Espanso adattabile

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Da dove comincia l’adesso è identico alle cose che sono:

“Un caffè …”, domando.

“Ristretto?”, chiede.

“Si, grazie.”, commento.

Divido a zone il mio tempo, rispettando ordinari contratti e comuni variabili. Io sono quel mese scaduto tra indebite promesse, quel viceversa adattabile alle occorrenze di ogni stagione. Sono quel “tanto era tutto previsto” sul bordo di un rumore attutito, una di quelle bevande per clienti che sanno di niente, una di quelle anemiche statistiche al telefono. Io liquido sottrazioni apparenti, tra delitti appena accettabili e inconcludenti bilanci periodici. Quel tiepido, prevedibile lanciarsi nel vuoto dopo secoli di scopate mancate. Mi segno, mi lavo e mi vesto: oggi i miei affari godranno di quel mordere accennato di gomiti al banco.

“Buongiorno.”, augura.

“A domani.”, rispondo. E alle spalle la solita scia di denti …

“Ma chi era?”

“Nessuno, solo uno che passa.”

E riparto da dove comincia l’adesso degli altri.