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Charles-Ferdinand Ramuz anteprima. Indagine su Cézanne

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Indagine su Cézanne” di Charles – Ferdinand Ramuz (Oligo Editore, 2025 pp. 72 € 13.00) a cura di Marino Magliani, nella traduzione di Sandro Ricaldone e Marino Magliani esce nelle librerie il 28 novembre come prezioso e ricercato omaggio all’arte e all’analisi pittorica in Paul Cézanne. L’autore concede una lettura immersiva e avvolgente per descrivere l’impressione emotiva totale dell’esperienza artistica, con la finalità di identificare le essenziali corrispondenze visive tra le idee dipinte e i simboli dei contenuti, in una reciproca intesa tra la comprensione poetica, il pensiero e l’attenzione della concezione estetica. Commenta, nell’elogio di una dottrina intellettiva che oltrepassa la singolare e solitaria abilità espressiva della materia dipinta, l’importanza del pittore Paul Cézanne nell’ottica di uno spirito moderno, capace di anticipare la semplificazione formale e post impressionista nella disgregazione e nella ricomposizione degli ambienti, ritrarre l’intuizione con l’impiego privilegiato del colore come guida di costruzione e interpretazione realistica. Il libro sottolinea il passaggio emblematico dell’arte di Paul Cézanne in un cammino lungimirante che incrocia i riferimenti commemorativi dell’arte antica e assorbe le sollecitazioni dell’arte moderna. Contribuisce, anche grazie ai contributi dei disegni e degli acquarelli presenti nelle pagine, ad arricchire la consistenza e l’intensità della prospettiva energica e intellettiva del pittore, modulare nelle pennellate l’indipendenza originaria e concreta della raffigurazione. Motiva la vitalità compositiva delle sensazioni e delle esecuzioni, in una persuasione ideale che suggerisce la struttura minuziosa del sentimento, l’apparenza sensibile della natura e il movimento volumetrico del paesaggio.

L’autore consegna, attraverso la percezione sospesa di uno sguardo immobile sulla fuggevolezza delle cose, nella pienezza dei significati, un modello di progettazione del mondo in cui l’entità incisiva e la vibrazione cromatica sono sintesi di configurazione e di spiegazione del reale. “Indagine su Cézanne” scompone con nitida perspicacia la connessione del proprio universo, inteso come spazio mentale, con l’indissolubile insegnamento di combinare la narrazione compositiva, include la bellezza di interpretare le cose nella loro geometrica capacità di penetrazione. Riconosce la direzione del pittore a inseguire la luce occupata dagli oggetti, l’intima vitalità degli elementi quotidiani, l’elegia del tangibile, l’ispirazione che condiziona il chiaroscuro della sua emarginata complessità, in una dimensione provvisoria e frantumata. Charles – Ferdinand Ramuz traccia con acuta abilità il segno riconoscibile di un luogo interiore dove le parole e le immagini inseguono la superficie del reale. Trasmette la propria visione del mondo e della sua scrittura accogliendo l’autonomia espressiva del pittore, nella sua rappresentazione della realtà, nel suo carattere immanente. Il libro contiene la linea di un orizzonte che ridisegna il volto dell’arte con la fusione di una solidità orientata nella semplificazione delle forme e nella rielaborazione dei soggetti, l’eredità della conoscenza e dell’emozione, la proiezione del documento creativo come tema per tradurre in un accento letterario la profonda empatia, la dimensione profetica di cogliere l’essenza mirabile dell’esistenza, esplorando gli elementi inattesi e sorprendenti della vita.

Rita Bompadre

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In lui invece c’è una nudità quasi geologica. C’è l’albero, la pianta, ed è tutto. E c’è anche la parete, ma la parete è ancora suolo, perché è tutto di roccia, questo suolo, e con un colpo di piccone lo sgretolo, per usarlo come materiale da costruzione. Ecco qui la totalità. E, quando infine incrocia un uomo, un passante qualsiasi che lui ferma per strada per chiedergli di posare, lo trattacome un paesaggio, isolato, e in se stesso. Ritratti, figure di bevitori, giocatori di carte, donne in vestaglia su una vecchia poltrona, ora è il paesaggio che è assente; non c’è bisogno di altro sfondo che il grigio di una parete o i disegni demodé di una carta da parati. E l’abito, il portamento, le movenze può darsi che siano “giusti” e ben caratterizzati, ma questo non è importante! Di nuovo, qui, è il volume che conta, solo il volume – e l’intera atmosfera, che è così grande, così viva, così nobile talvolta da diventare sobria, mentre c’è chi lo disprezza e, conoscendolo solo in superficie, superficialmente lo denigra per la composizione e il “soggetto”, perché qui è profondo e intimamente mescolato alla carne, ai nervi, al sangue, alla sua stessa sostanza, ed è solo attraverso la forma che pretende di esprimersi.

