La seguente lettera fu scritta nel 1927. La relazione di Edith Wharton con Walter Van Rensselaer Berry, durata una vita, iniziò nel 1883, mentre entrambi erano in vacanza a Bar Harbor, nel Maine. La loro intesa fu immediata e naturale. Due anni dopo, Edith Wharton sposò un altro uomo, Edward, dando così inizio a un matrimonio insoddisfacente che durò diciotto anni, la maggior parte dei quali infelici, e si concluse con un divorzio. In seguito avrebbe scritto il suo romanzo più celebre, L’età dell’innocenza (1920), per il quale le fu conferito il Premio Pulitzer per la letteratura: fu, di fatto, la prima donna a ricevere il riconoscimento. Sei anni dopo, Walter Berry morì in seguito a una lunga malattia, durante la quale vide la Wharton prendersi cura di lui. Poco dopo la scomparsa di Berry, Wharton scrisse questa lettera all’amico John Hugh Smith. In seguito avrebbe definito Berry “il grande amore di tutta la mia vita”.
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15 ottobre 1927
Mio carissimo John,
Tutti i miei amici mi hanno scritto parole di solidarietà, ma solo tu hai detto esattamente ciò che volevo, ciò di cui avevo bisogno. Grazie, caro.
Sì, sono davvero contenta che sia finita, ma ora mi rendo conto che io, che pensavo di amare la solitudine, non sono mai stata sola, nemmeno per un momento, e un grande deserto mi attende.
Il senso di desolazione (ma anche di gratitudine, naturalmente) è indicibilmente accresciuto da quegli ultimi giorni insieme, quando mi voleva vicina e mi teneva così stretta che tutta la vecchia fiamma e la gloria sono tornate, nella fredda ombra della morte e della separazione. Oh, mio caro, a volte mi sento troppo vecchia per vivere queste ore e riprendere la routine quotidiana.
Ma ricordo quello che dici e sono orgoglioso di aver mantenuto un’amicizia così perfetta dopo che i bei giorni erano finiti, e di aver sempre sentito che,
attraverso tutto l’andirivieni delle cose nella sua vita ambiziosa e impaziente, io ero lì, nel posto in cui mi aveva messo tanti anni fa, il posto della perfetta comprensione.
Non credo di averlo mai disturbato se non una volta, e quando sentiva che i giorni brillanti e pieni di impegni erano finiti, gli piaceva avermi con sé, perché sapeva che non mi sarei agitata né avrei fatto sentimentalismi, né avrei cercato di distogliere il suo sguardo dalla fine su cui entrambi sapevamo di essere concentrati. Odiava le sciocchezze, e anch’io. E ora sono così grata a tutti i miei amici per aver capito quello che provo, e soprattutto a te, caro John.
Edith
Robert sta con me e non se ne andrà prima del funerale. È stato la gentilezza fatta persona.