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C. William Langsfeld anteprima. Salvezza

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“I conflitti si susseguono, ma la questione resta sempre la stessa, anche se non saprei dire esattamente quale sia. Forse l’avidità. La brama di potere. Nomi diversi per lo stesso peccato. Tutto si riduce alla paura. La gente ha bisogno di qualcosa che faccia paura, ora che Dio è finito nel dimenticatoio.”

È in libreria Salvezza di C. William Langsfeld (Jimenez Edizioni 2026, pp. 208, € 19 con traduzione di Chiara Tambone).

Nella campagna del Colorado, tre uomini sono legati da un omicidio. Tom Horak è in fuga dopo aver ucciso Rust Hawkins, il suo migliore amico, e si ritira sulle Montagne Rocciose ad affrontare l’inverno:

“Il fucile era ancora lì. Frugò dietro i sedili e raccolse tutte le cartucce sparse che riuscì a trovare. Si mise il fucile a tracolla e si lasciò alle spalle il mondo civilizzato”.

Il pastore, Morris Green, in piena crisi vocazionale, accoglie il figlio dodicenne di Rust:

“Dio ci chiede di essere al servizio del prossimo. Io ho il tempo. Ho una stanza libera. Potrebbe essere una cosa temporanea finché non si presenta una soluzione praticabile definitiva”.

E lo sceriffo Tomlinson indaga per capire cosa sia successo e cerca Tom con riluttanza sapendo che ha vissuto un’infanzia tra le violenze e gli abusi:

«Non ce la faccio ad augurare la morte a qualcuno. Forse speravo di trovarlo e riuscire a portarlo in qualche modo davanti alla giustizia, anche se immaginavo non avrebbe risolto niente. Non è una questione così semplice. In questa storia sono tutti delinquenti tranne il ragazzo, e lui è stato segnato dalle colpe di suo padre e dell’amico di suo padre».

È lo sceriffo la coscienza morale del romanzo:

“Che succede a una società quando quell’energia schizza alle stelle e ci si avvicina sempre di più a qualcosa senza ottenerlo mai? Che succede quando qualcuno si rende conto che non raggiungerà mai i suoi sogni perché questi sogni si fondano su qualche menzogna utopistica che gli è stata inculcata fin dall’infanzia? Qual è la soglia critica, e che cosa c’è dall’altra parte? Tutti abbiamo una soglia critica. Probabilmente è una specie di soglia critica collettiva. Delle famiglie. Delle comunità. Di chiunque abbia una qualche forma di storia condivisa. Dannazione. Di tutta l’umanità. È una cosa che mette una paura del diavolo. Ciò di cui siamo capaci quando veniamo portati al limite.”

Langsfeld racconta una forma di isolamento disorientato, senza soluzione, che allontana molte persone da tutto, verso la perdizione. Ma se qualcuno ha una ragione per resistere, lì è la salvezza.