Ogni pretesto è buono per Cézanne: radicato saldamente in questa regione, non se ne allontana per cercarne altre. Accetta, anche qui, i luoghi, così come sono; e utilizza i luoghi stessi. Altri

si sono spinti fino in Oceania; lui ha trovato l’Oceania nel suo cuore. Ecco che ritrovavo la sensazione già avvertita sul tram, ma ora molto più intensa, di una terra e di un uomo intimamente uniti, così indissolubilmente uniti, così intrecciati che, davvero, non distingui più, quando ti guardi attorno, cosa appartenga all’uno o all’altra.

Ero lì, mille pensieri mi assalivano e mi confondevano. Risalendo una strada pietrosa, sotto una galleria in parte aperta, scivolava con un rumore furtivo l’acqua di un canale di irrigazione. Ecco che all’improvviso mi viene in mente il nostro lago, e, considerando la grandezza che il paesaggio acquista per il fatto di essere stato, come si dice, “materia d’arte”, come sentivo ancora più deprivato il nostro lago, tristemente vergine e abbandonato. Non è del tutto vero, mi dicevo, perché comunque c’è stato Hodler.

Ma era proprio lui quello di cui avevamo bisogno? Con quale altra autorevolezza scaturisce qui e si erge questa terra, realizzata grazie alla perfetta coincidenza di ciò che riflette e ciò che è riflesso: questi scenari da una parte, un temperamento dall’altra, una natura e un’altra natura (uso le parole più semplici e più grandi).

In lui invece c’è una nudità quasi geologica. C’è l’albero, la pianta, ed è tutto. E c’è anche la parete, ma la parete è ancora suolo, perché è tutto di roccia, questo suolo, e con un colpo di piccone lo sgretolo, per usarlo come materiale da costruzione. Ecco qui la totalità. E, quando infine incrocia un uomo, un passante qualsiasi che lui ferma per strada per chiedergli di posare, lo trattacome un paesaggio, isolato, e in se stesso. Ritratti, figure di bevitori, giocatori di carte, donne in vestaglia su una vecchia poltrona, ora è il paesaggio che è assente; non c’è bisogno di altro sfondo che il grigio di una parete o i disegni demodé di una carta da parati. E l’abito, il portamento, le movenze può darsi che siano “giusti” e ben caratterizzati, ma questo non è importante! Di nuovo, qui, è il volume che conta, solo il volume – e l’intera atmosfera, che è così grande, così viva, così nobile talvolta da diventare sobria, mentre c’è chi lo disprezza e, conoscendolo solo in superficie, superficialmente lo denigra per la composizione e il “soggetto”, perché qui è profondo e intimamente mescolato alla carne, ai nervi, al sangue, alla sua stessa sostanza, ed è solo attraverso la forma che pretende di esprimersi.

Ogni pretesto è buono per Cézanne: radicato saldamente in questa regione, non se ne allontana per cercarne altre. Accetta, anche qui, i luoghi, così come sono; e utilizza i luoghi stessi. Altri

si sono spinti fino in Oceania; lui ha trovato l’Oceania nel suo cuore. Ecco che ritrovavo la sensazione già avvertita sul tram, ma ora molto più intensa, di una terra e di un uomo intimamente uniti, così indissolubilmente uniti, così intrecciati che, davvero, non distingui più, quando ti guardi attorno, cosa appartenga all’uno o all’altra.

Ero lì, mille pensieri mi assalivano e mi confondevano. Risalendo una strada pietrosa, sotto una galleria in parte aperta, scivolava con un rumore furtivo l’acqua di un canale di irrigazione. Ecco che all’improvviso mi viene in mente il nostro lago, e, considerando la grandezza che il paesaggio acquista per il fatto di essere stato, come si dice, “materia d’arte”, come sentivo ancora più deprivato il nostro lago, tristemente vergine e abbandonato. Non è del tutto vero, mi dicevo, perché comunque c’è stato Hodler.

Ma era proprio lui quello di cui avevamo bisogno? Con quale altra autorevolezza scaturisce qui e si erge questa terra, realizzata grazie alla perfetta coincidenza di ciò che riflette e ciò che è riflesso: questi scenari da una parte, un temperamento dall’altra, una natura e un’altra natura (uso le parole più semplici e più grandi).

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