Cecco Bellosi inedito. Il bandito e il Campione 

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In questo toccante ricordo Cecco Bellosi non può far altro, come ormai è sua natura, di intingere la penna nell’inchiostro e così la memoria di Corrado Lamberti, rivive in queste righe dove si rincorrono le sensazioni: le lotte di gioventù per un mondo migliore, non certo quello presente che ha portato a questa pandemia non solo di corpi ma di coscienze che speriamo vengano risvegliate da questo mistero. Forse i due compagni immaginavano una morte diversa: sul campo delle azioni. E così, mentre Cecco Bellosi cercava, come scrive, “di sopravvivere nelle patrie galere” portato proprio dalla sua utopia armata, Corrado Lamberti diventava uno dei più grandi astrofisici italiani, il maggior collaboratore di Margherita Hack. Ma non solo Cecco e Corrado si ritroveranno ancora in altre lotte, come quelle contro gli abusi edilizi, rimanendo sempre un essere umano intriso di universo.

Gian Paolo

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Corrado Lamberti

Portato via da questo virus cieco, invisibile e infido, è morto Corrado Lamberti. Amico e compagno di sempre. Ci eravamo conosciuti al liceo, ma soprattutto sulla corriera, quella comunità vivace di ragazzi e ragazze che ci portava ogni giorno dai paesi della Tremezzina a Como. Con Corrado condividevo la simpatia reciproca, ma anche la precoce passione politica. Aveva un anno più di me: lui era il fratello saggio e riflessivo, io quello impulsivo e un po’ scapestrato. Ma proprio questa diversità ci avvicinava in una tenerezza che non avremmo mai perso.

Fino a oggi.

All’università lui si era iscritto a Fisica ed era entrato in Avanguardia operaia; io a Filosofia ed ero entrato in Potere Operaio. Ma la nostra amicizia ci aveva portato, sul Lago, a fondare la Sinistra Rivoluzionaria Tremezzina, una delle nostre più belle avventure, coinvolgendo un centinaio di ragazzi e ragazze del Lago, ma anche personaggi tipici della nostra terra come il Titti e il Barba, grandi artisti decoratori. Abbiamo inventato lotte piene di fantasia come gli scioperi a gatto selvaggio a Villa Carlotta; ci si ritrovava in vivaci riunioni che terminavano con l’immancabile polenta e con l’ancora più immancabile vino accompagnati dai coinvolgenti canti popolari; ma per un decennio l’iniziativa più importante è stata la manifestazione antifascista di massa il 28 aprile, a impedire l’arrivo dei fascisti a Giulino di Mezzegra.

Che rimanevano chiusi nelle loro tane, impossibilitati a farsi vedere.

Di quel periodo, Corrado ha sempre custodito gelosamente la bandiera.

In quegli anni si è sposato con la Giusi, la sua morosa di sempre, dai tempi della corriera: hanno condiviso tutto, dall’inizio alla fine, in una storia di un’intensità coinvolgente. Il loro è stato uno dei primi matrimoni civili dalle nostre parti e avevano voluto che a celebrarlo fosse mio papà.

Poi i nostri destini si sono divisi: Corrado è diventato uno dei più importanti astrofisici italiani, direttore di riviste come Astronomia e Le Stelle, collaboratore, forse il più stretto, di Margherita Hack. Di contro, io cercavo di sopravvivere nelle peggiori galere, ma la nostra amicizia non si è mai interrotta, neanche in quel periodo. Corrado ha continuato a scrivermi, a mandarmi libri, quando è stato possibile mi è venuto a trovare. Mi ha chiesto di scrivere qualche articolo per Astronomia, a me che con la fisica avevo sempre avuto un divieto di incontro. Ricordo però che accompagnava i miei temerari scritti con gli acquerelli di un mio compagno detenuto, di cui diceva: «Quei dipinti sono intrisi di universo».

Corrado è stato, o meglio, è una persona di grande spessore, da tutti i punti di vista. Dal punto di vista umano, è sempre stato generoso, attento, disponibile; dal punto di vista scientifico, un astrofisico di valore internazionale, senza mai atteggiarsi a primo della classe, anche se lo era; dal punto di vista politico, non ha mai smesso di battersi per tutta la vita per il bene comune. Capace di unire questi tre aspetti, come nella missione presso il popolo Saharawi: scientifica, umanitaria, politica.

Un vero galantuomo, verrebbe da dire con un termine un po’ desueto, ma che gli si addice come un vestito perfetto. Se c’è una cosa che gli ho sempre rimproverato, è una virtù: quella di essere troppo buono.

Una volta fuori, ci siamo ritrovati e non ci siamo più persi. Fino all’ultima avventura comune nella Cruna del Lago, l’associazione sorta per contrastare la speculazione edilizia sulla nostra terra.

L’anno scorso è andato a far lezione nella scuola di mio nipote, così come ha fatto in decine di scuole elementari, con le maestre commosse per l’entusiasmo che sapeva trasmettere nell’incontro con i bambini, per la loro curiosità autentica nel conoscere il cielo stellato.

L’infinito.

Poi il suo ricovero: la preoccupazione in questi giorni si è alternata alla speranza.

Ieri sera il virus si è portato via il mio amico Corrado.

Di cui dimenticavo un’altra passione comune e di sempre per l’unica squadra di Milano, quella che per noi si è sempre chiamata Internazionale.

Cora, ti siano lievi le tue stelle.

Cecco Bellosi