Colin Wilson, La gabbia di vetro

Home / Recensioni / Colin Wilson, La gabbia di vetro

una poesia è una macchina per fare delle scelte.

John Ciardi, il significato di una poesia.

Colin Wilson, La gabbia di vetro

Abbiamo bisogno di lettori cannibali. Abbiamo bisogno del sangue dei nostri autori preferiti o del loro esistenzialismo.

Ero risucchiato nella lettura di un altro libro, quando sono stato chiamato dalla pila di volumi sulla mia scrivania. Sono precipitato in Colin Wilson (1931-2013) e posso dirlo, questo uomo mi piace e ha delle stravaganze. Alla Carbonio editore il merito di proporci La gabbia di vetro (the glass cage,1966) magistralmente tradotta di Nicola Manuppelli.

Questo romanzo è un interessante e ben congegnato esperimento in cui l’autore usa un genere popolare, quello poliziesco e una serie di omicidi, per introdurre e rendere, per così dire, accessibile a chi legge un concetto filosofico assai variegato e disomogeneo quale l’esistenzialismo, il modo d’essere proprio dell’uomo, caratterizzato dall’irripetibilità e dalla precarietà.

C’è in questo libro una maniera incredibilmente umana in cui i personaggi parlano e discorrono del crimine. Un modo terribile e alla portata di tutti.

Questo è il vino che bevo, questo è il pane che spezzo, sembra dirci Damon Reade, giovane studioso protagonista del romanzo, sullo sfondo di una swinging London così attraente e carica di energia.

I versi immortali di William Blake, vergati con il gesso (quale effimero materiale ), che l’omicida lascia scritti dopo aver ucciso, appaiono come un efferato atto redentivo, un gesto necessario in risposta ad una morte psicologica, in risposta alla paura.

La strana paura che tutti noi proviamo quando la vita sembra improvvisamente e completamente vuota”.

I fatti, la vita reale ci renderanno colpevoli.

Si sa solo che c’è qualcosa di sbagliato da qualche parte e che bisogna tenere gli occhi aperti e continuare a fare due più due. È di questo che parla la poesia di Blake. Ecco perché trabocca di violenza, torture e agonia”.

Un romanzo sorprendente, interessante anche per essere letto una seconda volta, cercando quei rimandi letterari che su tutto ci riportano alla figura di Raskòlnikov di Dostoevskij.

Musica consigliata:

The Who, my Generation, 1965

Film consigliato:

My Generation , docu-film del 2017, Diretto da David Batty e presentato da Sir Michael Caine

Recensione di Edoardo M. Rizzoli a La gabbia di vetro di Colin Wilson, Carbonio editore. Traduzione Nicola Manuppelli, pagg. 272, euro 17,50.