Carla Tolomeo inedita. Passi perduti e ritrovati: Eugène Ionesco

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Carla Tolomeo

Questo ricordo di Carla Tolomeo ci racconta della sua conoscenza con Eugène Ionesco. Si tratta di un racconto che ha a che fare con voli aerei, con paure e con “esorcismi” che Carla ci riporta con la naturalezza e la familiarità che le sono proprie. Perché Carla Tolomeo può raccontare di una vita meravigliosa, la sua, densa di incontri incredibili e impossibili per i più, con una freschezza e un’umiltà che stupiscono.  Al centro di questo inedito, corredato da foto inedite, di cui Carla Tolomeo fa dono a Satisfiction, c’è il teatro quello greco di Taormina ma anche e soprattutto quello di Ionesco che “aveva tentato di esorcizzare la morte nelle sue commedie ma non era riuscito a vincerne la paura dentro di sé.” E poi ci sono “Le Sedie” (opera teatrale in un atto scritta da Eugène Ionesco) che sono anche quegli oggetti che Carla Tolomeo conosce assai bene, oggetti – è lei stessa a spiegarcelo – che possono essere sia simbolo di potere sia simbolo di umiltà, un completo “mondo” sfaccettato e onirico, che Carla ha saputo trasformare con la propria Arte tramutandolo in autentica meraviglia. C’è in questo racconto, infine, una considerazione, un pensiero necessario anzi, sul disagio e sul bisogno di reagire, che trovo semplicemente bellissimo.

Carla Tolomeo è artista di fama internazionale conosciuta in tutto il mondo per le sue sedie-scultura. Moglie dello scrittore e critico letterario Giancarlo Vigorelli, lettrice inarrestabile e donna di immensa cultura, sul finire degli anni Novanta ha dato vita alle prime sedie come objet d’art che hanno raccolto immediato successo, portandola ad esporre nei più prestigiosi musei e gallerie d’arte d’Europa. Ma non solo meravigliose e coloratissime sedie, i cui soggetti privilegiati sono rappresentati da lune e animali, anche i suoi dipinti e le sue ceramiche sono richiesti dai collezionisti di tutto il mondo. Tra le sue opere possiamo annoverare le tempere ispirate a Jorge Luis Borges, gli acquerelli dedicati al Petrarca e le acqueforti dedicate a Paul Verlaine.

Silvia Castellani

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Ionesco esce dall’aereo

Ionesco è arrivato all’aeroporto di Catania insieme alla moglie, li aspettavamo con Gregor Von Rezzori e ci raggiungevano Lina Sotis e Lorenzo Cappellini. Soltanto Giancarlo (Vigorelli, ndr) era capace di riunire personaggi così diversi e creare la familiarità più naturale. Ionesco era piccolino, la moglie piccolissima, vagamente orientale come ricordano l’oriente alcune etnie romene. Stavamo bene insieme perché la mia statura ben si accordava con la loro e la mia curiosità non li infastidiva, anzi, sembrava divertirli.

Ionesco e la moglie Rodika all’arrivo a Catania

Avevo avuto una stagione di teatro a Torino, c’era una sala in Galleria San Federico dove si recitava Ionesco: le Sedie, Amedeo o come sbarazzarsene… Il GRAN GIOCO DELL’EPIDEMIA.

A ripensarci ora stupisce la visione profetica della piéce, e nessuno la cita perché dovremmo riconoscerci nella banale stupidità di questo gregge destinato a morire, non si sa quando o come, ma è un gioco!

Ionesco, mi confidava la moglie, anzi Eugène, ha una gran paura di volare. È letteralmente terrorizzato e vive il viaggio come un incubo, aveva tentato di esorcizzare la morte nelle sue commedie ma non era riuscito a vincerne la paura dentro di sé.

1976 – Ionesco, Carla Tolomeo e la moglie Rodika, sul fondo Gregor von Rezzori (Le Sedie)

Taormina placa tutti gli animi, andiamo al teatro greco, Cappellini scatta mentre noi camminiamo tra i sedili di pietra; lì parliamo di “Sedie”. Ho sempre avuto una strana attrazione per quest’oggetto che può essere segno di potere, ed è un trono, segno di umiltà, ed è uno sgabello, che comunque prevedono l’uomo seduto. È una rivoluzione culturale, scherza Ionesco, constatazione della caducità dell’erezione (nel senso del camminare eretto). Ridiamo, gli confido il mio amore per il suo teatro e recitiamo alcune battute che ricordo mentre Cappellini scatta.

Giancarlo Vigorelli, Ionesco, Lina Sotis e Carla Tolomeo Carla Tolomeo e Rodika.

Ho indossato una giacca da pastore comprata in Romania e Ionesco apprezza, Rodika sa anche a quale ragione appartenga ed è sorpresa che io le possegga. «Qui dovrei cambiare il mio teatro, dice lui, qui diventa un’altra cosa», e ci guardiamo intorno consapevoli della bellezza che ci sovrasta. «Sapevano costruire i teatri nei posti giusti, la natura è architettura e regìa insieme; ma forse qui non scriverei neppure», aggiunge, io condivido dentro di me.

Ho sempre pensato che è il disagio, il bisogno di reagire a paure, a situazioni pesanti, innaturali che costringe a rifugiarsi nell’arte, sia scrittura che pittura.

Ionesco, Carla Tolomeo e Giancarlo Vigorelli

Quando riparte, li abbiamo riaccompagnati a Catania, allora si andava all’aereo camminando e riusciamo ad avere il permesso di scortarli alla scaletta, gli regalo un maialino rosa, in panno lenci, e gli raccomando di tenere una mano sul “posteriore”, «è un esorcismo – gli spiego – finché terrà la mano sul culetto non succederà nulla né a lei né all’aereo».

Carla Tolomeo

Foto inedite di Carla Tolomeo

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