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Auke Hulst anteprima. I bambini della Terra selvaggia

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Kai crebbe in un borgo chiamato ‘Terra selvaggia’. In America c’era un posto che si chiamava Asphalt e in Russia gli operai prendevano il cancro nelle fabbriche di Asbest, lo sapeva grazie all’atlante su cui suo padre gli aveva insegnato a leggere. La Terra selvaggia non compariva su nessuna mappa e a volte Kai pensava che esistesse solo nella sua testa. Ma se esisteva, e questo era certo, era ai primi posti nella classifica dei nomi appropriati.”

È in libreria I bambini della Terra selvaggia di Auke Hulst (Carbonio editore 2025, pp. 320, € 21,00, con traduzione di David Santoro).

Auke Hulst (1975), scrittore, critico, saggista e musicista pluripremiato, è una delle voci più originali della letteratura contemporanea olandese. Si è affermato con I bambini della Terra selvaggia (2012), romanzo autobiografico bestseller nei Paesi Bassi, oggi alla ventunesima ristampa, premiato nel 2013 con l’ambito riconoscimento del magazine “Cutting Edge”.

Nell’Olanda anni Ottanta, ai margini di Groninga, quattro fratelli crescono in una casa diroccata sotto l’occhio silenzioso del bosco. Kurt, Kai, Shirley Jane e Deedee, figli di genitori bohémien, trascorrono un’infanzia libera fino alla morte improvvisa del padre: “Da quando era morto suo padre, la realtà scricchiolava come una barca vecchia. Il mondo di sua madre differiva sottilmente dal mondo che poteva essere misurato, il suo tempo sembrava essersi distaccato da quello reale.”

Lasciati soli da una madre enigmatica e instabile, i ragazzi si rifugiano nella fantasia e nel gioco, cercando nel bosco una fuga dalla realtà.

Un bosco talvolta inquietante: “Correva in un bosco, un bosco oscuro, pieno di tronchi neri che gli ostruivano la vista. L’esile luce del sole bagnava in modo spettrale sentieri fangosi; sul terreno non cresceva nulla, né funghi, né erba, né cespugli. Portava sulla schiena Deedee, che gli aveva allacciato le braccia al collo e le gambe attorno alla vita. Aveva il viso rigato dai rami e la sua copertina strusciava a terra.”

La Terra selvaggia diventa il loro spazio anarchico, dove il dolore si trasforma in sogni e avventure, fino a quando il futuro non li costringe a confrontarsi con la realtà.

Tra memoria e immaginazione, Auke Hulst racconta il lento disgregarsi di una famiglia e la forza dell’amore e della fantasia come unica protezione contro un mondo indifferente.

Con una scrittura limpida e toccante, Hulst ci accompagna in un viaggio intimo e universale, in cui la Terra selvaggia è una metafora di quell’interiorità in cui il passato continua a vivere silenzioso e incancellabile.

Al Salone del Libro 2025 sabato 17/05, ore 11.30, Sala InternazionaleAuke Hulst presenterà il romanzo I bambini della terra selvaggia.

Sempre pubblicato da Carbonio domenica 18/05, ore 11.45, in Sala Internazionale Tom Hofland presenterà il romanzo Il cannibale.

Carlo Tortarolo

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AH: © Mark Uyl

Kai e Wik erano grandi amici ormai da quasi tre anni. Giocavano nella stessa squadra di calcio ed erano fan scatenati di Guerre stellari. Costruivano capanne, accendevano fuochi in riva al fosso, inventavano programmi radio e andavano a caccia di sigarette, cioè di cicche, dai posacenere. Dormivano frequentemente l’uno dall’altro e, malgrado sua madre lo considerasse rozzo e sgarbato, ogni tanto Wik poteva andare con loro sull’isola. Il primo dell’anno raccoglievano nel Cantiere fuochi d’artificio inesplosi o spalmavano con dei bastoni escrementi di cani sulle maniglie degli sportelli delle auto. Di notte attraversavano il Cantiere per andare a casa di un compagno di classe, Marcus, dove friggevano salsicce in padella. Il padre di Marcus si trovava da qualche parte in Asia, impegnato a dragare un porto, mentre sua madre se ne stava a letto e per lei andava tutto bene. Marcus proponeva di scavalcare il cancello accanto al ferramenta o di andare in bicicletta sul ghiaccio che scricchiolava. Era bello quando nessuno sapeva dov’erano.

