Carla Tolomeo inedita. Sogni

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Carla Tolomeo

Carla Tolomeo è artista di fama internazionale conosciuta in tutto il mondo per le sue sedie-scultura – esposte a New York, San Paolo del Brasile, San Pietroburgo, Londra, Parigi, Roma, Venezia e addirittura richieste su misura da personaggi del calibro di Bill Gates e Bill Clinton.

Allieva di Giorgio De Chirico, Carla Tolomeo ha coltivato dalla più tenera infanzia l’amore per l’arte, indirizzandolo verso la pittura, la scultura, la ceramica, l’incisione e la scrittura.

Moglie dello scrittore e critico letterario Giancarlo Vigorelli, lettrice insaziabile e donna di ampia cultura, sul finire degli anni Novanta ha dato vita alle prime sedie come objet d’art che hanno raccolto immediato successo, portandola ad esporre nei più prestigiosi musei e gallerie d’arte d’Europa.

Ma non solo meravigliose e coloratissime sedie, i cui soggetti privilegiati sono rappresentati da lune e animali, anche i suoi dipinti e le sue ceramiche sono richiesti dai collezionisti di tutto il mondo. Tra le sue opere, per citarne alcune, possiamo annoverare gli acquerelli dedicati al Petrarca, le acqueforti dedicate a Paul Verlaine e le tempere ispirate a Borges.

Carla Tolomeo è davvero un’artista eclettica capace di esprimersi nei più diversi ambiti artistici e creativi: è anche autrice di romanzi e cataloghi d’arte che hanno ottenuto un ampio consenso da critici e lettori.

In questo inedito scritto appositamente per Satisfiction ci racconta di sogni, labirinti della mente e minotauri, non come mostri da distruggere, ma con cui riappacificarsi nell’onirico oblio della notte.

Silvia Castellani

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Sogni

Si è svegliata con la netta sensazione di qualcosa di diverso.

Mentre si guarda intorno, riconosce la stanza, la tenda, il rumore degli spruzzi d’acqua che raggiungono il prato e le siepi per vincere la calura che si preannuncia, il cielo è rosso.

Elabora con fatica il senso di nuovo, di sorpresa. Non vuole uscire dal torpore del lungo benefico sonno, ma qualcosa la obbliga a tornare in sé: ha sognato!

Non le succedeva da anni, o se sognava dimenticava, invece il ricordo è vivido, preciso e vi ritorna con curiosità, anche un po’ d’ansia per capire, per spiegarsi. Tutto molto chiaro, anche nel ripercorrerne i dettagli, i colori, i luoghi: sono due sogni differenti, le sembra che si siano prolungati per tutta la notte tanto sono ricchi di particolari.

Deve raggiungere la città, forse in Uruguay, ma la meta finale è simile a qualcosa come la stazione centrale di Milano, non è importante. Deve raggiungere il nipote, lui le sta procurando una chiavetta per scaricare e riunire tutte le immagini delle sue sculture. Le è indispensabile, si è messa in cammino, la strada in discesa, lastricata in pietra, la conduce direttamente dentro a un museo, non ci sono alternative.

Si è guardata intorno, ricordava un altro percorso ma non c’è niente da fare: la strada attraversa il museo. Entra, non c’è più un percorso solo ma tanti, mille, in tutte le direzioni, a lato, sopra, sotto… inizia a percorrere il primo tratto con un po’ d’ansia perché il tempo sta passando, l’aspettano e non trova la via d’uscita. Quel luogo, quella meta finale che le era parsa così vicina si allontana a ogni corridoio che le si presenta davanti, e sono scale scalette scaloni, un appartamento, saloni e salette con opere appese ma non ne riconosce gli autori; sale buie, sale in penombra con grovigli di corpi orgasmatici, vorrebbe scusarsi per l’intrusione, prosegue.

Quando le pare di aver attraversato il museo deve tornare indietro perché non trova porte né aperture per uscirne. E sono ancora corridoi, ancora scale e saloni a ritroso sperando di ritrovare la strada e tornare a casa. Finalmente la porta, finalmente la strada lastricata con grandi pietre, questa volta in salita, finalmente la casa. É notte.

Inizia il secondo sogno: sta finendo di ritagliare uno schienale di tartarughe, tartarughe in cammino ma non si sa dove, né perché. Sono ben dettagliate e guarda con soddisfazione il lavoro, il legno compensato è percorso da pennellate verdi e blu, l’effetto è grandioso, le zampette si protendono verso l’alto, sono le ultime tartarughe salite sulle zampe di quelle sottostanti, formano un ricamo. Le viene in mente il suo disperato cammino nel museo labirinto, ride. Aveva disegnato labirinti per tanti anni, le pareva che i percorsi obbliganti riproducessero le volute del cervello. Sicuramente era successo che il primo uomo, tentando di capire l’enigma racchiuso nella testa di chi aveva appena assassinato, avesse tentato di segnare nella sabbia quelle volute, quei segni e il disegno l’aveva rapito. Così con qualche pietra aveva innalzato il primo muro per seguire un cammino a spirale, pieno di interruzioni, svolte, trabocchetti. Costruito il primo labirinto vi aveva racchiuso il minotauro, che adesso la guarda dall’interno di quelle mura. Il minotauro è un animale triste, vorrebbe parlare con qualcuno, vorrebbe innamorarsi, fare l’amore, le spiega tutto mentre lei disegna le ultime tartarughe, poi la prega di farle almeno un ritratto.

<<Te l’ho fatto, in mezzo a quei disegni per il Manual di Borges>>

<< Ah, Borges! Una brava persona, lui ha capito la mia solitudine, ma non ho visto il ritratto, come sono?>>.

<< Bello, nero, grande. Ti affacci alle mura come adesso, ai tuoi piedi scorre il sangue >> Sembra ancora più triste, si volta verso una voce alle sue spalle.

<< Ritengo di dover interrompere il nostro rapporto… >>

Cazzo, da quali tenebre, da quali ricordi rimossi esce quella voce! Forse perché ne ha parlato dopo tanto tempo con sua sorella, non vuole ricordare il passato, non vuole tornare a quei giorni di dolore insensato, di pura follia, di giorni e di notti segnati da usi e abusi di sostanze tossiche.

Il sangue non è del Minotauro, lui ha occhi buoni, tristi, è il piede della “voce” che sanguina, perché ha camminato sui vetri, spruzzato di rosso ogni cosa, corridoio, letto lenzuola. Adesso aspetta, in posizione fetale, e da lì minaccia perché sa di avere una vittima, costruita con pazienza, modellata a suo uso e consumo, con finte prove d’amore, con la forza del male che toglie ogni energia, ottunde il cervello, ti priva di reazioni.

Le sue tartarughe sono forti, il loro disegno preciso, la “voce” minaccia, ordina, tenta di convincere, lei ascolta e riconosce ogni inflessione. Ogni pausa. Adesso non ti odio neppure più, ti avevo dimenticato, spero di uscire da questo sogno dimenticandoti un’altra volta.

Ancora le tartarughe, si sono mosse, si arrampicano sul muro, sono un ricamo bellissimo. Sul muro disegna il labirinto, le tartarughe entrano in fila, il minotauro non è più solo.

Carla Tolomeo– Punta del Este 13 gennaio 2020