Carlo Rovelli. Helgoland

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I libri sono uguali alle persone. È una cosa di cui mi vado persuadendo mentre invecchio.

Un po’ perché contengono storie, abitanti e un continuo vociare oltre il tempo, che si ripropone.

E poi perché libri e persone non possono chiudere, non si possono cancellare, bruciare.

Libri e persone esistono in relazione a noi. Ecco tutto. Li conosciamo, ce li teniamo.

Carlo Rovelli, fisico di fama mondiale, uno dei massimi esperti della teoria dei quanti, in questo suo Helgoland, edito da Adelphi, ci spiega come e perché la parola relazione sia il segreto dell’esistenza, perché – si apprende – che lo si creda o no, una sedia come un uomo, e persino la Luna, o è in relazione o semplicemente non è.

Rovelli ci porta alle origini di questa che, di fatto, è la storia del mondo, il cammino attraverso il quale stiamo ancora cercando di capire di cosa sia fatta la materia, di cosa siamo fatti noi.

Il principio del cammino risiede a Helgoland, un piccolo arcipelago nel Mare del Nord dove un giovane Heisenberg venne travolto da una serie di intuizioni, che cambieranno per sempre la storia della fisica.

Il merito di Rovelli sta nel coinvolgere il lettore, nel condurlo alla comprensione di fenomeni e teorie, dimostrando un’ ottima capacità divulgativa. Non a caso, ancora oggi, le sue Sette brevi lezioni di fisica – tra gli Adelphi – resta sorprendentemente il libro più venduto.

Il tema trattato, tuttavia, è assai complesso e talvolta anche la più deduttiva delle spiegazioni risulta faticosa per chi ha solo vaghe e confuse nozioni della materia.

È necessario tenere duro, superare le cento pagine per iniziare a trovare un senso, farsi un’idea seppur vaga di quanto si cerca di spiegare.

Inoltre sono diverse le parti che rimangono solo abbozzate, come le dispute tra Schrödinger e lo stesso Heisenberg; tra Bohr e Einstein…

Oppure quelle tra Bogdanov e Lenin.

Sarebbero state le parti più letterarie e ci rimane un po’ come se l’autore ci mandasse a cercare altrove quello che, in fondo, avremmo voluto trovare qui.

Per questo motivo il giudizio sul saggio resta sospeso, perché l’intera operazione poteva essere pensata diversamente.

In definitiva la ritengo una lettura non del tutto piacevole ma utile e quando in una puntata di Big Bang Theory, o in Interstellar di Nolan, o nel primo fantastico True Detective, troverete l’ennesima allusione al gatto di Schrödinger, alla Costante di Planck, alla concezione del tempo o all’entalglement, vi ricorderete di questo piccolo saggio e capirete perché sia stato utile dedicargli qualche ora del vostro tempo, anche se non vi ha cambiato la vita.

Pierangelo Consoli

Recensione a Helgoland di Carlo Rovelli, Adelphi, 2020, pagg. 227, € 15