A proposito di mappe cartografate e territori lasciati inesplorati, Federico Ferrari, riservo questo pensiero ad Aldo Capitini.
Abbiamo disegnato da giovani la mappa della democrazia, studiato i suoi istituti, la rappresentanza e le minoranze. Sappiamo ancora, credo, descriverne gli organi e commentarne ogni santo giorno i conflitti. Eppure abbiamo smarrito il territorio. Il territorio della democrazia è molto più difficile da cartografare, è la capacità delle persone di prendere parte anche a ciò che non assomiglia loro. Una democrazia vive se esistono persone capaci di abitarla, infatti la questione politica diventa educativa.
Da bambini abbiamo sognato che l’educazione civica consistesse nell’imparare come funziona lo Stato per migliorare la vita quotidiana di ognuno. Ingenui. Eravamo persuasi, sempre da bambini, che conoscere la grammatica significasse saper scrivere e magari addirittura avere qualcosa da dire.
L’educazione (politica) dovrebbe invece insegnare come si costruisce una decisione comune. E prima ancora una cosa più modesta: distinguere un fatto da un pregiudizio, una prova da un pregiudizio, un avversario da un pregiudizio.
La metacognizione del male è credersi il bene. Il male, al suo grado più alto, non pensa più di essere male. Ha elaborato una teoria morale di sé. Si è dato ragione e, soprattutto, si è dato delle ragioni. L’Anticristo è la contraffazione del bene. Non arriva con il volto della ferocia. Può adoperare il linguaggio della salvezza e proprio attraverso quel linguaggio sottrarci ciò che pretende di salvare: la libertà dell’altro. Il Grande Inquisitore di Dostoevskij non pensa affatto di essere malvagio. Anzi, “Esso” e la sua legione ritengono di avere corretto l’errore di Cristo.
Cristo avrebbe preteso troppo dagli esseri umani lasciandoli liberi, l’Inquisitore, più misericordioso di lui ai propri occhi, li libera dal peso della libertà. È forse questo il punto in cui la politica dovrebbe tornare a scuola.
La crisi della democrazia diventa evidente quando scompare l’esperienza del limite, cioè quella banalità che continuiamo a dimenticare: nessuno possiede da solo una visione sufficiente della realtà. Quando ciascuno diventa sovrano di una minuscola certezza, la platea del caos si riempie di monologhi. Si continua a discutere, naturalmente, ma l’ascolto è scomparso. Dovrebbero esistere ovunque laboratori permanenti di cittadinanza, scrive Michele Kettmajer: luoghi nei quali persone diverse discutano della comunità ospitante, ascoltino competenze differenti, formulino proposte, imparino a motivarle e siano costrette (nel significato anche etimologico della parola) a confrontarsi con le conseguenze delle proprie emergenze.
Non corsi di educazione civica. Non scuole per diventare buoni cittadini. Luoghi nei quali si faccia esperienza di una cosa assai più difficile: avere bisogno degli altri per comprendere qualcosa. Aldo Capitini aveva chiamato omnicrazia il potere di tutti. E aveva posto al centro della propria ricerca la compresenza: sentire la vita degli altri esseri, anche di coloro che non ci sono più, dentro un legame che impedisce di considerarli superflui. Omnicrazia è una parola quasi scomparsa e proprio per questo varrebbe la pena ripensarla. Non significa, naturalmente, la sciocchezza che tutti debbano governare tutto. Dice qualcosa di più radicale e difficile: nessuno può essere considerato superfluo. Forse dovremmo allora cambiare il modo in cui pensiamo l’educazione politica. Non si educa alla democrazia, come se fosse una dottrina già pronta e bastasse trasmetterla. Si educa attraverso la democrazia, facendone esperienza come forma della relazione. Le nostre mappe sono dettagliate. È il territorio che dobbiamo tornare a pre-vedere.
Attenzione, l’Anticristo di Solov’ëv non arriva come barbarie. È colto, civile, conciliatore, promettente. Desidera persino una grande unità universale. È proprio questo che lo rende inquietante: non propone il male, propone un bene dal quale non si può dissentire.
Cristo, come metafora, si dovrebbe pensare così: il bene non mi autorizza a possederti.
L’Anticristo rovescia la frase: poiché so che cosa è il bene, possiedo anche te.
Ecco che, al di qua della coscienza, educazione politica e morale diventano lo stesso esercizio (o enseñanza) imparare a sospettare di noi stessi quando arriviamo a crederci il bene. E avere ragione.
Luca Sossella