Carla Tolomeo inedita. Passi perduti e ritrovati: Gesualdo Bufalino

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Gesualdo Bufalino emerge in questo inedito regalato a Satisfiction da Carla Tolomeo in tutta la sua fragilità di uomo oltre che naturalmente come scrittore immenso. Arrivò tardivamente alla scrittura (fece l’insegnante per gran parte della vita), all’età di 61 anni, grazie all’incoraggiamento di Leonardo Sciascia ed Elvira Sellerio e in quello stesso anno, il 1981, in cui fu pubblicato il suo romanzo Diceria dell’untore, vinse il Premio Campiello. Potete leggere a riguardo in questo inedito di Carla Tolomeo un aneddoto divertente sulla serata di premiazione che parla della madre di Bufalino, una figura molto importante nella vita dello scrittore, una vita non affatto facile ma, come anche ci racconta Carla, segnata profondamente da drammi di salute e tuttavia: “lui sapeva opporre una grande serenità ai colpi della vita, non ricordo d’averlo sentito lamentarsi o inveire contro il Fato; sorrideva dietro le lenti enormi che gli ingrandivano gli occhi” – ricorda Carla. E ancora, Carla Tolomeo ricorda i racconti “garbati e leggerei” di Gesualdo Bufalino, che ha potuto ascoltare di persona e anche i consigli che lui ebbe modo di darle a proposito di un’edizione d’arte con le sue incisioni. Scrive a riguardo: “è lui a suggerire Verlaine e lavoriamo insieme alle Fetes galantes” e, intanto, mentre parlano e si confrontano sul da farsi, sembra quasi di sentirla, la musica di Cootie Williams, che li accompagna nella formulazione dell’idea…trasportandoci sulle note di quel tempo meraviglioso denso di ricordi che Carla Tolomeo ha voluto condividere con noi fortunati lettori di Satisfiction.

Carla Tolomeo

Carla Tolomeo è artista di fama internazionale conosciuta in tutto il mondo per le sue sedie-scultura. Moglie dello scrittore e critico letterario Giancarlo Vigorelli, lettrice inarrestabile e donna di immensa cultura, sul finire degli anni Novanta ha dato vita alle prime sedie come objet d’art che hanno raccolto immediato successo, portandola ad esporre nei più prestigiosi musei e gallerie d’arte d’Europa. Ma non solo meravigliose e coloratissime sedie, i cui soggetti privilegiati sono rappresentati da lune e animali, anche i suoi dipinti e le sue ceramiche sono richiesti dai collezionisti di tutto il mondo. Tra le sue opere possiamo annoverare le tempere ispirate a Jorge Luis Borges, gli acquerelli dedicati al Petrarca e le acqueforti dedicate a Paul Verlaine.

Silvia Castellani

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Gesualdo Bufalio e Carla Tolomeo

Gesualdo Bufalino entra nella nostra vita a Messina, sediamo a un caffè con Leonardo Sciascia e sapendolo appassionato d’arte spiego d’essere reduce dalla visita a un impensabile museo del tessuto e ne parlo con stupore, avevo trovato esposto un frammento di broccato il cui disegno appare sul mantello di una figura dipinta da Vittor Carpaccio ne La predicazione ad Antiochia. Non mi rendo conto di avere un interlocutore straordinario, avrei dovuto tacere e lasciare spazio ai suoi racconti, alle sue considerazioni tanto più interessanti. Con molta gentilezza entra nel discorso e spiega come Messina già dal 1200 fosse un’importantissimo centro di commercio di tessuti pregiati, li importava dall’oriente e aveva raggiunto una tale ricchezza da fondare un’università e dare grande supporto alla cultura e alle arti.

I tre amici scrittori proseguono in amare comparazioni sul differente uso della ricchezza oggi, li raggiunge il Rettore dell’università di Messina e si fa sera in un tramonto siciliano che ci costringe al silenzio. Guardiamo il disco rosso affondare nel mare diventato… «Colore del vino!» esclamo, e rompo l’incanto.

Gesualdo ci sta salutando.

Si è fatto tardi e deve tornare dalla mamma.

La presenza di questa vecchia mamma è molto importante nella sua vita; la sera della sua premiazione al Campiello (1981) la chiama al telefono per comunicarle la sua gioia ma lei, che sta guardando l’evento in differita e pensa di essere in diretta anziché complimentarsi lo sgrida: «Attento, hai la cravatta storto, raddrizzala, fai brutta figura!!!»

Gesualdo Bufalino aveva molti anni di malattia alle spalle, di permanenza in ospedale, di solitudine; così si era dedicato disperatamente alla lettura. Raccontava di Scandiano, della biblioteca, del suo amore per Baudelaire, ma ne aveva soltanto un’edizione in italiano, così se lo era tradotto in francese. Con molta autoironia aggiungeva che, quando poi finalmente aveva potuto leggerlo in originale, era arrossito.

Ci intratteneva con i suoi racconti sempre garbati e leggeri anche se la sua vita era stata contrassegnata dal dramma e lo sarebbe stato ancora, ma non lo sapevamo. Ci siamo rivisti da Elvira Sellerio che aveva avuto un grande ruolo nella sua decisione di essere finalmente scrittore, dopo tanti anni di insicurezza. Mentre discutevano del suo nuovo libro io rubavo con gli occhi la collezione di divanetti, contrastè, borne, pouff, poltroncine che Elvira aveva recuperato dai Bordelli siciliani quando erano stati costretti a chiudere.

Se ripenso a quegli anni, a quegli amici irripetibili, mi pare di aver vissuto due vite, forse succede a tutti.

Bufalino si era sposato, Bufalino annunciava disperato il malore della moglie. Non sarebbe mai più potuta essere come prima. La vecchia madre tornava al suo ruolo di matriarca indiscussa. Ci vedevamo, ci incontravamo e lui sapeva opporre una grande serenità ai colpi della vita, non ricordo d’averlo sentito lamentarsi o inveire contro il Fato; sorrideva dietro le lenti enormi che gli ingrandivano gli occhi.

Quando Pasquale Guadagnolo mi propone un’edizione d’arte con le mie incisioni è lui a suggerire Verlaine e lavoriamo insieme alle Fetes galantes:

Mi chiama da Comiso: «hai presente quando Giancarlo dice – Jalostan co Prasce-, Verlaine mormorava. -Garibaldi m’ennuie comme la pluie- vedi che differenza !!! ».

In un’altra occasione, parlando dell’ “agonia letteraria” di Verlaine mi cita due versi rivolti a Philòmene Boudin: Helàs! Tu n’est pas vierge et moi non plus….

Passo le giornate a immergere negli acidi le tavolette di zinco, gli mando le prove di stampa e lui scrive. Ci confrontiamo, un giorno mi accenna al telefono un pezzo di Ellington, dice «Effetto Cootie» per la tromba di Cootie Williams che bisbiglia e rincorre il motivo disegnando volute di suoni nell’aria «così i tuoi disegni».

Posso dire che mi manca?

Mi manca quel tempo.

Se non fosse per Gian Paolo Serino che mi incita alla scrittura, intorno è un deserto di soliloqui, si è interrotto il cerchio che ci collegava attraverso età diverse, esperienze differenti ma comune sentire.

Il resto è noto: Gesualdo muore in un incidente d’auto, la mamma lo aspetta nella vecchia casa di Comiso.

Carla Tolomeo

Fotografia inedita di Carla Tolomeo

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