Arianna Galli non scrive versi, li suona, li attraversa, li sfiora per dimostrarcene la potenza.
Ogni verso è un petalo di rosa lanciato dal Grand Canyon.
È poetessa di immagini, che rievoca – oltre alla poesia francese e ai lirici greci – , certe visioni del Michelangelo Antonioni di Zabriskie Point, certi silenzi dei film di Truffaut – quei silenzi degli sguardi, teneri, innocenti, giustificabili con un piano sequenza – e il surrealismo di Magritte, i manichini di De Chirico, i labirinti di Breton.
Ma Arianna Galli si insinua nella nostra realtà per stravolgerla e portarci nella sua dimensione inconscia nell’assenso della solitudine che vede intorno a sé, il rifiuto della bellezza, quasi facesse male se non standardizzata e quindi priva di pericolo di destabilizzazione.
Leggere La Paranoica Geometria del Sogno significa varcare la soglia. Ma non ci accoglie una sala luminosa, ma un corridoio di carne, un sogno che si lacera in visioni. La poesia di Galli non consola: apre, taglia, sutura con fili di sangue e di vetro. È un’esperienza corporea e insieme metafisica, un teatro onirico dove l’anima si spoglia nelle infinite sfaccettature dell’essere in una poetica che non teme di sporcare la carta di dolore, ma lo trasfigura fino a renderlo simbolo, liturgia, possibilità di risurrezione.
Ed è così che Arianna Galli riesce a farci capire cosa perdiamo nella vita. Ogni giorno, ogni ora, ogni istante: la vertigine del mistero, il tremore della bellezza non addomesticata, lo sguardo che osa restare sul dolore senza distogliersi; l’incanto che nasce dall’imperfezione, la possibilità di vivere senza il filtro dell’omologazione per cogliere il gesto fragile che ci fa riconoscere vivi.
Qual è la vera bellezza? La poetessa riesce, con una gentilezza inusuale e quindi efficace perché unica, a fare di ogni poesia un’opera d’arte che è uno
specchio, perché finalmente possiamo guardare profondamente la nostra unica e irripetibile natura umana.
A noi sentire la musica della rosa che cade, a noi rifiutare il Grand Canyon di una società che confonde la bellezza con la omologazione, con la sicurezza prestabilita come se la vita avesse cancellato ogni mistero.
Arianna Galli è la poetessa di cui abbiamo bisogno. Tutti noi. È il petalo che ci sfiora il viso e ci sorride, insegnandoci che non sempre allontanarsi dalla superficie è sinonimo di pericolo, ma spesso attraversarlo è la nostra unica salvezza.
Arianna Galli è l’intellettuale che ci manca: inchiostro che incide con il bisturi.
Gian Paolo Serino