Anteprima. Alessandro Perissinotto. La congregazione

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Alessandro Perissinotto, autore di sedici romanzi molti dei quali tradotti in numerosi Paesi europei, Stati Uniti e Giappone, con Mondadori ha pubblicato nel 2019 il libro intitolato Il silenzio della collina, vincitore della nona edizione del premio Lattes Grinzane. Torna in libreria da oggi con La congregazione edito da Mondadori, di cui Satisfiction presenta un estratto in anteprima. Si tratta di un thriller la cui trama si riallaccia a un terribile fatto vero, un “evento dimenticato” che può considerarsi la più grande strage di cittadini americani prima dell’11 settembre 2001. Stiamo parlando dell’eccidio di massa di Jonestown, accaduto in Guyana a fine anni Settanta, dove morirono molte centinaia di persone appartenenti al movimento religioso Tempio del popolo fondato dal Reverendo Jones. Precedentemente programmato nei dettagli, fu definito in una registrazione antecedente al massacro da alcuni degli stessi membri del gruppo religioso un “suicidio rivoluzionario”. Attraverso il passato e i ricordi della protagonista del libro, Elisabeth, personaggio inventato, l’autore riporta alla luce e riconsegna alla memoria collettiva uno dei capitoli più bui e sconvolgenti della storia americana.

La narrazione si apre con la protagonista quarantenne, spogliarellista a fine carriera, che si trova nella cittadina di Frisco in Colorado, dove è stata confinata in una casa appena ereditata per scontare la condanna agli arresti domiciliari per guida in stato di ebbrezza. Dal suo dossier emerge l’immagine di una donna che ha «sempre camminato sulla linea sottile che separa l’arte di arrangiarsi dal crimine vero e proprio» e a Melvyn, il suo agente di sorveglianza, basta sapere quello. Ma Elisabeth ha una storia complicata e dolorosa alle spalle e il suo passato non sembra disposto a lasciarla in pace così che possa ricostruirsi una nuova vita e non debba più fare i conti con quanto da sempre ha cercato di dimenticare. Rimasta orfana troppo presto, da bambina frequentava insieme ai genitori una chiesa in un quartiere povero di Denver; la chiesa era lontana da casa, ma ogni domenica lei e la sua famiglia attraversavano in macchina la città per assistere al sermone. Elisabeth ricorda che tutti si sentivano bene in quel luogo e terminata la funzione tutti si abbracciavano e parlavano tra loro di una nuova “terra promessa”, così un giorno la sua famiglia insieme ad altri erano partiti per il “Grande Viaggio” in Guyana perché “la congregazione pareva l’unica salvezza”. C’è il passato ingombrante di Elisabeth, che ritorna sempre, ritorna nella mente, si palesa all’improvviso e poi un giorno sempre all’improvviso compare qualcuno che sembra voler mettere fine a una storia partita molti anni prima, quando Elisabeth si salvò dal massacro nella giungla. E ora, riuscirà a disattendere ancora una volta l’appuntamento con il destino?

Elizabeth è scossa da brividi, di freddo, di disperazione… lei non ha sette vite come i gatti. Pensava di averne una soltanto, ma poi ha scoperto di averne due. La prima, però, l’ha già persa, in una specie di videogioco fatto di spari nella giungla, l’ha persa quarant’anni prima e il videogioco gliene ha concessa un’altra…

Alessandro Perissinotto in questo nuovo libro dal ritmo incalzante e serrato e una scrittura tagliente attraverso la finzione letteraria riporta a galla quell’evento terribile e dimenticato della storia americana attraverso una perfetta combinazione tra memoria, mistero, enigmi irrisolti e colpi di scena. Un libro importante che partendo da una realtà dimenticata, attraverso la letteratura, permette alla Storia di rivivere.

Silvia Castellani

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Di seguito l’estratto in anteprima da La congregazione, da oggi 23 giugno nelle librerie con Mondadori.

1.

Adesso

Nel buio del suo nascondiglio, Elizabeth sente che la vita sta lentamente gocciolando via da lei, come i candelotti di ghiaccio che pendono dal cornicione della casa abbandonata e che sciogliendosi, con un ticchettio inesorabile sulla copertura di lamiera della rimessa, scandiscono il ritmo delle sue ultime ore. E accoglie quelle gocce con una rassegnazione di cui, fino a poco prima, non si sarebbe creduta capace. Si dice che, in fondo, le sono stati regalati quarant’anni di vita, che avrebbe già dovuto morire nel 1978 e che la morte non può essere beffata per due volte. Tra poco loro arriveranno. A questo punto, un’idea di dove lei sia ce l’hanno. Per qualche ora è riuscita a far perdere le sue tracce, ma per qualche ora soltanto. Loro sanno che è arrivata a Idaho Springs e che l’ultima localizzazione la pone all’ingresso dell’Argo Gold Mine. La troveranno, anche se ha scelto il percorso più improbabile. E forse è un bene che la trovino, altrimenti sarà il freddo a ucciderla. Quando non sentirà più le gocce sul tetto, vorrà dire che il sole è sceso oltre l’orizzonte delle montagne e che l’acqua è tornata a gelare: sarà solo l’inizio, la temperatura scenderà ancora e le sue membra si irrigidiranno a poco a poco. Meglio la morte bianca o la morte rossa? Meglio il gelo o meglio il sangue? Morire per ipotermia o per una pallottola nel cuore?

