Non finisce tutto con il dolore. Ogni cosa principia proprio da lì, vita compresa. La sofferenza è uno spaccato che lacera i tempi: il primo e il dopo. Una separazione netta nella quale si mescolano i ricordi e le speranze. Il prima può disturbare il dopo. Può anche condizionarlo qualora non si riesca a mettere fine ai turbamenti che porta. Quando quest’ultimi sono pesanti e terribili da superare, allora subentrano le paure che ammazzano l’anima, che portano ferite infette. Avanza la rabbia. Eppure qualcosa di incompiuto che prende forma nelle viscere sino a calpestare ancora di più il disprezzo che provi per chi tu ha ridotta in uno stato di morte intima, interiore. È difficile rifiorire, specie da sola. Il veleno, che anima il nervoso, e che porti dentro potrebbe diventare pericoloso, di inaspettato e di imprevedibile. La tua stessa carne rifiuta di accogliere il nuovo, il bello, se non spurghi il grumo marcio che ha preso possesso di ciò che hai ancora sano. Resti a pezzi se non butti fuori il dolore, se non chiami le cose per quello che sono, se vuoi vendicarti della violenza subita. Hai bisogno di forza e non arriva da sola. Farsi aiutare è una soluzione. Solo la femminanza può ciò che non ti riesce di fare.
In La femminanza di Antonella Mollicone per Nord Editore entri nel mondo delle donne, di quelle femmine che devono rimboccarsi le maniche per andare avanti superando i soprusi e gli abusi di uomini violenti, spocchiosi e minacciosi. Rocca, Lazio, 1920. I Maletazzi, signori che vivono nel più bel palazzo del centro, sono conosciuti da tutti. Camilla, la più giovane della famiglia, è al corrente dei segreti che si nascondono tra quelle stanze. Lei custodisce un dolore indicibile che tiene per sé. Poi, Peppina, la levatrice e chiudiocchi del paese, l’accoglie nella Cerchia, un gruppo di donne che condivide fatiche e saperi. La Cerchia è il rifugio e la comprensione, in nome di quella femminanza che da sempre è scintilla di vita e legame di sorellanza. Camilla, grazie a loro, riesce a liberarsi delle ferite del passato.
Il romanzo è vivido nella storia e nella scrittura. La narrazione travolge il lettore. Lo accompagna negli anfratti del dolore che innesca vita e morte, attiva e passiva. Lo stile è confidenziale, un confessare ciò che andrebbe risolto, asciugato, pulito. Numerosi sono i passaggi talmente intensi per la verità che racchiudono tanto da lasciare il lettore ammutolito, estasiato. La forza dei pensieri espressi è sorprendente.
Lucia Accoto