Anteprima. Mario Biondi. Sognando la vita

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Dio è un romanziere, e il suo romanzo è il Mondo

Isaac B. Singer

Arriva in libreria questo Sognando la vita, libro di Mario Biondi edito dalla casa editrice mantovana Oligo – nella collana “Oro” diretta da Davide Bregola. Sono dieci i racconti che costituiscono la struttura dell’opera, dieci racconti scritti – per stessa dichiarazione dell’autore – “per il puro piacere di scrivere”. Così dal piacere dello scrivere si passa al piacere del testo, entrando in una rete narrativa dove prendono corpo, ritornando, alcuni personaggi che compaiono in altre opere di Biondi, a dimostrazione che le narrazioni non sono mai del tutto indipendenti l’una dall’altra. E, in primo piano, balza lo scrittore L.O., che di nome avrebbe dovuto fare Luca Olgiati, esponente dalla “famigliona Olgiati Drezzo”, già protagonista de Gli occhi di una donna. I dieci racconti, a partire da Sogni, tracciano un percorso che è anche la dimostrazione concreta che “nel nostro cervello ci sono ricordi di fatti che in realtà non abbiamo mai vissuto”. Sta al lettore leggere il racconto nascosto dietro il racconto.

Paolo Melissi

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La Grotta di smeraldo

Lo scrittore L.O. aprì la porta finestra e uscì nel terrazzo a picco sul mare. Era inquieto, come il clima. Una recente mareggiata aveva in gran parte devastato, quasi divorato, la bella spiaggia che si stendeva a mezzaluna giù giù sotto il suo sguardo. Il cielo sembrava corrucciato, preso in una puntigliosa ricerca di tutti i toni del verde, dell’azzurro, del turchino, dell’indaco, del violetto, sparsi a larghe pennellate irregolari sulla sua superficie. Il sole, celato chissà dove, laggiù, ai margini estremi dell’Occidente, aggiungeva alla tavolozza una serie di sapienti variazioni sul tema del rosso, dello scarlatto, dell’arancio.

Per raggiungere la sua camera dal piano terra lo scrittore si era dovuto servire di un ascensore, ma in discesa. E ora si trovava così, sospeso tra roccia e mare, quasi ricoverato in un nido d’aquila. Una mareggiata cattiva. Sicuramente quella di cui aveva colto assai più che le turbolente avvisaglie durante l’atterraggio, qualche giorno prima, all’aeroporto di Napoli, e poi mentre veniva trasportato in auto sotto la bufera sulle strade verso l’interno. Benevento, Avellino, di nuovo Napoli e ora Salerno. In serata si sarebbe compiuto il suo giro di conferenze in terra di Campania. Sì, era inquieto. La calorosa cordialità di quelle genti, così diverse da lui – settentrionalissimo di accento, atteggiamenti e abitudini – lo aveva commosso.

Nelle tre città in cui aveva tenuto le sue precedenti conferenze aveva cercato di ricambiarla al meglio delle sue capacità, di inventare ogni volta qualcosa che potesse fare piacere all’assemblea degli ascoltatori. Aveva rammentato, lui, appassionato di opera e antichità, gli splendori musicali napoletani, esaltato il passato romano di Benevento. Aveva parlato in toni accorati dello sgomento provato per il terremoto irpino, passando poi con lievità a elogiare corpo e bouquet dei vini di quella terra. E qualcosa di simile avrebbe dovuto fare anche al circolo nautico dov’era atteso. Anzi, di più. Era in una situazione particolare. A Salerno. Con tanti ricordi. Costiera amalfitana, comune di Conca dei Marini, anni Cinquanta, vacanze estive: un indimenticabile ricordo adolescenziale. Quasi un amore. Di tale ricordo, di tale amore, doveva essere capace di far tesoro nel corso dell’incontro di quella sera. Ma come? Non sapeva: era stanco. Il sole aveva ritirato ben al di là delle colonne d’Ercole anche gli ultimissimi barlumi di fuoco. Il cielo sembrava aver rinunciato al suo sperimentalismo cromatico. Il grigio stava prevalendo, totale, plumbeo. Sì, era stanco. Rientrò in camera, chiudendosi la vetrata alle spalle, e si stese sul letto. Aveva ancora circa un’ora prima che lo venissero a prendere. Spense la luce. Chiuse gli occhi. Furore, Li Galli, la festa di Sant’Andrea ad Amalfii, lo sbarco dei saraceni a Positano, dorsi di delfini immediatamente sotto il ventre del suo minuscolissimo Dinghy, piegato dal vento appena oltre la punta di Conca, la poderosa torre saracena, la casetta in forma di botte, la spiaggia di Praiano, vollari e cianciole sparsi sul mare a braccare i palamiti.