Antonio Scurati. M. L’UOMO DELLA PROVVIDENZA

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Antonio Scurati M. L’UOMO DELLA PROVVIDENZA Bompiani, 648, euro 22

Con il primo volume della trilogia letteraria dedicata a Mussolini M. Il figlio del secolo Antonio Scurati ci ha consegnato un libro, oggi tradotto in più di quaranta paesi, destinato non solo a entrare nella letteratura, ma a fare letteratura. Senza autocompiacimenti siamo stati i primi a scrivere che quel libro avrebbe vinto il Premio Strega, come poi avvenuto e l’abbiamo sostenuto in più e più articoli. Un romanzo che affascina sia per la rigorosa ricerca storiografica (oltre le solite fonti) sia per la scrittura: perfetta, rigorosa, con la ricerca -riuscita- di mirare non all’osso ma al midollo: ogni frase contiene un universo. Se al centro del primo volume ci sono la rivoluzione e la rottura violenta dell’ordine esistente, in questo secondo romanzo nel centro nella narrazione ci sono il fascismo che si fa politica e la solitudine di Mussolini: sia nel “corpo del Duce” minato dalla cattiva salute e dall’essere sfuggito a quattro attentati sia nel suo essere quasi costretto a diventare un despota per arginare i forti contrasti all’interno del fascismo. Non più degli arditi e fieri ma quelli che oggi i giornali definirebbero portavoce, e non solo, di “diverse correnti interne al partito”. E già il titolo di questo secondo volume richiama il concetto di “uomo forte al comando” che è più che mai di forte attualità non soltanto politica.  Qui siamo nel 1925 e Scurati ci racconta Mussolini Presidente del Consiglio, il fascismo e le tensioni tra i suoi gerarchi sino al 1932, decennale della marcia su Roma con la costruzione di un immenso sacrario dedicato ai martiri: “Si inaugura”- scrive Scurati- “la “Terza Roma”, una città sventrata. Tre intere età dell’uomo, Medioevo, Rinascimento ed epoca barocca, raschiate via dal suo centro storico”. Come nel precedente sono tantissimi i parallelismi con il presente e l’abilità dello scrittore è di insinuarli, senza mai dichiararlo, se non nelle interviste. Come quando nelle prime pagine leggiamo: “E’ tutta colpa della precarietà. Dell’ora dubbiosa, degli indugi, delle esitazioni, un’ora che dura da anni e non trascorre”. E in questo passaggio, pur rivolgendosi narrativamente a Mussolini, Scurati sta parlando di noi: da decenni abbiamo deposto le armi della ragione per farci cullare da un progresso che è ridotto a semplici ma letali comodità. E poi un Duce che spesso gli altri vogliono “abbattere nello scherno” come oggi si adopera lo schermo. Perché “la democrazia è il solo regime nel quale si dà l’illusione intermittente al popolo di essere sovrano”. Esattamente come oggi. Esattamente come accade da anni, da tre decenni: come ha scritto nel romanzo “la caduta” del 1925: “Quando tutti saremo colpevoli allora sarà la democrazia”. Antonio Scurati racconta Mussolini non più come uomo d’azione interiore ma come “una crisalide del potere che si trasforma nella farfalla di una solitudine assoluta”. La differenza tra il primo e secondo romanzo è che in questo “L’uomo della Provvidenza” Scurati si abbandona un pochino troppo alla saggistica: non meno rigorosa che nel primo ma qui il lettore ha spesso l’impressione che usi le fonti rigorose e innovative come stampella. Mentre in “M. Il figlio del secolo” sembrava di leggere Mussolini stesso, quasi fosse un “compagno” di (s)ventura, quasi che Scurati e Mussolini fossero un’unica voce. Come interpretazione artistica che sul grande schermo avrebbe vinto il Premio Oscar come miglior attore protagonista. In questo secondo – che raggiunge comunque vette narrative altissime- lo scrittore zoppica insieme al suo protagonista e insieme inciampano diverse volte nella storia della Storia.

Gian Paolo Serino