Benvenuto su Satisfiction   Click to listen highlighted text! Benvenuto su Satisfiction

Cody Franchetti anteprima. L’archeolatra e i tifosi del futuro

Home / Anteprime / Cody Franchetti anteprima. L’archeolatra e i tifosi del futuro

Ci sono libri che non chiedono di essere letti, pretendono di essere vissuti. L’archeolatra e i tifosi del futuro di Cody Franchetti (La nave di Teseo, 2025, pp. 64, € 15) è un titolo che suona come una sfida: non un gioco letterario, ma un credo, una dichiarazione di guerra a un’epoca che ha trasformato la memoria in merce di scambio e il futuro in tifoseria da stadio.

Cody Franchetti, romano, musicista e studioso, ha insegnato e scritto di filosofia, storia e musica tra Parigi e New York. Cura per La nave di Teseo la collana L’Airone. L’archeolatra e i tifosi del futuro è il suo primo libro di poesie.

Franchetti si mette addosso la maschera dell’“archeolatra”, l’adoratore dell’antico, e la calza con la stessa ostinazione con cui i mistici calzavano il cilicio: non per darsi un tono, ma per ricordarci che ogni ferita può ancora sanguinare.

Nei suoi versi, la luce non illumina ma tradisce (“luce che occulti le giornate lente”), gli odori non evocano ma accusano (“odore pietroso di banconote ricche… odore citrino di orina avvizzita”), e la primavera non è la stagione dell’amore, ma una menzogna atmosferica, “atroce”, perché mette a nudo i nostri dissesti.

Ogni componimento è un affondo, un colpo di scalpello contro la patina che il presente stende sull’antico. Non c’è indulgenza: Franchetti guarda alle architetture, ai cieli, ai corpi, con la furia di chi non accetta la mediocrità del neo- e la contraffazione di un mondo che replica stili senza più genio.

È un libro che non consola, non apre porte di speranza: ti lascia davanti allo specchio incrinato della modernità, costringendoti a scegliere se stare con i “tifosi del futuro” – pascolatori di gadget elettronici – o con l’archeolatra, che abita il tempo non come progressione ma come rovina da interrogare.

L’appendice, con la corrispondenza tra l’autore e la Treccani sul riconoscimento della parola archeolatra, è un gioiello di coerenza: Franchetti non si limita a scrivere poesie, pretende che il suo lessico divenga carne della lingua.

Un atto politico, non accademico. Un poeta che chiede all’istituzione del linguaggio di fare spazio al suo dissenso.

Questo libro è un manifesto lirico contro il presente, un atto di resistenza estetica che non ha paura di apparire anacronistico, perché è proprio lì che trova la sua forza: nell’ossessione per un passato che non muore e nel rifiuto di un futuro che non convince.

Un libro che non si legge, ma si respira come un’aria tossica: ti fa tossire, ti costringe a cambiare ritmo, e alla fine ti avvicina alla certezza che, come scrive Franchetti, “l’odierno non mi tenta”.

È la voce di un poeta che scava la rovina per accendere quella luce arcaica che ancora può ferirci.

Carlo Tortarolo

#

ESTRATTO

L’archeolatra

Il culto, la venerazione

per tutto ciò ch’è antico,

viatico per il vivere corrente:

spoetizzato esistere

di memorie respinte

di richiami cessati.

A questo ammanco, stipo

stormi di passati

il mio durare.

Questo smontaggio

veste mentale ostinata e stringente –

combina il mio sembiante:

costretto ventriloquo

di presenze trascorse.

L’odierno non mi tenta.

Disadattato all’attuale

capitai presto, nell’infanzia

quando sentivo

l’incresciosa sincronia

e insofferente scorgevo

un mondo dimentico

e impervio all’uso.

L’odierno non mi tenta.

Inevitabile l’alterità con i coevi:

i tifosi del futuro

girati solo avanti

a pascolare uno sciame

di capricci elettronici –

vanagloriosi che dichiarano

inservibile il passato

e sacrificano

l’avvenuto per l’avvenente.

L’odierno non mi tenta.

Il mio claustro

è spoliazione

da aride credenze

da ispirazioni inefficaci;

diniego necessario

per foggiarmi

circospetto predone

di svelamenti in ombre:

pezzi di mondo proiettati,

effimeri e perpetui.

L’odierno non mi tenta.

Così, mentre il mio sguardo scandaglia indefesso

il concavo sordo del tempo addietro,

temperante cerco fermarlo;

ma l’occhio sa bene la mia cedevolezza

ed io lene rinuncio;

resto vacuo proteso

quasi cenotafio

in attesa di…

Luce che occulti le giornate lente

che passano in sordina,

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

presto s’alzerà la notte rischiarante e vedrò…

un’altra luce

netta e selvatica

è luce arcaica:

quella luce che non cambia colore

quella luce a cui tutto si impiglia

quella luce ancora di nessuno

ava degli antichi ed erede di nascituri –

quella luce che irrora l’archeolatra.

Quella luce

chi l’odierno

non accarezza.

© 2025 Cody Franchetti

© 2025 La nave di Teseo editore, Milano

Click to listen highlighted text!