2.

Sette settimane prima – mercoledì

«E con questo abbiamo finito» disse Melvyn Storch avvitando l’ultimo tassello che fissava al muro la home station. «Ti abbiamo portato a casa la prigione.»

Elizabeth fece una smorfia di disprezzo e poi, sarcastica, rispose:

«Grazie Mel, sei un tesoro. E poi sei un uomo tuttofare: sbirro, antennista, assistente sociale. Beata la donna che ti sposa.»

L’altro, nel mestiere da trent’anni, non si lasciò scalfire:

«Ti ringrazio della proposta, Elizabeth, ma c’è già una signora Storch e io sono troppo vecchio per te: l’anno prossimo sono sessanta.»

«Ne hai solo dodici più di me e mi dispiace che tu preferisca tua moglie; come vedi, sono piuttosto in forma e, prima che mi metteste questo arnese alla caviglia, facevo ancora impazzire ragazzi ben più giovani di te.»

«Quelli che dopo essersi sbronzati ti infilavano i soldi nelle mutandine in quel localaccio di LoDo?»

«Era uno dei migliori night club di Denver, un posto dove quelli come te non hanno il permesso di entrare.»

«Santo cielo, Ely, ci sono dei limiti d’età per fare la spogliarellista! O credevi di poter continuare per tutta la vita?»

«Mi ero data come limite i cinquanta, ma ora che mi avete seppellito in questo mortorio…»

«Se preferisci, ti posso portare in prigione e chiedere che ti vengano revocati gli arresti domiciliari: sono il tuo agente di sorveglianza, la tua libertà dipende da me. D’altro canto, sei tu che hai chiesto di venire a Frisco.»

«Solo perché questa casa, che la buon’anima di mia zia mi ha lasciato, è mille volte meglio della topaia dove vivevo in città: la casa è bella, il paese è una merda.»

«E allora goditi la casa, visto che dovrai restarci a lungo. Il coprifuoco è a mezzanotte: se non rientri per quell’ora, Homer ce lo dice.»

«Homer Simpson?»

«Spiritosa. Homer è lui» disse Melvyn battendo un colpetto sulla scatola che aveva appena installato, «Home Receiver. È l’apparecchio che raccoglie il segnale dalla tua cavigliera elettronica e lo trasmette alla nostra centrale. Ci dice se sei in casa, se ti stai muovendo, se stai dormendo …»

«Quindi, se io cercassi di scappare….»

«Non farei niente, se non chiamare lo sceriffo di Frisco e farti arrestare nel giro di cinque minuti. Il tentativo di evasione dai domiciliari varrebbe come terzo reato e tu sai, vero, quanti anni di galera ti spettano alla terza condanna? Qui, in Colorado, siamo più teneri che da altre parti, ma non pensare di cavartela con poco. »

Elizabeth non replicò. Che cretina era stata! Farsi beccare per la seconda volta in un anno a guidare in stato di ebbrezza. Probabilmente, se non fossero state le tre del mattino e lei non fosse stata vestita come una puttana, non le avrebbero neppure fatto il test. Se fosse stata alla guida di una Lincoln da novantamila dollari e fosse stata in procinto di entrare nel vialetto di qualche villa a Cherry Creek, avrebbero lasciato correre. Invece lei aveva una scassatissima Honda del 1992 e l’indirizzo sulla patente rimandava a un palazzo che avrebbe dovuto essere demolito già ai tempi della presidenza Reagan.

«Non ti preoccupare» disse infine « non cercherò di ingannare questa bellissima cavigliera. Sarà un piacere passare quattordici mesi con quest’affare che mi sega la gamba. Toglimi solo una curiosità: se devo rimanere sempre in contatto con Homer, come farò ad andare al lavoro?»

Già, perché la Withney Controls, l’azienda per la quale lavorava Melvyn, le aveva anche trovato un impiego.

Con la nuova legge, per i privati si era aperto un mercato ricchissimo: quello del controllo e del reinserimento dei condannati per reati minori. E la Withney stava cercando di sbaragliare la concorrenza mostrando al Governatore tutta la sua efficienza: monitoraggio elettronico di ultima generazione, programmi di riabilitazione su misura e personale preparato.

«Quando esci di casa, Homer si prende un po’ di riposo e a controllarti è il sistema satellitare. Ascoltami, Ely, il sistema ti dà un’occasione per cambiare vita. Sei una bella donna, molto bella, ma come spogliarellista sei finita e gli altri servizi, quelli che concedevi ai clienti finito il turno al locale, beh… anche per quelli avrai sempre meno richieste. Metti la testa a posto e non gettare al vento questa opportunità. Cassiera alla stazione di servizio: è un lavoro onesto, pulito, anche se non è il futuro che sognavi da ragazzina.»

Cosa ne sapeva Mel di ciò che sognava lei da ragazzina? Non aveva sogni lei, solo incubi. E quegli incubi non erano altro che ricordi, non erano altro che immagini di morti, sparsi ovunque. Erano la voce di sua madre che le diceva di scappare, erano il suono delle raffiche di mitra.

© 2020 Mondadori

 

23 giugno 2020