Anteprima Vicious…Sid. I Sex Pistols come non li avete mai letti

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Marco Di Eugenio, A modo mio. La tragica parabola di Sid Vicious

Il nuovo libro A modo mio, appena uscito per Arcana Editore, firmato da Marco Di Eugenio, è la migliore biografia da viciousmania. Non si tratta soltanto della “tragica parabola di Sid Vicious” dei Sex Pistols, della più rigorosa biografia italiana dedicata a Viciuos. Marco Di Eugenio dimostra una conoscenza quasi carnale dei Sex Pistols: ne ha quasi la voce, il timbro vocale che diventa inchiostro, come un 33 giri inserito in un dvd. Il suono distorto della vita di Vicious ci ricorda un’epoca nella quale era possibile inventare tutto: non soltanto un genere musicale come il punk che diventa quasi un altare di una religione di adepti pronto a tutto, ma un modo di vivere “a modo mio”. Di Eugenio ha una scrittura che rimane (come già dimostrato nel suo romanzo “Se l’amore finisce”), una scrittura ipnotica e di carne e sangue e sentimenti di uomo e scrittore modernissimo ma al contempo la sensibilità di un uomo di un’altra epoca. Di Eugenio dimostra come scrivere sia entrare nel tempo senza vendersi ai poteri del tempo. Come il suo Sid, che a lettura terminata diventa anche il nostro. Perché c’è un Vicious dentro ognuno di noi, ma soprattutto, vuole dirci l’autore, sono tornati i tempi in cui è possibile rompere le regole (cerchiamo tutti di farlo, chi in un modo e chi in un altro). Ma è possibile rompere le regole soltanto creandone altre, innalzando la creatività a un solo apparente disordine. Un libro che consiglio a tutti i lettori, ma in particolare (oltre ai fan del punker e agli amanti della musica e del mood di quegli anni dove Londra dettava ogni regola, “God Save the Queen”) ai genitori di oggi che si trovano di fronte a figli adolescenti ribelli. Nulla di didattico o di volutamente pedagogico, piuttosto un libro che apre la mente: non ad ascoltare ma a sentire. Il che è diverso.

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Di seguito il brano in anteprima di Marco Di Eugenio.

Capitolo 12

Bodies

Ammazzatemi. Voglio una morte peggiore della sua.”

New York. Da sempre Sid ne è sempre stato affascinato. L’ha vista nei telefilm americani, ascoltata dalle canzoni dei Ramones e sognata attraverso i racconti del suo idolo Johnny Thunders. Una volta lì, però, è rimasto deluso. Dov’è lo sballo? Dove sono le star e le loro feste? Dov’è lo spirito rock’n’roll di cui gli hanno raccontato? Non solo. La Grande Mela si è dimostrata brutale per un tossicodipendente. Soprattutto se inglese e con un nome ingombrante come il suo. A Londra, Sid è conosciuto e può contare su una rete di contatti che gli permettono di rimediare eroina con facilità e a buon prezzo. A New York è diverso: la città vive uno dei momenti di maggiore violenza della sua storia e gli spacciatori sono spesso ceffi spietati e senza scrupolo. «Il fatto è che non erano capaci di comprarsi la droga», spiega Cheetah Chrome. «Non volevano mai pagare la roba a prezzo pieno e quella non era gente con cui potevi metterti a discutere e contrattare. L’eroina non è merce negoziabile». Botte, risse e mortificazioni diventano routine nella Spring Street Methadone Clinic, dove Sid e Nancy si sono registrati poco dopo il loro arrivo a New York. Sid è il bersaglio degli altri tossicodipendenti, che lo chiamano “Sid Stupid” o “Sid Sarcastic”. Qualche volta Sid incassa con un sorriso, altre volte reagisce e finisce coinvolto in zuffe nelle quali lui e Nancy spesso hanno la peggio.

Anche all’interno della coppia le liti violente si sono moltiplicate. «Quando eravamo di passaggio al Chelsea, capitava di incontrare Sid e Nancy», ricorda Jimmy Zero. «Si percepiva un’atmosfera tesa, così scommettevamo: ‘Una birra che lui colpirà lei prima che girino l’angolo.’ E il più delle volte andava così. Lei era bassa di statura, lui troppo alto e gracile per essere un rocker, nonostante continuasse a provocare litigi. Era una relazione di coppia piuttosto disfunzionale». «Sid era una vittima nata», aggiunge Cheetah Chrome. «Tutti ridevano di lui perché andava a sbattere contro i pali della luce e perché Nancy gli rompeva continuamente le palle».

