Davide Steccanella. Gli sfiorati

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Davide Steccanella. Gli sfiorati

Leggendo il romanzo di Davide Steccanella, ho percorso all’indietro la mia vita, quegli anni, ho rivissuto vicende e drammi, mi sono resa conto che appartengo alla generazione degli Sfiorati, se pur con qualche anno in più. La singolarità del romanzo sta nel saper mediare tra il racconto intimo, personale e il secolo, con la sua violenza, le sue domande senza risposta, il suo avanzare incurante delle vittime e dei carnefici, delle vite perdute , nelle ideologie senza più idee.

Il protagonista è salito su un treno per partecipare a un funerale, non ha mai conosciuto colui che verrà sepolto nel piccolo cimitero, ma è consapevole che lì si compie la fine dell’Utopia, che la storia ha voltato pagina e che nessuna promessa, nessuna speranza, niente è sbocciato da quegli anni che a tanti, a una generazione, erano parsi di cambiamento, e per questo cambiamento erano pronti a uccidere e morire.

Noi avevamo le nostre vite, la storia ci sfiorava.

Quando ritrovano il corpo di Aldo Moro, Davide è a San Vigilio, io a Vienna. La mia prima mostra all’estero. Mi aspettava il Proprietario che dirigeva anche il più importante quotidiano di Vienna, mi disse che doveva darmi notizie, una buona:

sarei stata un’ artista della galleria Wurthle, una cattiva: avevano ritrovato il Presidente.

Nel susseguirsi di fatti, persone, citazioni, anche le partite a San Siro, non ancora Meazza, Steccanella riesce a raccontarsi facendo rivivere a chi è ancora testimone le emozioni di quei giorni. Le partite di Pallone in via Moscova, il Parini accompagnati dalle canzoni dei Pink Floyd, dei Genesis. Poi al cinema: il Cacciatore, Coming Home con una bellissima Jane Fonda mentre i quotidiani allargano a tutta Viareggio lo scandalo legato al delitto Lavorini e Meciani, innocente, si suicida in carcere. Ma questa è cronaca; nelle periferie, nei dintorni delle grandi fabbriche, nelle università, nelle famiglie borghesi iniziano a manifestarsi i malesseri, la voglia di cambiamento, la rabbia verso la classe politica che non riesce ad esprimere il cambiamento necessario per sanare vecchie ferite, chiudere i conti con il passato. E’ l’inizio di una guerra civile non dichiarata ma in atto, che vedrà morti e feriti da entrambe le parti.

Steccanella è molto preciso, ricorda i nomi, le vittime, i luoghi, le strade, gli appartamenti dove i dissidenti, rispondenti a differenti sigle, si riuniscono, vivono, nascondono diari e documenti che, nel tempo, saranno ritrovati senza però mai dare una vera risposta a tutti gli interrogativi.

Nel frattempo l’Italia “per bene” scopre con orrore lo scandalo Lockheed, tangenti a Ortolani, che vergogna! Ma ben altre tangenti, pochi anni dopo sovvertiranno gli equilibri politici che parevano perfetti, avevano assicurato stabilità e un certo benessere, ma Chiesa dopo un mese di carcere parla, racconta, documenta ed è l’inizio di Mani Pulite e di tutto quel che ne seguirà.

Mentre la sua vita procede, i suoi studi, la terza liceo e le partite a tennis con i primi tremori sentimentali. Viaggia in Europa, poi sarà l’America, infine il Sudamerica che lo affascinerà con le sue bellezze e contraddizioni.

Le bande armate sono state sconfitte o forse la storia le ha cancellate, alcuni elementi di spicco si sono rifugiati in Francia, tanti si sono pentiti, in carcere restano gli irriducibili, quelli che non hanno cambiato idea , quelli che avevano un’Idea.

Steccanella scrive : “Erano finite le idee.”

Nessuna frase può bollare il tempo presente più di questa: la fine delle Idee.

Soltanto slogans, interessi, niente ideali, nessuno scopo, nessun’idea per la quale anche morire, le sinistre si spogliano delle falci e dei martelli, diventano un partito borghese per i borghesi che avevano paura del comunismo, ma il comunismo è finito, il digitale si è sovrapposto a qualsiasi mezzo di comunicazione , e poi … non c’è più niente da comunicare.

Questo è un grande libro biografia sincera, profonda serena e nello stesso tempo inesorabile trattato di storia contemporanea raccontata con equilibrio ed equidistanza ma senza perdono nell’elencare gli errori, i soprusi, le cancellazioni volontarie della verità da parte di uno Stato che non ha avuto altro scopo che la propria sopravvivenza. Alla domanda ormai di rito se dietro ai gruppi armati, alle rivolte studentesche, agli scontri, ai rapimenti ci fosse una regia superiore, Steccanella risponde allargando la visione al Mondo: in quegli anni, ovunque, sotto qualunque bandiera qualcuno si è ribellato contro il sistema. Difficile pensare a una regia unica, piuttosto capire che le idee si trasmettono a grande velocità, le rivendicazioni seguono, la rivolta le giustifica.

Questi sono i nostri anni, Guccini ce li ha cantati.

Carla Tolomeo