Anche se andava avanti con i sussidi dell’assistenza sociale, la madre di Wik era riuscita a comprare una console per giochi Vectrex e un videoregistratore. Lo zio di Wik copiava illegalmente i film della videoteca, i titoli migliori. Sotto il letto della madre di Wik trovarono un film porno. Una bionda svedese china sul cofano di una macchina con le chiappe al vento.

Ai margini del Cantiere c’era una pista da ciclocross e sopra la redazione del giornale prendevano lezioni di disegno da un pittore fallito. In due avevano messo da parte una provvista di biglie con cui cercavano di spillare ad altri bambini quelle di tipo diverso.

Di cosa parlavano? In ogni caso, mai dei loro padri scomparsi. Se qualcuno chiedeva a Kai cosa facesse suo padre, lui rispondeva: “Vai a vedere al cimitero”. Wik replicava alla stessa domanda con un velenoso: “Sparisci, coglione”. Avevano dieci anni e questa era la loro vita.

Quando non c’era Wik, c’era Kurt. Più spesso erano insieme tutti e tre. Kurt non era bravo a farsi degli amici, gli veniva più facile appropriarsi di quelli di Kai. I due fratelli erano diversi come il giorno e la notte, eppure erano l’uno l’ombra dell’altro: come nomadi si spostavano da una stanza all’altra, lasciandosi dietro una scia di oggetti di cui si erano stufati. Parlavano ininterrottamente dell’universo e di cose che avevano letto sul giornale. Con Wik questo era impossibile. Quando avevano un attacco di ridarella, non riuscivano a riprendere fiato per qualche ora.

Ma Kurt era anche un terribile rompiscatole. Non faceva mai quello che uno voleva, bensì quello che non voleva.

Arrangiati” diceva.

Sei scemo o cosa?”.

Fallo tu, scemo”.

Come ciliegina sulla torta, ti sbeffeggiava con una scorreggia. Gli occhi gli brillavano di piacere dietro le lenti dei suoi primi occhiali.

Era proprio lo stesso ragazzino che aveva pianto per una settimana quando doveva andare alle elementari? Che si era innamorato di ogni ragazzina che gli aveva sorriso amichevolmente? Che aveva comprato dei regalini romantici e, sì, ammettiamolo, li aveva richiesti indietro nel caso l’amore non fosse corrisposto? Kurt faceva il lancio del disco con i 45 giri di Kai, bersagliava Wik con le freccette e aveva quasi tagliato un dito a Shirley Jane. Quando Wik gli aveva permesso di sparare delle bacche con la pistola ad aria compressa, aveva colpito Kai dritto in faccia. “Non l’ho fatto apposta, davvero. Avevo mirato alle tue palle”. Rubava bibite e patatine e poi diceva che era stata Shirley Jane. Quando aveva dei dolciumi che non gli piacevano, preferiva buttarli nel fosso che darli a qualcuno. Era lui che li aveva pagati.

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Titolo originale Kinderen van het Ruige Land
di Auke Hulst
Copyright © 2012 by Auke Hulst
Originally published by Ambo | Anthos Uitgevers, Amsterdam

All rights reserved. No text and data mining allowed
Translation rights arranged by Berla & Griffini Rights Agency on behalf of Ambo | Anthos Uitgevers

© 2025 Carbonio Editore srl, Milano
Tutti i diritti riservati
Traduzione dall’olandese di David Santoro

Questa pubblicazione è stata resa possibile con il supporto economico della Dutch Foundation for Literature.

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