Per secoli la poesia giapponese ha custodito una contraddizione silenziosa: mentre la sua forma più celebre, lo haiku, veniva tramandata come territorio eminentemente maschile, la letteratura che ne costituiva il fondamento più profondo era nata sotto il segno di una voce femminile. Dalle dame dell’epoca Heian, che avevano affidato all’hiragana diari e poemi di luminosa finezza, fino all’oblio imposto dal neoconfucianesimo e da una società guerresca e patriarcale, la scrittura delle donne è rimasta a lungo una presenza carsica, pronta però a riemergere.
Haiku al femminile (Einaudi 2026, pp.376, € 17,00, a cura di Cristina Banella) è un’antologia dedicata alle poetesse degli ultimi cento anni e si colloca esattamente nel punto di questa riemersione. Curata da Cristina Banella, studiosa di haiku e dottore di ricerca in Storia e civiltà dell’Asia orientale, non si limita a colmare una lacuna storiografica, ma restituisce al lettore un paesaggio poetico rimasto ai margini del canone, mostrando come lo haiku femminile abbia contribuito in modo decisivo a ridefinire il genere stesso. La solida formazione accademica della curatrice, maturata anche attraverso l’insegnamento presso la Tokyo University of Foreign Studies, si riflette in un lavoro che coniuga rigore filologico, sensibilità traduttiva e attenzione al contesto storico-culturale.
Seguendo un criterio cronologico, l’antologia accompagna il lettore dalle figure pionieristiche di Abe Midorijo e Sugita Hisajo fino alle voci più mature della prima metà del secondo Novecento, come Okamoto Hitomi. In questo arco temporale, lo haiku si apre a un’inedita costellazione di temi: il corpo fragile e malato, la maternità, la vedovanza, la clausura domestica, ma anche una nuova percezione del tempo e della natura, osservata non più come scenario ideale, bensì come riflesso dell’esperienza vissuta. Sono versi che nascono da spazi minimi, da gesti ripetuti, da silenzi forzati, e proprio per questo sprigionano un’intensità inattesa.
L’introduzione di Banella svolge un ruolo centrale nel dare profondità a questa fioritura poetica. Attraverso una ricostruzione puntuale del Giappone dei primi decenni del Novecento — segnato dall’impatto con l’Occidente e dalla guerra del Pacifico — la curatrice mette in luce il nesso inscindibile tra scrittura e condizione femminile, individuando al contempo le diverse tendenze stilistiche che attraversano lo haiku delle donne.
Questa antologia non è dunque soltanto una raccolta, ma un atto di restituzione critica e poetica: ridà voce a una tradizione rimasta troppo a lungo in ombra e dimostra come, nello spazio minimo dello haiku, le donne abbiano inciso una delle pagine più vibranti della modernità letteraria giapponese.
Nancy Citro
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Haiku al femminile a cura di Cristina Banella
ABE MIDORIJO
芽吹く庭胸に打たれし五寸釘 (me fuku niwa | mune ni utareshi | gosun kugi)
Di gemme in fiore
pieno il giardino… un chiodo
nel mio petto
わが聲も忘るるほどに冬籠 (wa ga koe mo | wasururu hodoni | fuyugomori)
La mia stessa voce
quasi ho dimenticato.
L’inverno, in casa
HASEGAWA KANAJO
羽子板の重きが嬉し突かで立つ (hagoita no | omoki ga ureshi | tsukade tatsu)
Lieta del peso
della racchetta… in piedi,
senza colpire
蝶のやうに畳に居れば夕顔咲く (chō noyōni | tatami ni oreba | yūgao saku)
Sul tatami siedo
come farfalla: un fiore
di zucca bianco
TAKESHITA SHIZUNOJO
胼ふえてますます光る指輪かな (hibi fuete | masumasu hikaru | yubiwa kana)
Mani spaccate,
e sempre più brillante
questo mio anello…
秋雨来ぬ重き征衣を重からしめ (shūu kinu | omoki seii o | omokarashime)
Pioggia d’autunno… E
le pesanti uniformi
piú grevi ancora
SUGITA HISAJO
花衣ぬぐやまつはる紐いろいろ (hanagoromo | nugu ya matsuwaru | himo iro iro)
Mi spoglio del kimono
della festa! Oh, m’avvolgono
così tanti lacci…
朝顔や濁り初めたる市の空 (asagao ya | nigori sometaru | ichi no sora)
I fiori d’ipomea!
E il cielo che si sporca
sulla città
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