I disturbi personali dei due sono amplificati dalla violenza del punk e soprattutto dalla tossicodipendenza crescente. Domenica 8 ottobre, Nancy chiama la madre per l’ennesima richiesta di soldi. È una telefonata, inquietante, drammatica e tenera al tempo stesso, che Deborah racconta nel suo libro.

«Mamma, sto male, ho un problema ai reni. Puoi mandarmi dei soldi?».

«Sai quello che devi fare, Nancy. Vai dal medico e digli di mandarmi la fattura. La pago direttamente io. Cos’hai ai reni?».

«Aspetta, vuole parlarti Sid».

«Debbie, perché non vuoi aiutare tua figlia?».

«Certo che l’aiuto, pagherò la fattura del medico. Abbiamo sempre fatto così».

Deborah rimane turbata dal suo tono duro e sgradevole.

«Ma la sua salute viene prima di tutto!».

«Certo Sid, infatti pagherò le sue fatture mediche. Direttamente al dottore».

«Abbiamo bisogno di tremila dollari! Adesso! Ci servono per il medico! Mandaceli subito!».

«No!».

«Ci servono!».

«Sid, ho detto di no! Passami Nancy».

«Ma che razza di madre sei? Ma come cazzo puoi fare questo a tua figlia?».

«Senti, innanzitutto non ho tremila dollari. E poi una visita medica non costa così tanto! Ora puoi passarmi Nancy?».

«Ma si tratta della salute di tua figlia! È tua figlia cazzo!». «Sid, fammi parlare con…». «No! Non ci parli se non…». «Passamela altrimenti riattacco!».

«È tua figlia cazzo…».

Esasperata, Deborah abbassa la cornetta. «Conobbi un lato di Sid – quello ostile e aggressivo – che non avevo conosciuto prima», dice la donna. «Mi aveva terrorizzata».

Il telefono riprende a squillare, ma Deborah non risponde. È scossa e, poi, lei e Frank devono uscire per una cena da sua madre. Al loro ritorno, però, il telefono squilla ancora. Questa volta Deborah alza la cornetta e risponde: è Nancy.

«Mamma, cos’è successo prima tra te e Sid?».

«È stato pessimo! Gliel’avevo detto che avrei riattaccato».

«Mamma, ce l’ha con il mondo. È pieno di rabbia. Ha tanti problemi».

«Ora dov’è?».

«È qui, fuori di sé, ma non preoccuparti di lui».

Deborah nota che Nancy ha un timbro di voce lucido e pacato. Da tempo non la sente così.

«Ti fanno molto male i reni, tesoro?».

«Si, credo di avere un’infezione. Passerà, domani mi farò visitare dal medico. Che dottore dovrei vedere per fare una visita ai reni?».

«Vai al pronto soccorso e chiedi di vedere un urologo. Se non c’è, chiamami e ti indicherò io qualcuno a New York che ti può visitare».

«Ok, farò così, grazie».

Breve pausa, poi Nancy riprende a parlare. Il tono di voce si fa serio.

«Mamma… papà ti ha mai picchiata?».

Deborah è spiazzata dalla domanda. Non sa cosa rispondere, così cerca di scherzarci su: «No, piuttosto mi sono fatta “sentire” io».

Nancy rimane in silenzio. «Nancy, ma cosa mi chiedi?».

«Ti ricordi quando ti ho detto che i Teddy che mi avevano picchiata, che avevo l’orecchio tumefatto e il naso rotto?».

«Certo».

«È stato Sid a farmi tutto ciò, e ora sta ricominciando».

«Perché?».

«È aggressivo».

«Nancy, perché sopporti tutto ciò? Perché non lo lasci?».

«Perché… sai, è un periodo difficile per lui. Ha dei problemi. Non riesce a lavorare. È depresso, non è in sé».

Lunga pausa. «Magari un giorno di questi tornerò da te…», dice Nancy in tono dolce.

«Saremo sempre qui per te, Nancy. Se un giorno dovessi toccare il fondo e avessi bisogno di aiuto, saremo qui pronti ad aiutarti. Ci puoi contare!».

«Ho già toccato il fondo». Nancy è lucida.

«Mamma, ricordi quella clinica di disintossicazione, la White Deer Run? Quella in Pennsylvania. Il nostro vicino di casa ci è andato, ricordi?».

