Gli occhi di Penelope è una silloge poetica contemporanea che si innesta e si intreccia profondamente con il testo fondativo della cultura occidentale: l’Odissea di Omero. L’opera alterna sezioni chiamate “Diario di Ulisse”, che fungono da cornice e rimando diretto all’epos omerico, a testi poetici di tono lirico e personale in cui la voce narrante (che spesso è Ulisse, ma non solo) attraversa i passaggi cruciali del viaggio di ritorno verso Itaca.
Le poesie, pubblicate da Catartica Edizioni nella collana Tremori, riflettono il senso moderno del mito, rielaborandolo attraverso una lente soggettiva, emotiva, erotica e filosofica.
L’intero testo è percorso da un anelito di ritorno: a casa, a sé stessi, alla donna amata. Ulisse è un eroe errante e malinconico, che attraversa non solo il Mediterraneo ma anche i mari interiori della memoria, del desiderio e della perdita. Poesie come “L’abbandono”, “Quando guardo la luna” o “Tornare Ulisse” mettono in scena la nostalgia come fondamento dell’identità.
Tuttavia il tema centrale è l’amore come destino e salvezza
Il rapporto con Penelope (ma anche con Circe, Calipso e le Sirene) è ambivalente: l’amore appare come tentazione, cura, castigo e infine redenzione. L’ultima serie di testi -da “Cuscino di paradiso” a “Bastiamo noi”- celebra la conquista dell’amore fedele come approdo e pienezza dell’esperienza umana.
Le donne del mito – Circe, Calipso, Penelope, le Sirene, Atena – sono restituite come creature complesse e contraddittorie: seduttrici, amanti, madri, dee, nemiche, guide. Sono insieme oggetto del desiderio e soggetti agenti, capaci di influenzare il corso degli eventi – “Appunti di Circe per l’Ade” o “Pallade Atena” –
Raccis insiste sulle ferite interiori di Ulisse: i suoi traumi, le sue allucinazioni, i suoi pensieri cupi. Ulisse è anche un sopravvissuto che porta sul corpo e nell’anima i segni di guerre, abbandoni, solitudini. Ne è un esempio lampante la poesia “L’amore non puoi sconfiggerlo”, dove si parla di un Ulisse dilaniato ma tenacemente fedele all’amore.
Il linguaggio poetico è ibrido, stratificato: oscilla tra il tono lirico-intimistico e quello epico-rievocativo.
Vi è inoltre un forte uso di sinestesie, metafore sensuali, immagini corporee e marine: il corpo della donna e il corpo del mare spesso si sovrappongono.
Presente una forte componente musicale, con frequenti allitterazioni, enjambement, ripetizioni e chiuse solenni.
Esempio:
“Sei una perla rinchiusa / nel tuo triste palazzo d’avorio”
– Immagine emblematica della bellezza incatenata, dell’amore inaccessibile.-
Il corpus è l’Odissea, con riferimenti diretti (citazioni dai libri IX, X, XI, XXIII, ecc.) che vengono usati come incipit-segnale per contestualizzare i testi poetici.
Ma non si tratta di semplice riscrittura: Raccis interiorizza il mito, lo attualizza e lo trasforma in esperienza esistenziale e psicologica contemporanea.
Ulisse non è solo l’eroe greco, ma anche l’uomo moderno, fragile e pensante, spesso spaesato ma tenace.
Penelope non è solo la moglie fedele, ma la forza della memoria, la speranza, il desiderio di compiutezza.
Circe e Calipso non sono più nemiche, ma donne che chiedono amore e riconoscimento.
Gli occhi di Penelope è un’opera di straordinaria coerenza tematica e potenza emotiva.
Raccis dimostra una notevole sensibilità poetica, capace di rielaborare il mito omerico non come semplice repertorio narrativo, ma come strumento filosofico ed esistenziale per indagare l’amore, la perdita, l’identità e la memoria.
Il risultato è un testo profondamente umano, viscerale e meditativo, che si muove tra epica e lirica, tra mito e biografia, tra voce maschile e sguardo femminile. Il linguaggio è ricco, sensuale ed evocativo, l’emozione non è edulcorata ma genuina.
Fabrizio Raccis, con Gli occhi di Penelope, ha costruito un ponte poetico tra il mito e la nostra interiorità più profonda.
Il suo Ulisse non è solo un eroe o un amante, ma un uomo che torna, ogni giorno, a se stesso e all’altro.
È un poema moderno sull’amore che resiste, sulla memoria che salva e sulla parola poetica come àncora del senso umano.
Francesca Mezzadri
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Gli occhi di Penelope di Fabrizio Raccis, Catartica Edizioni, Collana Tremori