Antonello Saiz racconta “Luminosa” di Gilda Manso

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Fausta si svegliò al terzo squillo del telefono. Tra il sonno e la veglia riuscì a intuire che il giorno non era ancora spuntato, guardò l’ora e allo stesso tempo rispose. Le cinque e venti.

«Pronto», disse, con la voce impastata.

Dall’altro lato si sentì prima un silenzio che tradiva una certa esitazione, e poi una donna.

«Signora, c’è qualcosa sulla porta di casa sua. Gliel’ho appena lasciato lì; da poco, un minuto fa. Vada a vedere subito per favore, è urgente. Non può aspettare. Non si spaventi. Scusi per l’orario. Scusi».

La donna disse queste parole e riagganciò. Fausta guardò il telefono e sentì le cagne abbaiare. Non era un abbaio che presagiva pericolo, ma una chiamata; una chiamata per lei, per chi altrimenti. Non erano ancora le sei del sabato mattina e Fausta, in un istante, aveva ricevuto due chiamate: quella donna e adesso le sue cagne. Le cagne sapevano che non dovevano abbaiare finché Fausta non si fosse alzata, a meno che non stesse succedendo qualcosa. E la gente di solito non telefonava a quell’ora. Allora Fausta si alzò, premette il pulsante che accendeva la lampada del comodino, spinse di lato il lenzuolo, si infilò le pantofole, si infilò la vestaglia, tirò fuori la pistola dalla cassaforte e andò fino alla porta d’ingresso. Appoggiò un occhio allo spioncino. Niente. Caricò l’arma che aveva sparato solo in un poligono da tiro – caricò l’arma sperando di non dover sparare in quel momento – e aprì la porta.Ciò che le avevano lasciato si trovava sullo zerbino, appena sopra la parola benvenuto. Era una specie di culla (di quelle chiamate “ovetto”) con dentro un bebè. Il bebè dormiva. Al suo fianco, due borsoni pieni di cose e una borsa per la maternità, color verde acqua con una fascia bianca con disegni di orsetti, anch’essa piena di cose. Agganciata con una spilla alla borsa per la maternità (la spilla era conficcata proprio nella testa di un orsetto), una lettera diretta alla Signora Fausta.”

Gilda Manso, Luminosa, Wojtek Edizioni 2020

 

Inizia con parole semplici, che catturano subito l’attenzione del lettore, questo romanzo breve o racconto lungo che dir si voglia, scritto dalla pluripremiata scrittrice e giornalista argentina Gilda Manso e pubblicato a metà settembre da quella tenace casa editrice di Pomigliano d’Arco che corrisponde al nome di Wojtek edizioni.

Venerdì 25 settembre sulla seguitissima pagina del gruppo Facebook Book Advisor, abbiamo parlato a lungo di questo libro con il nuovo editore, Eduardo Savarese. Ci siamo soffermati sui progetti futuri della casa editrice che, nei suoi due anni di vita, è stata capace di sperimentare e osare tanto. Abbiamo raccontato dettagliatamente di questa bella realtà, attraverso i titoli che abbiamo tanto amato ai “Diari” di Parma: dalla nostra Emanuela Cocco, colei che ci ha fatto conoscere Wojtek con il suo Tu che eri ogni ragazza, e poi il caro Alfredo Palomba, tanto apprezzato dalla critica raffinata con il suo Teoria della comprensione profonda delle cose; e ancora i Racconti di Juarez del sud, di Luca Mignola, o Moonlight Motel, Parigi, di Sergio Gilles Lacavalla, senza trascurare Il tempo di morire dello stesso Savarese e tanti altri titoli interessanti. La casa editrice ha solo due collane: la prima, “Orso Bruno” – dedicata alla narrativa italiana contemporanea – e la seconda, “Orso Nero”, che accoglie la narrativa straniera. Con il libro di Gilda Manso la collana “Orso nero” si arricchisce di un terzo titolo, dopo Il circo, di Miranda Mellis, e La piaga dei gabbiani, di Stephen Gregory, entrambi con traduzione di Monica Pezzella. La traccia comune di questi tre titoli sta nel senso profondo di mistero, stupefazione, aggiramento dell’indicibilità, anche se dentro generi e scritture molto diverse, da quella metafisica della Mellis, al romanzo di formazione inquietante e strano di Gregory, alla storia di maternità inaspettata della Manso.

