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Carlo Sburlati anteprima. Codreanu. L’arcangelo trafitto

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Il libro Codreanu. L’arcangelo trafitto di Carlo Sburlati (Idrovolante Edizioni 2025, pp.260, € 17, con l’appendice critica di Mario Bernardi Guardi) è in parte la rielaborazione di Codreanu il Capitano di Carlo Sburlati edito da G. Volpe, 1970, pp 230.

L’opera incuriosì Prezzolini, soprattutto in relazione alla natura antimachiavellica del personaggio Codreanu, il quale rimproverava a Machiavelli l’esaltazione della Ragion di Stato e l’utilizzo dei mezzi più efficaci, anche se poco raccomandabili.

Sburlati racconta la vicenda e il pensiero di Corneliu Zelea Codreanu, politico ultranazionalista romeno e figura centrale di uno dei movimenti più controversi e radicali dell’Europa tra le due guerre. Fondatore della Guardia di Ferro, fu assassinato nel 1938 in seguito al colpo di stato del re di Romania. Il movimento di Codreanu, sorto in funzione anticomunista antirussa, col tempo si impose come una forza popolare e rivoluzionaria con l’intento di rifondare la nazione romena.

Troviamo il ricordo di Codreanu trasmesso da Montanelli: “Sobrio fino all’astinenza. Digiunava il martedì ed il venerdì. Non aveva nessuna idea del denaro. Non lo disprezzava nemmeno; non lo capiva, non ne aveva mai… Sua moglie doveva sottrargli di nascosto il denaro, quando ce n’era, per impedirgli di farne dono ai poveri e agli amici poveri anch’essi…”. Codreanu propugnava un’idea non comunista ma attenta ai problemi sociali: “Noi e gli uomini di buon senso non abbiamo paura né del comunismo, né del bolscevismo. C’è un’altra cosa che ci fa paura: è che gli operai di queste fabbriche non hanno a sufficienza da mangiare. Essi hanno fame… Bisogna che siano soddisfatte queste due necessità: la fame e il desiderio di giustizia”.

Un’analisi di una società corrotta e arretrata: “mentre i partiti politici lottano tra loro per banali liti, noi, figli di questa terra, che cadremo domani per primi sul campo di battaglia, oggi che la voce della Patria ci chiama, teniamoci fraternamente per mano e proclamiamo tutti insieme l’unione della gioventù rumena”. Codreanu aspira a stimolare una rinascita: “Gioventù della Grande Romania, sollevati in quest’ora; eleva un baluardo intangibile intorno alla terra degli antenati, all’esercito e alla Chiesa cristiana”. Con lui ebbe rapporti anche Julius Evola che racconta un incontro: “Egli disse che in ogni organismo esistono tre principi: la forma, la forza vitale e lo spirito. Si deve pensare lo stesso per una nazione, e un movimento rinnovatore può svolgersi facendo cadere maggiormente l’accento sull’uno o sull’altro dei tre principi”. Molti filosofi e intellettuali romeni furono colpiti dal movimento di Codreanu: Mircea Eliade, Emil Cioran, Constantin Noica, Vintila Horia. Anche Ionesco ne sperimentò l’influenza: «I professori di facoltà, gli studenti, gli intellettuali diventavano nazisti, Guardie di Ferro, gli uni dopo gli altri. Noi, che eravamo una quindicina, ci riunivamo, discutevamo, trovavamo argomenti da contrapporre ai loro».

Nell’appendice critica Mario Bernardi Guardi ci spiega il senso dell’opera: “Raccontare un Uomo, i suoi ideali, la sua bandiera. Capire la Romania negli anni tra le due guerre. Capire chi seguì Codreanu e perché”.

Carlo Tortarolo

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Tutti vogliono conoscere il Capitano della Legione e lo invitano tra loro.

Nicholas M. Nagy-Talavera1, nato a Budapest da famiglia ebraico-sefardita, internato ad Auschwitz nel 1944, rinchiuso nei gulag comunisti nel dopoguerra, riesce a fuggire negli Stati Uniti dove diventerà un importante cattedratico di Storia Moderna in diverse università americane.

Ci ha lasciato questa significativa testimonianza di un suo fortuito incontro con Codreanu negli anni Trenta.

Improvvisamente nella folla intervenne il silenzio.

Un uomo alto, di una bellezza triste, vestito del bianco costume dei contadini, entrò a cavallo nel cimitero…

Si fermò vicino a me, ed io non potei vedere nulla di mostruoso e malvagio in lui.

Il suo sorriso infantile e sincero si irradiava sopra quella folla di poveracci, ed egli sembrava di essere unito e risolutamente avvolto da essa.

Carisma è una parola insufficiente per definire la forza magnetica che emanava da lui.

In silenzio restò in mezzo alla folla.

Non aveva nessun bisogno di parlare.

Il suo silenzio era eloquente, ed egli sembrava di essere più forte di tutti noi, più forte dell’ordine pretestuoso del prefetto che gli vietava di parlare.

In venticinque anni non ho mai dimenticato quel mio incontro con Corneliu Codreanu.

Molti di coloro che hanno sentito la “predicazione” di Corneliu, lo seguono nei suoi spostamenti da paese a paese; sono gli araldi della nuova fede che va conquistando sempre più, dopo le menti e le fredde intelligenze di universitari e intellettuali, anche il cuore e l’anima di uomini costretti a lavorare dall’alba al tramonto, per poter sopravvivere nella più penosa indigenza.

1 Nicholas Nagy-Talavera, The Green Shirts and the Others: a History of Fascism in Hungary and Romania, Hoover Institution Press, California, 1971.

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