«Si, certo»

«Pensi che io e Sid potremmo andarci? Dobbiamo darci un taglio con la droga. Puoi chiamarli e vedere se è obbligatorio il ricovero? Non voglio andarci se mi ricoverano, non sopporto di essere rinchiusa».

«Lo so. Domani chiamo e mi informo». «Mamma…». «Sì?». «Papà mi vuole ancora bene?».

«Ma certo, ti ha sempre voluta bene». «Non sembra da come si comporta». «Cioè?». «Sembra aver paura di me».

«Perché deve essere cauto con te, tesoro. Tutti dobbiamo esserlo. Sei molto sensibile. Ma questo non significa che non ti voglia bene, capito?».

«Sì, mamma. Dì a papa che lo capisco. E… e…». «E… cosa?” “Digli che anche io gli voglio bene». «Certo, tesoro, lo farò».

«Ciao mamma».

«Ciao tesoro».

Come promesso, il lunedì seguente Deborah contatta la clinica; le rispondono di richiamare nei giorni seguenti perché chi si occupa del ricovero non è presente.

Deborah ringrazia e annota sul calendario, alla data 12 ottobre: “Chiamare clinica White Deer Run per ricovero Nancy e Sid”.

Sid e Nancy, intanto, hanno un disperato bisogno di “farsi”. Urgono soldi. Lunedì 9 ottobre, un fatto inaspettato: la Virgin paga a Sid ventimila dollari (più o meno centomila dollari di oggi) per i diritti di My Way. Si tratta di una somma considerevole che si aggiunge ai soldi appena intascati per i concerti al Max’s di fine settembre. Privi di un conto corrente negli Stati Uniti, la coppia incassa e ripone i soldi in un cassetto della camera d’albergo. Una parte del denaro viene usata il giorno dopo per un po’ shopping in centro. «Sid era completamente affascinato da Dee Dee Ramone», dice Cheetah Chrome. «Non appena scoprì che Dee Dee aveva regalato un coltello a Stv (Bators), ne volle subito uno anche lui. Così andammo tutti quanti a Times Square affinché potesse comprarne uno. Fu davvero buffo perché Nancy aveva un sacco di contanti e loro due erano strafatti. Le cadevano di mano banconote da cento dollari che finivano sul marciapiede. C’era tutta Times Square che ci seguiva, una folla di gente aspettava che cadesse la prossima banconota».

Sid, perso nel suo mondo infernale, è rapito da quell’arnese. «Vidi Sid che giocava tutto il tempo con quel coltello», ricorda Jimmy Zero. «Al Chelsea, ma anche per strada». Ma il coltello è giusto un diversivo, una distrazione. Forti delle nuove entrate, a Sid e Nancy interessa solo farsi una scorpacciata di droghe.

La sera dell’11 ottobre Nancy fa diverse telefonate per rimediare eroina, Tuinal e Dilaudid a domicilio. La stanza numero 100 diviene in poche ore un via vai di spacciatori, tossici e tipi loschi. Cosa successe quella notte rimane nel mistero anche per le condizioni confuse di molti testimoni chiave. L’unica cosa certa è che il risveglio di Sid coincide con l’inizio di un incubo. Accecato dalla luce del mattino e ancora stordito dai barbiturici assunti nelle ore precedenti, si accorge che il letto è inzuppato di sangue e che le macchie finiscono in bagno. Si fa largo tra gli oggetti e i vestiti sparsi nella stanza e trova Nancy in reggiseno e mutande nere distesa sotto il lavandino. È priva di conoscenza, ma sembra respirare. Sid sottovaluta le circostanze o forse ha semplicemente bisogno di droga, fatto sta che ¬– secondo la sua versione fornita in seguito alla polizia – esce dalla stanza, prende un taxi e si reca alla clinica di Lafayette Street per prendere la sua dose giornaliera di metadone. Al ritorno in albergo, però, si rende conto che Nancy è priva di vita. Preso dal panico, pulisce il coltello e, senza un apparente motivo logico, prova a lavare il corpo di Nancy. Presto, però, rinuncia e chiama la reception per chiedere aiuto. Mezz’ora dopo, una pattuglia di polizia del vicino decimo distretto arriva al Chelsea. I poliziotti raggiungono il primo piano e fanno irruzione nella stanza 100, dove trovano il corpo di Nancy Spungen. È morta. Sid è in stato di shock e a uno degli agenti dice: «Ammazzatemi. Voglio una morte peggiore della sua».

Marco Di Eugenio, A modo mio. La tragica parabola di Sid Vicious, Arcana Editore, 2019, pp. 287 , euro 18,50. 

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