Fabliaux (senza olio di parma e zuccheri aggiunti)

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Se siete tra quelli certi che nella vostra capsula di caffè ci siano le migliori miscele del mondo, che il vostro risotto non scuocia mai o che la pasta che mangiate sia fatta solo di grano duro, allora siete pronti a un breve seminario sulla credulità che, per ovvie ragioni di comunicazione, intitoleremo: “Le eccellenze dell’Intelligenza scoprono le finezze gastronomiche. Viaggio dentro la cultura di un popolo”.

Al seminario, oltre a un breviario sulle migliori ricette suggerite dai più grandi Chef italiani visti in tv, vi verranno anche consegnati: un grembiule monouso in iuta biologica, un calendario scaramantico, un coltello per insalata e una croce/ciondolo in cioccolato fondente.

Per tutti gli altri, i disincantati, valgano i dogmi che una banca impresti denaro solo a chi non ne abbia davvero bisogno, che l’”orgasmo simultaneo” sia una fiaba per adulti e che anche i preti “sperperino” il loro seme nel baratro di un cesso o tra le molle di un materasso.

Con questi assiomi, e senza pretendere troppo rigore, possiamo affrontare uno degli argomenti che San Paolo ci propone nella “Prima Lettera ai Corinzi”.

Riassumendo: moglie e marito non sono padroni del proprio corpo, ma sono reciprocamente padroni del corpo dell’uno o dell’altra, inoltre devono fare l’amore con soddisfazione.

Premessa doverosa per single e libertini: il tema ha subito variazioni nel corso degli anni a causa di traduzioni meno lessicali e più espansive, motivo per cui ora si possa parlare di “partner” e di “sesso” anziché di sposi e amore.

Noi, per evitare censure, esorcismi e mani sugli occhi, tratteremo solo di cibo, come da ipotesi suggerita dal rinomato cosmologo Edmondo Terreno di Pieve di San Cresci in Valcava.

Da una statistica recente emerge che siano le donne a digerire prima degli uomini. Immagino il disappunto tra molti lettori che sostengono il contrario: avete tutta la mia comprensione e, sia chiaro, nessuno vi sta puntando il dito contro.

È tuttavia confortante sapere che le donne siano ogni tanto più che puntuali di noi: in anticipo.

Puntualità che non compromette la soddisfazione del partner: una vicenda che, se posta al contrario, ovviamente pregiudicherebbe l’appagamento della parte femminile.

Mi dispiace constatare che le statistiche stabiliscano definitivamente che le coppie omomangianti si scambino sovente la patente di puntualità: dico “mi dispiace” per gelosia (ho anch’io una parte femminile che ha preso recentemente coscienza e ha smesso di radersi).

In termini pubblicitari risulta dunque fin troppo chiaro che siano le donne a non scuocere mai, e rarissime volte gli uomini riescano a tenere il dente. In aggiunta, i maschi che non temono la cottura spesso risultano troppo crudi e frequentemente fanno passare l’appetito.

Perlopiù, possiamo considerare gli uomini come ingredienti di facile reperibilità, ma di difficile utilizzo: spaghetti dati in mano a statunitensi, per intenderci.

Allora quando una donna è in ritardo?

Purtroppo, anche in questo caso, se una donna avesse un ritardo, la colpa nel novantasette per cento dei casi sarebbe da attribuirsi nuovamente all’uomo.

Mi spiego meglio. Ogni macchina per il caffè espresso è tarata su una quantità di liquido ben superiore all’ottenimento di un buon caffè. Prima che l’acqua avanzi rispetto alla dose ottima, bisogna interrompere il flusso, spegnendo tempestivamente l’interruttore. Sembra che molti maschi non abbiano questa prontezza di riflessi o per incoscienza vera preferiscano che il pulsante si spenga in automatico, quando ormai il caffè è uscito tutto e la crema te la puoi scordare.

Molti poi, il caffè lungo, lo fanno per piacere o per credo: questi ultimi ipotizzano addirittura che la cialda non debba mai andare sprecata, fidandosi, sino all’ultimo goccio d’acqua, della taratura specifica imposta dai produttori della macchina.

Diciamo infine che una buona regola sia quella di usare la cialda solo una volta: il caffè tende a non migliorare dopo la prima infusione. Una caffettiera che si rispetti viene solo una volta, e nessuno se ne deve vergognare.

Infine, si riscontra non di rado che entrambi i generi siano attratti dalla scoperta di piatti nuovi che si presume vengano mangiati di nascosto. Se in questo caso valesse l’insegnamento di San Paolo sulla soddisfazione reciproca, inizieremmo ad avere più ingredienti da cucinare, più piatti da digerire… e soddisfare ogni commensale sarebbe complesso.

La brevissima conversazione sulla “Prima Lettera ai Corinzi” termina qui; con la triste consapevolezza che nella condivisione della nostra vita con un partner non ci apparteniamo mai: mangiamo e siamo mangiati.

Io?

Non parlo mai delle mie cene private, e sono geloso delle mie ricette.

Ma ricordate: il modo in cui mangiate è il modo in cui Dio sarà con voi.

P.S. Uscendo, troverete disponibili sul desk i cd riassuntivi della lezione oltre ad alcune confezioni di compresse utili alla digestione a base di: zenzero, alga spirulina, tabacco, panna, gamberetti essiccati, incenso e vitamina C.

Angelo Orazio Pregoni