Anteprima. Paolo Melissi. Milano che nessuno conosce

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Milano è una città che, un po’ per vocazione un po’ per alcuni fatti ed elementi storici e urbanistici che hanno sensibilmente influenzato le modalità della sua crescita e della sua strutturazione, è per sua “natura” portata a “nascondersi”. Se si aggiungono a questa premessa anche le consuetudini e le pratiche sociali della cittadinanza milanese, si comprende ancora meglio come la città, nel corso dei secoli, abbia visto calare come un velo su molti elementi che la compongono. Ed è una tendenza sorta solo negli ultimi anni quella che vede i milanesi lanciati alla riscoperta della loro città, al di là delle consuete “rotte” turistiche, che hanno sicuramente il merito di esaltare – ma solo in piccola parte – il patrimonio storico, artistico e architettonico del capoluogo lombardo. Per scoprire davvero Milano, per conoscerla fino in fondo, è necessario quindi esplorarla, andare a scovare i suoi numerosi angoli di bellezza, seguendo itinerari irregolari, lasciandosi andare nel suo labirinto di sorprendenti percorsi. Per questo motivo, Milano che nessuno conosce è concepito come un lungo e articolato itinerario, irregolare e aggrovigliato, che idealmente vorrebbe percorrere, con le parole in previsione di farlo con i piedi, tutta la città.

Milano è una città nascosta, spesso poco conosciuta dai suoi stessi abitanti. A partire dalla forma che alla città fu data con la sua fondazione, passando per le architetture imprevedibili, ogni dettaglio nasconde dei segreti. Questo libro traccia un percorso ideale, articolato con l’intenzione di mettere in evidenza, contemporaneamente, le bellezze architettoniche e i riferimenti alla storia, alla cronaca, alla letteratura. Conoscere davvero Milano significa sfuggire alle traiettorie che la vita quotidiana ha tracciato come solchi profondi sull’asfalto delle strade. Luoghi come Porta Venezia, Palazzo Borromeo, il Tempio della Notte o il binario 21 della Stazione Centrale assumeranno quindi un nuovo significato agli occhi di chi guarda. Perché solo la consapevolezza di avere sotto mano dei tesori può rendere finalmente giustizia alla straordinaria storia di Milano.

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Oggetti Architettonici non Identificati

In tutte le città, probabilmente, esistono architetture, edifici, monumenti e altre costruzioni che, per un motivo o per l’altro, sembrano essere piovuti dal cielo, adagiandosi all’interno di un tessuto urbano del tutto differente e distante, ma diventando poi parte integrante del “paesaggio”.

Una copia del 770 Eastern Parkway di Brooklyn

L’abitazione al n. 35 di via Carlo Poerio è davvero fuori dal consueto. In questa strada, a poca distanza dalla zona di Porta Venezia, infatti, si affaccia un edificio su tre piani che è la copia del n. 770 di Eastern Parkway di Brooklyn, New York. Una casa dalle architetture “olandesi”, con mattoncini rossi e guglie appuntite, del tutto simile ad altre sedici costruzioni presenti in tutto il mondo, che “riproducono” l’abitazione utilizzata dagli ebrei ortodossi Lubavitcher per ospitare, a partire dal 1940, il rabbino Yosef Yitzchok Schneerson, in fuga dalla persecuzione nazista in Europa. La stessa abitazione, poi, ospitò un altro rabbino, Menachem Mendel Schneerson, diventando di fatto un luogo di pellegrinaggio. Le “riproduzioni” sono presenti anche nel New Jersey, a Cleveland, Los Angeles, a Montreal in Canada e in Israele, a San Paolo del Brasile, Buenos Aires, Santiago del Cile, Melbourne, e in Ucraina. La palazzina è diventata, dopo la ristrutturazione degli anni ’90, un punto di riferimento culturale per la città di Milano, fa parte del Merkos, che è il centro per l’educazione ebraica, e ospita anche una libreria e una sala conferenze.

Il giardino segreto di Sant’Agnese

In via Sant’Agnese, poco distante dall’Università Cattolica, c’è un luogo che per certi versi si può definire davvero incredibile. È una piccola oasi di pace nascosta, che comprende i resti di un palazzo nobiliare e un “giardino segreto”. Il palazzo – probabilmente opera del Bramante – è quello che appartenne alla rinascimentale famiglia Corio, che fu quasi del tutto distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale: oggi rimane in piedi solamente il portico d’ingresso con le sue statue. Dopo la sua distruzione, tuttavia, l’area occupata un tempo dall’edificio non fu riedificata, come avvenne ovunque, sopravvivendo quindi come un “luogo di memoria”. La famiglia Corio, infatti, era imparentata con i Visconti, e un Bernardino Corio fu un rinomato storico dell’epoca. Con la ricostruzione, nel dopoguerra, l’area fu sgomberata dalle macerie, mentre alle spalle del portale fu sistemato un piccolo giardino, intitolato ad Aristide Calderini, che ospita una scultura di Arnaldo Pomodoro intitolata alle Vittime della Strada.