Perché si tratta di Malatesta, l’amico spagnolo era Pedro Esteve. Ma questo non è un libro su Pedro Esteve e non è nemmeno un libro su Malatesta. Non è nemmeno la storia di Franck, né quella di Forlani.
L’amico spagnolo, romanzo uscito da poche settimane per Exorma, è un libro sull’anarchia, che spiega, in maniera del tutto esaustiva, di quanta libertà, responsabilità e poesia bisogna farsi carico per dirsi anarchici e perché, se non si può ballare, questa non è la rivoluzione di Forlani.
Come per La nausea, come in Thomas l’oscuro o Il diavolo in testa di Bernard – Henri Lévy, Forlani usa tutte le sue armi di scrittore per raccontarci la sua filosofia di vita e di letteratura. Lo fa attraverso collage bellissimi, citazioni e strati di storie.
Come spesso accade nei romanzi di Francesco, penso a L’estate Corsa, o a Parigi senza passare dal via, la storia è un fiume in cui convergono questioni personali, eventi reali, inventati, personaggi famosi, vita dell’autore e di chi gli ruota intorno.
Per districare questa matassa, bisognerebbe leggere gli altri libri di Forlani e, a quel punto, con grande divertimento, si aprirebbe come una mappa, una finestra su un mondo fatto di fuorisede, di defenestrati dalla vita, un mondo pieno di canzoni e di storie, di personaggi esistiti anche per gli altri o solo per lui, che vivono seguendo regole più radicali, più profonde e indiscutibili dei codici civili e penali che governano le nazioni. Regole che valgono ovunque e che sono dell’uomo o di alcuni di essi: i più valorosi.
L’amico spagnolo comincia con un amore che finisce.
Rosa, la donna che Franck aveva conosciuto in Corsica durante una precedente residenza di scrittura, lascia Parigi.
Franck, a sua volta in procinto di partire per la Spagna, è ancora innamorato ma non può trattenerla in nessun modo.
Il viaggio per Saragozza porterà Franck sulle tracce dell’anarchico italiano più famoso di tutti: Malatesta.
Questo scrittore e suonatore di fisarmonica, che compariva anche in Parigi senza passare dal via, è la sintesi della confusione organizzata che regna nei romanzi e forse persino nella vita di Forlani, perché Franck è un amico di Francesco che davvero suonava la fisarmonica, è certamente Forlani ma, allo stesso tempo, non è nessuno dei due, è solo Franck, l’uomo, l’amico, il personaggio.
Come il Fabio Montale di Izzo, Franck è un uomo che segue regole che sono soltanto sue, un istintivo, un po’ francese e un po’ italiano. Uno di quelli che, se c’è un guaio, ti aiuta senza farsi troppe domande.
E così, accade che Franck trovi, in Spagna, mentre conduce ricerche su Malatesta, un nuovo amore, una nuova persona da salvare, una ragazza, una zingara, di nome Marioara.
La ragazza è ricercata, ha commesso degli omicidi ma non è pazza, come raccontano le televisioni, e non è pericolosa. È solo vittima di un passato folle che non riguarda solo lei, ma la Spagna intera e le sue miserie più inconfessabili.
Intorno a Franck si creerà una brigata di anarchici, di quelli che sanno fiutare il bene come i cani il Levante. Far espatriare Marioara e poi nasconderla, sarà la missione.
Come far durare un amore è la domanda che ossessiona Franck per tutto il romanzo e la risposta lui, la tiene sotto al naso per un romanzo intero, la tiene sotto gli occhi mentre legge le carte di Malatesta, è scritta su un cartellone in fiamme.
Conoscere la risposta, è il romanzo.
Un amore immenso, senza freni, senza tornaconto, un amore malatestiano, può durare per tutta la vita e anche dopo, solo quando non si rivolge a una persona soltanto ma a tutti gli uomini, maschi o femmine, che la storia calpesta e che si devono salvare.
Pierangelo Consoli
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Francesco Forlani, L’amico Spagnolo, Exorma 2025, Pp.245, Euro 19,50