , che era stato comandante di una flotta nel Mediterraneo e che negli anni della sua pretura in Spagna, si era spinto addirittura nell’oceano Atlantico per affrontare vittoriosamente i Lusitani. E poi aveva navigato al largo dell’odierno Portogallo, verso la Galizia e fino a Briganzio, dove “aveva sottomesso i suoi abitanti atterriti dal frastuono delle navi da guerra”. La scelta metodologica di Alberto Angela risponde all’intrinseca natura di un canovaccio di curiosità offerte al lettore che si avvicina all’opera come ad un palinsesto. La rappresentazione dell’abbigliamento dei Galli , ad esempio, fa rimbalzare il nostro immaginario al noto fumetto disegnato da Albert Uderzo. Ma i Galli portavano davvero i pantaloni a righe e a quadri dai colori sgargianti, combattevano temerariamente a torso nudo come Obelix che indossa solo pantaloni e cintura? Si scopre che questi elementi sono sorprendentemente vicini alla realtà storica. I Galli si vestivano davvero come Asterix e Obelix. Diodoro Siculo ci ha descritto le usanze di questo popolo concentrandosi su aspetti fisici, abbigliamento e comportamento sociale, sottolineando il loro coraggio, la loro tendenza a lavare i capelli con la calce per schiarirli e il loro vestiario colorato. Combattono senza armature pesanti, solo con lunghe spade di ferro e grandi scudi ovali. Elementi fantastici sono invece sia la rappresentazione dell’elmo con le ali di Asterix, sia di quello con le piccole corna di Obelix.
I Commentarii che incuriosivano i romani anche per il loro fascino esotico, risultano stimolanti anche per il lettore contemporaneo e ciò fa sì che il valore del libro si definisca non tanto nella somma dei singoli eventi narrati, , quanto in una sorta di rilettura ideale che segue un filo di fascinazione che li attraversa e attorno al quale s’intrecciano tutti gli altri fili . Le descrizioni complete e precise di abitudini e consuetudini sociali molto diverse da quelle romane, nella frontalità della voce, si riappropriano del loro valore carismatico . Le donne galliche descritte da Cesare sono sorprendentemente indipendenti nella coppia, godendo di una sostanziale uguaglianza dei compiti, hanno una posizione relativamente più forte rispetto a molte altre culture antiche, si occupano dell’amministrazione delle terre e dei beni familiari in assenza degli uomini e godono di indipendenza finanziaria e un riconosciuto ruolo politico. Anche le descrizioni paesaggistiche stimolano l’ immaginario fantastico, come quelle della Selva Ercina, simbolo del pericolo e della paura , popolata da strani animali forti , veloci e sconosciuti ai romani come gli uri, enormi bovini selvatici oggi estinti.
Per contestualizzare i racconti del De bello Gallico, Angela ci svela anche alcune curiosità della vita privata di Cesare, delle sue vicende sentimentali che riguardano sia la sua vita matrimoniale, sia quella extraconiugale. Amante di Postumia, moglie di Servio Sulpicio, di Lollia, moglie di Aulo Gabinio, di Tertullia, moglie di Marco Crasso e persino di Muzia, moglie di Gneo Pompeo, ha avuto tra le sue amanti di alto rango , oltre la nota Cleopatra , anche Eunoë, moglie del re berbero Bogud di Mauritania che conobbe nel 46 a.C. durante la campagna in Africa. In realtà esisteva anche una persona molto “vicina” a Cesare. Si tratta di Mamurra, e, se si vuole dare credito a Catullo,quest’uomo avrebbe avuto anche un “ ruolo speciale” , oltre a quello di ufficiale di campo ma, com’è noto, in epoca romana la bisessualità non era un tabù. Le notizie che ci giungono sulla abitudini sessuali di Cesare da Svetonio, Cassio Dione e Plutarco, ma anche dagli oratori e dai poeti dell’epoca, ci dipingono un uomo sessualmente promiscuo. Il primo e più famoso tra i suoi amanti sembra essere stato un sovrano, il re di Bitinia Nicomede e su questa presunta relazione esiste anche una notevole quantità di fonti antiche in cui non mancano battute e motti famosi . Svetonio, tuttavia, ci tramanda che anche Cesare, amanti a parte, ebbe un grande amore. La donna che dominava il suo cuore era Servilia, donna ambiziosa e spregiudicata, la madre di Marco Bruto, pronto ad assestargli una delle note 23 pugnalate.
Importanti anche le pagine dedicate al concetto di “colonizzazione” della cultura celtica che avrebbe perso gradualmente lingua e tradizioni . Il parere di Plinio il Vecchio, vissuto oltre cent’anni dopo, ci fa capire quanto le atrocità di Cesare abbiano attraversato le generazioni. Il giudizio sulle efferatezze compiute durante le campagne galliche è condiviso, tranne poche eccezioni, dagli storici antichi e moderni. Oggi verrebbero definiti crimini di guerra o genocidio ma sono categorie che appartengono all’epoca moderna. La folla di civili che si trova “nella terra di nessuno” tra Alesia, che ha chiuso le sue porte, e le inaccessibili fortificazioni romane, vede donne e bambini indebolirsi gradualmente e morire di stenti. Molti implorano, senza esito, aiuto ai Romani, anche solo un po’ di acqua o pane per i loro figli ma i legionari hanno ricevuto l’ordine di affamarli. Scene drammaticamente contemporanee, se pensiamo a quanto sta accadendo oggi a Gaza sotto gli occhi dell’Europa e del mondo intero. Lo sterminio dei Galli, se giustamente contestualizzato , afferma Angela , rientra in un’azione strategica di conquista, non nella logica di sterminio di un popolo in quanto tale o a causa delle sue diversità politico-religiose . A questo si aggiunge che nel mondo antico non era contemplata la nozione di diritto dei popoli e a Roma le masse di schiavi che confluivano dai luoghi di guerra, erano merce preziosa persino per i detrattori di Cesare . L’ultima battaglia ad essere raccontata nel De bello Gallico è quella in cui il luogotenente Labieno combatte contro i Treveri e ottiene la vittoria decisiva, quella che segna la fine della resistenza gallica. Nell’estate del 51 a.C., in una situazione pacificata, Cesare decide di visitare l’Aquitania a scopo diplomatico. Dedicherà l’ultimo anno da proconsole a diversi viaggi nei territori conquistati per consolidarne la stabilità e questo impegno politico, non adeguatamente sottolineato dai racconti storici, è invece di fondamentale importanza per lo studioso, perché mostra un altro volto di Giulio Cesare che non si lascia alle spalle un campo di battaglia devastato per tornare in patria ed assaporare solo il gusto della vittoria. Sarà anche un costruttore di pace, un attento amministratore dei territori assoggettati, capace di porre le fondamenta di una futura provincia, la cui stabilità sarà garanzia di sviluppo economico e commerciale. Nel giro di pochi decenni, infatti, quella stessa Gallia insanguinata sarà in grado di integrarsi perfettamente nell’orbita di Roma. Intanto l’occhio di Cesare che ci ha accompagnato nel viaggio all’interno del libro, guarda già altrove. Siamo giunti, all’inverno del 50 a.C.: la maggior parte delle sue legioni vengono trasferite dalla Gallia all’Italia. La guerra civile contro Pompeo è ormai ineluttabile e l’inchiostro per scrivere il De bello civili è già pronto…
Rossella Nicolò