Estetica del disprezzo

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Quanto fosse stata perniciosa la tappa, amico mio, risultò certo perfino agli avvoltoi e a tal punto che ai sollazzi della furia essi preferirono l’umiliazione del digiuno. Quella ricca frontiera, tanto temibile quanto irrimediabile, mostrò al viandante, là in transito, la comunione tra scelleratezza e delitto …. e più miserabile allignava lo scenario, più coinvolto alla calunnia appariva l’ipogeo che lì teneva il varco. Tutto filtrava incomprensibile, eppure le schiere duellavano un solco: da una parte il ricurvo della gola, dall’altra la miseria dell’inganno. Amico mio, a quella vista dilaniò il dubbio: perché? Ma al sorgere del crivio, denunciando chissà quale pericolo, i contabili la frontiera, incoraggiarono il viandante a proseguire la mappa. Tenuto il varco, la terra, seminando il pasto tra corvi e ratti, risalì la consuetudine del perimetro: dalla colpa all’oltraggio.