Pierre Boileau e Thomas Narcejac, che in realtà si chiamava Pierre Ayraud, scrivevano libri ognuno per conto suo. S’incontrarono a un premio, non ricordo quale e non ricordo chi dei due lo vinse, forse nessuno. Non è così importante, conta, invece, che si conobbero e si fusero per diventare una di quelle coppie come poche se ne trovano nella storia della letteratura. A me vengono in mente Fruttero e Lucentini e, sicuramente, ce ne sono delle altre, ma sono poche, pochissime, perché gli scrittori sono animali solitari, bestie da tana sotterranea, che non si fidano dei propri simili, che odiano il branco, ma quando accade, che due scrittori s’incontrano e restano uniti, quasi sempre, ne viene fuori qualcosa di strano e di eccezionale.
Pierre Boileau, si dice, si occupava della psicologia dei personaggi; Narcejac della trama. Ammesso che sia davvero possibile, si dividevano i compiti. Certamente si confrontavano. C’è una fotografia, scattata da Jean – Claude Deutsch che li ritrae in riva al mare, sopra una spiaggia di sassi, seduti vicino a un tavolino bianco, semplice, tipo quelli dell’Ikea, con le macchine da scrivere e poi una serie di strumenti di morte: una pistola, un pugnale, del veleno. Ci stanno pure le manette e un aggeggio che non capisco, un manganello strano che sembra un gioco sessuale, però non è un gioco sessuale. C’è anche una siringa. La cosa che mi piace di più di questa fotografia, la cosa che ci dice molto su questi due scrittori è l’ambiente familiare, loro che potrebbero essere una coppia di nostri zii e poi gli oggetti di morte. Esiste nei libri di questi due scrittori un mondo che ci è del tutto noto, familiare, che conserva una sua innocenza e poi la morte, la cattiveria, l’ossessione, la gelosia, la stupidità che porta alla rovina.
Una volta Giuseppe Girimonti Greco che, insieme a Ezio Sinigaglia ha tradotto questo romanzo per l’editore Adelphi, ha scritto che Boileau e Narcejac amano la struttura ossessiva, fatta a gorgo, con un protagonista che sprofonda, pagina dopo pagina, in trappole che spesso è lui stesso a fabbricarsi.
Questa definizione non potrebbe essere più calzante per un libro come I vedovi.
In ampia sintesi, questa è la storia di un uomo talmente geloso di sua moglie da rovinarsi la vita ma, per essere esatti, si può leggere un intero manuale di psicologia o leggere Boileau e Narcejac.
Pochi hanno saputo raccontare che cos’ è un uomo nell’essenza dei suoi desideri, più di questi diabolici scrittori. Pochi hanno tracciato una mappa così esaustiva delle fantasie, delle paranoie e dei desideri deliranti, come hanno fatto loro. Perché, poi, questo sia il titolo, I vedovi, lo scoprirete solo all’ultima pagina.
Resta una storia che consiglio a tutti gli amanti del giallo, delle storie di cronaca nera, di Chandler, di Fruttero e Lucentini e della grande letteratura.
Pierangelo Consoli
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Boileau-Narcejac, I vedovi, Adelphi 2025, Pp.173, euro 18