Carlo Coccioli. Le corde dell’arpa

Home / Recensioni / Carlo Coccioli. Le corde dell’arpa

La prima edizione italiana de Le corde dell’arpa è del 1967, per Longanesi. Poi più nulla fino al 2012, quando l’editore Piccolo Karma lo ha reso di nuovo disponibile in versione cartacea e digitale. Tocca adesso a Lindau riportare nelle librerie le opere più importanti di uno scrittore formidabile, scrittore che per molto (troppo) tempo ha avuto una vita editoriale discontinua e sfortunata, per lo meno qui in Italia.

Così cominciano a vivere soli, soli, soli, e il tempo passa. Soli: loro due da una parte, gli altri dall’altra. Letizia è ogni giorno di più una cosa meravigliosa. Possiede in grado eroico la virtù di sistemare il caos e sgominare la noia.

Fabrizio e Letizia, i protagonisti del libro, esistono l’uno per l’altra, l’uno nell’altra. Vivono in un equilibrio perfetto: Letizia mette in ordine il mondo, lo rende abitabile per Fabrizio; lui fa la sua parte assecondandone gli umori, i cambiamenti, facendo sì che quel mondo altro, il loro mondo, possa continuare a esistere.

Ma chi sono davvero Fabrizio e Letizia? Poco o nulla sappiamo di loro: solo che sono giovani, abitano insieme, dispongono di molti soldi. A parte questo, nulla.

Li incontriamo a inizio romanzo quando vivono a Milano, ma è una parentesi breve, Quasi subito si trasferiscono a Firenze, in un appartamento in piazza Santa Croce, e da lì ancora a Venezia.

Fabrizio dipinge, Letizia invece vive di passioni tanto febbrili quanto passeggere. In questa prima parte tutto si consuma tra dialoghi infantili, quasi chiacchiere di bimbi, e una sensualità allusa quanto mai portata fino in fondo. Il tempo intanto scorre, non si sa bene quanto, perché il tempo Coccioli lo rende una materia incerta, fatto di accelerazioni e rallentamenti.

Poi, improvviso, arriva il cambiamento, la cacciata dall’Eden. Letizia annuncia il proprio matrimonio con Ramón, un uomo messicano conosciuto a Venezia. Parte, si allontana da Fabrizio, va a vivere in Messico. Si tratta di uno strappo temporaneo, seguirà di lì a breve una ricucitura. Anzi, meglio, tutto quello che seguirà sarà un tentativo di rammendare quella ferita.

Inizia così un girovagare dei due protagonisti in America Latina, dal Messico fino al Perù, per poi tornare definitivamente in Italia. Potrebbe essere un libro di viaggio, ma particolarissimo, forse il tentativo di mappare un desiderio.

L’itinerario latinoamericano si muove tutto tra sesso e miseria, tra ricerca del sacro e abbandono alle pulsioni della carne. L’America Latina di Coccioli è un luogo interiore di luce e di tenebra, uno spazio enorme in cui Fabrizio e Letizia si perdono e si ritrovano. Procedendo per piccoli, sofferti aggiustamenti, scoprono nuovi modi di amarsi.

Più il racconto avanza e più, qui e là, al lettore viene fornito qualche nuovo dettaglio su chi siano davvero, quale la sostanza del rapporto che li lega. Scoprirà che tutto questo andare, questa grande ricerca – semplicemente: questo loro vivere – è forse un modo per superare un dolore. Scoprirà che Fabrizio e Letizia sono corpi svuotati, corpi che hanno perduto l’anima e disperati la cercano. Sono anche due esseri puri, che insozzandosi cercano salvezza.

Una lettura di difficile inquadramento, densa di una scrittura allusiva e lirica, velocissima e fortemente visiva: Le corde dell’arpa è un romanzo splendido. Una poetica, allucinata ricerca d’amore.

Edoardo Zambelli

Recensione del libro Le corde dell’arpa, di Carlo Coccioli, Lindau, 2020, pagg. 184, € 16.