Con la traduzione e la interessantissima postfazione di Antonella Di Nobile, Luminosa ha pure una splendida copertina prodotta da Grafica Antonio Corduas.

Pubblicato nel 2016 a Buenos Aires, possiamo tranquillamente definire Luminosa un’opera allegorica, che racconta la storia di una maternità improvvisa. Un racconto perfetto, proprio come venne definito Casa d’altri del nostro Silvio D’arzo. Un racconto perfetto che ha per protagonista Fausta, quarantene molto affermata, capo di una azienda di confezioni che da lavoro a parecchie persone nella cittadina in cui vive.

Per molti anni, Fausta non si è sentita pronta per la maternità e tutta una serie di episodi tragici ha costellato la sua esistenza. Questo ha finito per frenare proprio il suo desiderio di maternità e sciupare le sue storie d’amore. Quella maternità desiderata e biologicamente irrealizzabile arriva un sabato mattina per vie imprevedibili e legalmente inconcepibili. Prima, sul tappeto d’ingresso trova una neonata, dopo riceve e attraverso una chiamata al telefono.

L’azione si svolge nell’arco di due giornate e tutto inizia a girare intorno alle scelte che farà la donna. Chiamerà la polizia? Avrà il coraggio di tenere la bambina? In tal caso, come si muoverà per aggirare la legge? Cosa racconterà ai parenti e alla città? I nove capitoli del romanzo diventano l’affresco di una serie di scelte da prendere, in pochissimo tempo. L’affresco di una vita ordinaria che adesso cambia prospettive e deve ruotare, necessariamente, attorno a quella bambina di dieci mesi, ricevuta in dono. L’affresco di come Fausta, il suo ex compagno Cristòbal, la sua amica Victoria, chiamati in soccorso quella mattina, si muoveranno tra la grazia di quel dono e la necessità pratica di dare un futuro. Tre personaggi che devono scegliere cosa fare in un equilibrio precario fra lo scoprirsi e l’affidarsi.

Luminosa è la storia di una vita ordinaria stravolta da un evento inaspettato. Un evento straordinario capace di capovolgere tutte le logiche e tutte le regole. Il ritrovamento di quella bambina di dieci mesi sulla porta di casa apre uno spazio per l’inatteso. Inizia con questo evento straordinario un piccolo e profondo racconto che tratta tematiche importanti come la genitorialità e la maternità, le scelte e l’identità, le visitazioni gratuite e l’aborto, ma anche l’amore e la morte. Il tutto viene realizzato con una grande scorrevolezza nella narrazione. Luminosa potrebbe essere anche l’aggettivo che ben si adatta alla semplicità della prosa nel racconto. C’è come una luce che si ferma sulle parole e nel racconto di certe sensazioni, che serve quasi a sottolineare la profondità di quello che si vuole narrare. Una luce che si posa sulle parole e rende tutto leggero. Il libro è carico di passaggi evocativi. Un passaggio molto bello riguarda, per esempio, il silenzio tra due persone che si amano. Il silenzio naturale, che come una luce va ad occupare lo spazio delle parole tra due amanti. Non il silenzio imbarazzato, ma quella condivisione importante per cui non c’è bisogno o necessità di parlare e dire cose inutili. Un privilegio che pochi possono condividere.

Ci vuole una grande perizia tecnica per raccontare queste sensazioni e questi passaggi. Ci vuole la grande abilità dei narratori per portare la mente, attraverso la semplicità di un racconto, verso riflessioni molto profonde,capaci di emozionare e far vibrare le corde più intime.

Imperdibile – dopo una lettura così emozionale e che vien voglia di fare tutta di un fiato – la postfazione della traduttrice, così come leggere il significato di certi nomi o la spiegazione di certi eventi e ragionare sul misticismo che pervade tutto il racconto. Scoprire che la traduzione dallo spagnolo del nome della bambina, Marisol, è proprio Luminosa, porta a capire come in quel titolo sia contenuto tutto il senso della bellissima storia che avete letto.

Libri come questo, che coraggiosamente Wojtek ha deciso di tradurre e far conoscere ai lettori italiani, danno luce tra gli scaffali di una libreria di progetto come la nostra. Ma libri come Luminosa portano anche luce nuova nel borghetto dove è situata la nostra libreria, perché danno a noi librai la possibilità di proporre ai lettori belle storie di carta e profonde riflessioni.

Antonello Saiz