Antonello Saiz presenta “Kolja. Una storia familiare” di Giulia Corsalini

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“Quella con i bambini, comunque, è stata per lei una parentesi di intensità espressiva e di sincera adesione agli affetti, con quei bambini ha dato il meglio di sé e, forse, anch’io”.
Kolja. Una storia familiare
di Giulia Corsalini, nottetempo

Dopo aver conquistato un nutrito pubblico di lettori con il suo libro di esordio, il pluripremiato La lettrice di Čechov, torna con nuovo romanzo, intimo e ricco di spunti per riflettere, la scrittrice recanatese Giulia Corsalini.

Kolja. Una storia familiare sarebbe dovuto uscire a marzo, sempre per nottetempo, ma il lockdown a causa della pandemia Covid-19 non lo ha permesso. Finalmente dal 19 giugno è arrivato negli scaffali delle nostre librerie e venerdì 3 luglio, sulla pagina Facebook di Book Advisor, abbiamo potuto raccontarlo assieme all’autrice in una diretta molto interessante.Abbiamo potuto scoprire una scrittrice raffinata che del garbo e la pacatezza ha fatto la sua cifra stilistica.

Il libro d’esordio di Giulia Corsalini, La lettrice di Čechov, ha vinto nel 2019 il Premio letterario internazionale Mondello, il SuperMondello, il Premio Gli Asini e il Premio nazionale di narrativa Bergamo. Giulia Corsalini, vive nei dintorni della Recanati di Giacomo Leopardi, per cui impossibile per lei sfuggire al fascino del più grande poeta italiano dell’Ottocento e infatti è autrice di saggi di critica letteraria, fra cui Il silenzio poetico leopardiano e La notte consumata indarno. Leopardi e i traduttori dell’Eneide. Essendo anche un’insegnante appassionata di letteratura russa, il suo rarefatto e sobrio romanzo d’esordio, La lettrice di Čechov, evocava, già dal titolo, un altro nume tutelare della letteratura, Anton Čechov. Anche in questo secondo romanzo composto da tre macrocapitoli (“Vacanze di risanamento”, “Bambini nella guerra”, “E tu sei suo padre”), la semplicità narrativa, tipica degli innumerevoli racconti di Čechov, è fortemente avvertita, ma i richiami a Leopardi traduttore sono espliciti a partire da quell’esergo virgiliano che vede Enea e Ascanio tenuto per mano e poi dal lavoro di filologo del protagonista Marcello. Del resto la scrittrice ambienta anche questa nuova storia, ricca di rimandi letterari, tra la sua terra, le Marche e il Conero, e l’Ucraina.

Kolja. Una storia familiare è una storia di famiglia, anzi di famiglie, che si costruiscono e ricostruiscono un pezzettino alla volta. Il nuovo romanzo di Giulia Corsalini prende avvio durante una estate in cui ci viene raccontata la commovente storia di una coppia giunta al finale del loro amore e che nella loro casa sul mare, decide di ospitare tre bambini ucraini approdati in Italia dal loro orfanotrofio per trascorrere delle “vacanze di risanamento” all’interno di un progetto umanitario di scambio. Natalia, aspirante scrittrice insicura, e Marcello, filologo e studioso di traduzioni, sono insieme da parecchi anni, ma vivono un rapporto ormai compromesso ed esaurito da separati e saranno, proprio, Nataša, Katja e Kolja, i tre orfani ucraini, a metterlo di nuovo in discussione tutto. La scelta di accogliere e accudire i bambini è inizialmente un’idea di Natalia, forse anche per provare a ricomporre i cocci di quella relazione arrivata al suo limite. Col passare del tempo è soprattutto Marcello a cercare in tutti i modi di rinsaldare un rapporto che non esiste più, anche attraverso la cura dei tre ragazzini. Solo due dei ragazzini, e questo lo scopriamo durante il racconto, sono fratelli veri, abbandonati dal padre alcolista e affetti da un ritardo mentale, Kolja e Katja, e durante tutta l’estate lasciano l’istituto per trascorrere due giorni e una notte con la ragazzina più grande, che si prende cura di loro nell’orfanotrofio e la coppia italiana. Natalia e Marcello si trovano, così, fianco a fianco di nuovo e a tentare di rimettere insieme i pezzi del loro rapporto, affrontando un’esperienza impegnativa di quasi genitorialità. Cinque vite sospese che si ritroveranno, a loro modo, poi, nell’epilogo finale e grazie a Kolja, bambino fragile e irrequieto. A tre anni di distanza da quel soggiorno estivo, dopo essere tornati alle loro vite non comunicanti, Marcello e Natalia si ritrovano, infatti, nella ricerca del ragazzino, dato per disperso durante il conflitto scoppiato in Ucraina nel Donbass. Ricerca che si farà desiderio di vita in comune per la cura di questi ragazzini e il loro futuro. Questo bisogno di cura e protezione dei bambini spingerà Natalia e Marcello a porsi grandi domande sul senso di responsabilità, tra dubbi e passi falsi. La tenerezza e la nostalgia per i momenti felici passati insieme ai ragazzi in quella estate li porta a interrogarsi sulla capacità di essere presenti nella loro vita e sarà proprio la semplicità di questo prendersi cura a rinforzare un legame di coppia che non esisteva più, a superare le incertezze del futuro e a riunire solitudini.