Carlo Tortarolo

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Sceriffo Tomlinson

Funziona così, il mio lavoro. Vorrei poter dire che sono entrato nelle forze dell’ordine con il nobile intento di proteggere la gente, per la giustizia eccetera, ma in fin dei conti era un lavoro come un altro, o almeno così mi pareva al tempo. In una città come questa il lavoro nelle forze dell’ordine è piuttosto semplice. A qualcuno può sembrare noioso, anche se per me non è mai stato così. Io mi tengo piuttosto occupato. Ogni tanto qualcuno si ubriaca e tu lo devi prendere e fargli passare la sbronza. Il giorno dopo se ne va a casa. Il giudice gli assegna qualche lavoro socialmente utile e arrivederci. Per il resto sono quasi sempre piccole infrazioni. Divieti di sosta. Uno o due cani sciolti, o magari dieci. Certo, ogni tanto c’è qualche lite familiare. Non posso dire che mi diverta questo aspetto del mio lavoro. Soprattutto perché il più delle volte conosco la famiglia. Ho la sensazione di intromettermi nella loro vita privata. In effetti immagino che non dovrei sentirmi così, visto che sono loro a chiamarmi, ma non ci posso fare niente. Qualche volta capita che riesci ad aiutare qualcuno a venire fuori da una situazione di abuso. E in teoria dovrebbe farmi stare bene, invece non succede mai. Funziona così in una città di queste dimensioni. Succede qualcosa e praticamente puoi scommettere che conosci le persone coinvolte. Ed è dura. Ti fa sentire un po’ sporco, un po’ come se stessi sempre lì a raccogliere i cocci degli altri, o come se li aiutassi a nascondere la polvere sotto il tappeto, o al contrario, impedissi loro di farlo. Tutto si incasina e diventa troppo perso36 nale. Prendi per esempio il caso di questa coppia, qualche tempo fa. Anche qui non faccio nomi perché è gente che ancora è in circolazione. Lavorano entrambi per il servizio di emergenza da anni. Penso si siano conosciuti così. Comunque, una notte arriva una chiamata. Scontro frontale sulla 105. Intorno al sedicesimo chilometro della statale. Guida in stato d’ebbrezza. Dio sa che ci faceva questo al volante sulla corsia sbagliata, ma ci stava. Ha preso l’altro veicolo di spigolo sul frontale, sono andati in testacoda e l’altro è finito a testa in giù nel fosso. Come dicevo, arriva la chiamata. Ora non ricordo chi ha chiamato. Probabilmente qualcuno che si è trovato sul luogo dell’incidente. Per forza. Comunque, arriva la chiamata. Questa coppia, entrambi miei amici, partono. Il loro figlio, sedicenne, neopatentato, è uscito con degli amici. È il weekend e non è ancora rientrato. È abbastanza tardi ma loro non ci fanno troppo caso. Però c’è un po’ di paura che gli si annida dentro, e che cercano di scacciare come hanno imparato a fare negli anni. Non ti metti a pensare a cose così quando rispondi a una chiamata, se no nemmeno riesci a partire. Loro però arrivano sul posto. L’ubriaco cammina su e giù sulla banchina, praticamente senza un graffio addosso. Succede più spesso di quanto si pensi. Restano flosci o qualcosa del genere. E la sbronza in qualche modo li aiuta a superare il trauma, anche se ne è la causa. Poi il padre guarda nel fosso. Riconosce l’auto. Non vede il volto e nemmeno tutto il corpo. Solo una scarpa. Una cosa piccola e ordinaria, e subito sa. Decesso constatato all’arrivo. Probabilmente morto sul colpo. Resta lì in piedi a guardare fisso senza dire una parola, fino a quando qualcuno che ha capito cosa è successo lo prende per le spalle e lo porta via. Non si può vedere una scena del genere. Basta e avanza a spezzarti. E ti chiedi: quante probabilità c’erano? Che quel tizio si trovasse una persona cara coinvolta in uno scontro frontale nel cuore della notte? È questo che dico. In una città di queste dimensioni non è così impossibile. Direi addirittura che è una cosa che succede, prima o poi. Dicono che la realtà sia più strana della finzione.

Per me è una stronzata. Credo che certa gente fatichi ad accettare la realtà e quindi dica così per far sembrare incredibile quello che succede. Io dico che la realtà 37 ha senso, in genere. Se guardi tutti i fattori che hanno contribuito a far succedere qualcosa, di solito riesci a unire tutti i puntini. Com’era quel detto: la soluzione più semplice è quasi sempre la più corretta, no? Nella maggior parte dei casi è vero, o almeno così mi pareva un tempo. Adesso non ne sono più tanto sicuro. Ci sono cose a questo mondo che accadono al di là di ogni ragione, e se solo provi a trovarci un senso rischi di impazzire. Ma anche qui, magari sono solo io che fatico ad accettare le cose come stanno. Un paio di giorni dopo che è venuto fuori il corpo di Rust Hawkins abbiamo preso le motoslitte e siamo andati su al ranch della famiglia Horak. Io, entrambi i miei vice e un paio di persone della squadra di Soccorso Alpino. Il posto era in stato d’abbandono. Sembrava essere rimasto così per anni. Qualche tempo prima avevo sentito dire che Tom senior non era più lui. Il cambiamento era iniziato poco dopo la morte della moglie. Succede, nei matrimoni di lunga data. Si dipende uno dall’altro in maniera invisibile. A quanto pare Tom junior non ha voluto prendere in mano l’attività di famiglia. Finestre sprangate con assi di legno. Accesso al fienile bloccato da cumuli di neve. Macchinari pieni di ruggine e coperti di stalattiti di ghiaccio simili a funghi. Sono rimasto un po’ lì in silenzio. Guardavo le colline. Non c’era un solo posto dove era sensato che Tom andasse, però c’erano mille posti dove comunque poteva essere andato. È stato segnalato il furto di una motoslitta sul sentiero dove erano parcheggiati i pick-up. Magari è stato Tom a prenderla. Ma per andare dove? Chissà. Con una tormenta così, col cavolo che si trovano tracce. Secondo me le probabilità che quello ancora respiri sono praticamente zero. Se mai verrà fuori, probabilmente lo farà quando la neve si scioglie. Magari tra qualche anno qualcuno troverà un pezzo di stoffa o qualcosa del genere. Succede. A questo punto è il meglio che ci possiamo aspettare, per come la vedo. Eppure… Non lo so. Qualcosa non mi torna, e in fondo, come potrebbe essere altrimenti?

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