Benvenuto su Satisfiction   Click to listen highlighted text! Benvenuto su Satisfiction

Federico Mosso. Zobel

Home / Recensioni / Federico Mosso. Zobel

È la primavera del 1961 e dal loro Centro di Radioascolto Spaziale di Torre Bert, sulla collina torinese, i fratelli Achille e Giovanni Battista Judica Cordiglia, appassionati “radioamatori dello spazio”, così intellettualmente coinvolti nella corsa alle stelle che sta prendendo le due superpotenze che si spartiscono il mondo, captano, provenienti dalle stesse, delle voci. Sulle prime sembrano essere quelle, disperate, di astronauti sovietici rimasti lassù a causa di errori umani, troppo umani, nel mezzo delle operazioni di ritorno di un tentativo di rossa conquista dello spazio precedente a quella andata a buon fine (Jurij Gagarin, 12 aprile 1961) e costretti dunque a restare a vagare fra gli astri fino a che la scienza, biologica e non, lo avesse loro permesso. Voci le cui suppliche e i cui ultimi messaggi, che gli estensori nemmeno immaginano verranno in qualche modo consegnati ed ascoltati, i nostri riescono a comprendere grazie all’aiuto dell’amica Aurora Stroganov, tabagista incallita, erede di un’antica e nobile famiglia russa decimata dalla Rivoluzione, ospite/esule nella città sabauda. Ma presto ecco far la sua comparsa dall’etere un’altra voce, che parla un perfetto italiano, per quanto dal marcato accento tedesco.

Cambio di scena, ventiquattro anni dopo: è il Ferragosto del 1985 e a Tancredi, sicario svizzero tra i migliori sulla piazza, la mattina presto viene affidato un compito, più strano dei soliti – per quanto normale possa essere ricevere un ordine che impone di dare la morte ad una persona il più delle volte sconosciuta -: recarsi a Torino per uccidere un certo Zobel, con l’unica richiesta di portare a compimento il tutto entro ventiquattr’ore, entro le ore 6 del giorno successivo, non un minuto di più. Altrimenti, pur potendo comunque godersi la caparra, già versata sul suo conto, non vedrà un soldo dei tanti, tantissimi, troppi di quelli promessigli a lavoro terminato!

Ad unire le due vicende, così distanti nel tempo e così apparentemente distinte l’una dall’altra, è proprio quella voce dall’accento tedesco che i fratelli captano da quello che Federico Mosso definisce “purgatorio stellare”, che non è altro che quella dello Zobel che dovrà essere ucciso il Ferragosto di ventiquattro anni dopo, che però ai due radioamatori, alla contessa Stroganov e al di lei amico coinvolto nella vicenda per provare a darle un senso, Gustavo Adolfo Rol, G.A.R., l’Incredibile, parla a vicende già avvenute. Parla, nel 1961, affermando che nel 1985 verrà (ma è già stato) ucciso da un sicario svizzero di nome Tancredi, al quale rivelerà anche di essere unito da un qualcosa di molto più stretto dell’essere l’uno la vittima e l’altro il carnefice di un atto assassino! Ed ecco qui il senso chiave del romanzo tutto a mio avviso, non soltanto di quel purgatorio stellare già citato: il vivere davvero la sensazione di trovarsi a sguazzare in un Oltremondo laddove “il computo del tempo è cambiato”.

Federico Mosso, alla sua terza uscita con GOG Edizioni, pone simpaticamente qui e là fra le pagine riferimenti alle due sue precedenti prove: quello a Il Club degli Insonni di F.M., tra i titoli disponibili presso la “Libreria Zobel” di Torino, uno dei teatri della cervellotica vicenda narrata; l’altro descrivendo la carriera professionale di Tancredi, nel presentarlo come il sicario che fece chiudere gli occhi una volta per tutte al suo collega artefice dell’ “incidente” nel quale perse la vita Enrico Mattei, il gran visir del petrolio italiano.

E quindi, dopo una raccolta di racconti biografici che ha immesso i lettori nei meandri più cupi dell’umana mancanza di senno ed un romanzo (Ho ucciso Enrico Mattei) dedicato alla scomparsa – voluta dai soliti noti- di chi l’Italia grande l’avrebbe potuta fare con i fatti e non a parole, l’Autore, che nei suoi scritti sa essere piacevole traghettatore e non di quelle guide che ti obbligano ad un solo punto di vista, ora ci sconvolge con le vicende, guerresche e post, di Walter Schellenberg, uomo di punta di quel SD (Sicherheitsdienst, Servizio di Sicurezza) voluto da Reinhard Heydrich, quasi sempre agente in coppia con la polizia politica Gestapo, servizio d’intelligence essenzialmente interno al NSDAP, e successivamente deus ex machina dell’apparato spionistico della Germania nazista in toto, questo dopo la caduta in disgrazia dell’Ammiraglio Wilhelm Canaris, a capo dell’Abwehr (il servizio di spionaggio militare) fino a quando i due ambiti spionistici non vennero riuniti in uno solo, in seguito alla fallita Operazione Valchiria del 20 luglio 1944.

Come? Non riuscite a raccapezzarvi? Tranquilli, è quello che è successo a me prima dell’agnitio. E chissà, dato questo climax tematicamente ascendente, cosa ci riserverà la prossima fatica di Mosso…

Alberto De Marchi

Click to listen highlighted text!