Tra i tanti romanzi, usciti in questi mesi, Kolja è sicuramente uno tra i più interessanti con questa storia di amore e di disamore all’interno di una famiglia imperfetta. Storia di compromessi e sentimenti via via appannati a causa di una genitorialità mancata. Tra non detti, silenzi e omissioni, attraverso frasi dell’Eneide e di alcuni classici della letteratura (dalla raccolta Foglie d’erba di Walt Whitman a Herzog dello scrittore canadese premio Nobel 1976 Saul Bellow, da Mrs Dalloway di Virginia Woolf ai versetti di Isaia nella Bibbia o frasi e citazioni di Terenzio o Philip Roth) si cerca di sondare l’amore e, nel corso del romanzo, di riuscire a fare una analisi onesta sul nostro stare nel mondo, sulla natura dei rapporti familiari e sulle storture e incomprensioni della vita e delle relazioni. Storia di relazioni stanche fatte di bilanci e slanci e nuove responsabilità da accollarsi, ma anche una storia terribile di infanzie negate e maltrattate dai conflitti e dalle guerre. Storia di migrazioni e grandi povertà e disagio, ma mai cedendo il passo allo stucchevole vittimismo. Giulia Corsalini, nel corso della garbata chiacchierata, ci ha anche raccontato che la vita di circa 430.000 bambini che vivono nella zona di conflitto, diventa ogni giorno sempre più insopportabile e che lo scontro bellico del Donbass continua, nonostante l’invito dell’Onu ad abbassare le armi e che continuano a rimanere feriti bambini che vivono sulla linea di demarcazione.

Il romanzo non si focalizza però su queste tematiche, sono delle piccole suggestioni e dei poetici rimandi, come la descrizione della donna di servizio ucraina dei vicini che raccoglie materiale da spedire. Kolja rimane un piccolo gioiello di perfezione introspettiva e la bella fluidità di scrittura permette di approfondire ognuno dei personaggi, persino dei comprimari come i vicini o i genitori di Marcello o gli ambigui personaggi incontrati in Ucraina. Ognuno degli attori delle singole scene appare dotato di una complessa personalità e identità psicologica, e ognuno, con la sua carica di malinconia, in cerca di una strada, tra debolezze e la consapevole determinazione a volersi, comunque, ritagliare un pezzettino di felicità e abbattere quella solitudine che li caratterizza. Nella chiacchierata con l’autrice abbiamo scoperto che questo romanzo è nato quasi in contemporanea con il precedente, e che sono quasi l’uno lo specchio dell’altro, per cui nell’elaborazione molte tematiche si sono intrecciate tra loro come pure l’interesse per lo stesso territorio, l’Ucraina, forse il principale filo di legame tra i due romanzi, assieme alla funzione salvifica della letteratura. Ma se ne La lettrice di Čechov la letteratura era per la protagonista Nina uno strumento e una bussola per orientarsi, qui per la voce narrante di Marcello è un filtro e spesso un motivo di distrazione e allontanamento dai problemi reali. Quei versi che tornano di continuo nella sua testa lo fanno essere feroce nei riguardi di Natalia ma soprattutto distrutto. Saranno i ricordi di infanzia della famiglia, quei fine settimana estivi di accudimento, le tenerezze e momenti felici vissuti coi bambini e la preoccupazione per la loro sorte a ribaltare la prospettiva delle cose. La storia di Kolja conferma, indubbiamente, il valore della scrittura della Corsalini e la sua abilità nel narrare i sentimenti e le emozioni dell’animo umano con passione ma anche con la precisione asciutta di un bisturi chirurgico. Leggete, se potete, questa scrittrice di valore.

Antonello Saiz