Cyberpunk Antologia Assoluta. Gibson Stephenson Sterling

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Se tutto si spegne rimane solamente l’uomo.

EMR

Prima che chiunque possa reagire, 

lo scienziato ha già  premuto il pulsante, 

I suoi occhi distanti accesi da uno scintillio allegro”.

Rudy Rucker, Le imprese di Houdini, Mirrorshades

 

Il mio primo incontro consapevole con il cyberpunk iniziò nel 1996 con il film Strange Days. Improvvisamente un giorno, come se qualcuno avesse acceso un fuoco, tutti parlavano di computer, di rete, di connessioni e di possibilità. Fu come una fiamma, come un’idea di un viaggio verso un luogo diverso da qualche parte. Tutti noi cercavamo di capire e di buttare nelle nostre primordiali conversazioni computazionali qualche parola che ci avrebbe impressionato a vicenda. Volevamo stare al passo, ce la mettevamo tutta, ma davvero non avevamo gli strumenti adatti. Ascoltavamo quelli più grandi di noi di qualche anno parlare di non so cosa, ma quel non so cosa era decisamente diverso e più attraente, uno straordinario accesso ad una risorsa che ci raccontavano essere illimitata, prodigiosa. Avevamo tra le mani una sorta di latte+ informatico pronto all’uso. Avevamo un linguaggio nuovo da apprendere.

Cercavamo di immaginare un mondo che ancora non vedevamo ma avevamo compreso che da quel momento avremmo potuto spingere più in là la nostra mente ed essere noi il limite e percorrere come dei cowboy della consolle (così leggevamo)  l’impossibile linea dell’orizzonte. Eravamo la mano che avrebbe spinto deformato ed espanso il nuovo mondo. 

Quella sensazione fu irripetibile e negli anni una valanga di film, fumetti, dispositivi, domini e download circondò la nostra vita. E tra gli amici parlavamo dei libri che avevamo letto, di quanto quel Neuromante di Gibson(“romanzo che costituisce senza alcun dubbio la quintessenza del cyberpunk“B. Sterling, 1986) ci avesse offerto e preparato al cambiamento, di quanto fosse stata difficile ed emozionante la lettura,  e parlavamo di Shadrach nella fornace (marzo 1978) di Robert “Bob” Silverberg, di Philip K. Dick, di Blade Runner e della bellissima Rachael e di quanto tutte quelle immagini, tutto quel futuro ci andasse a genio. Non sapevamo neppure se queste cose andassero a braccetto, ma per noi quello che sentivamo chiamare cyberpunk era questo: pura energia, era andare in dei posti, o fare cose, che i nostri genitori neppure immaginavano. Era qualcosa in cui potevamo lavorarci dentro. Era anche una tenebra, allo stesso tempo attraente e pericolosa, qualcosa di marcio legato ai bassifondi eppure così invitante. 

Il mondo che avrebbe occupato di lì a pochi anni il nostro orizzonte rimaneva nonostante tutto ancora secondario, veniva dopo molte cose. Tuttavia quel mondo era già in movimento. Il cyberspazio sarebbe stato la nostra casa. Non so voi, ma qui dove abito io, in provincia, lo capimmo molti anni dopo. 

Eravamo come in missione, lo siamo tutt’ora e tra noi amici di allora continuiamo a  parlare di Sprawl, di fibre ottiche e di pixel di milioni di megabyte. 

Ritornare a queste letture, alle nuove traduzioni, sfogliare questo Drago così ben curato, Cyberpunk Antologia Assoluta (che racchiude Il Neuromante  di William Gibson, La Matrice Spezzata di Bruce Sterling che ne cura anche l’introduzione, Snow Crash di Neal Stephenson e la raccolta di racconti Mirrorshades. Postfazione Francesco Guglieri) essere nuovamente disposti ad elencare su un foglio bianco le espressioni del cyberpunk, avere ancora “fame di aria creativa”, ci ha reso dei lettori in eterno, ed è quello che volevamo sopra ogni cosa. 

Se tutto si spegne, rimangono solamente le macchine. Noi siamo ancora qui e “a volte è meglio essere che raccontare”(Bruce Sterling)

Edoardo M. Rizzoli

Cyberpunk. Antologia Assoluta

ed. Mondadori Oscar Draghi

W. Gibson, N. Stephenson, B. Sterling

Traduzioni: Introduzione di B. Sterling : Giulia Poerio

Neruromante : Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli

Snow Crash : Paola Bertante

La matrice spezzata : G. Cossato e S. Sandrelli

Mirrorshades : Benedetta Tavani e Lia Tomasich