Francis Scott Fitzgerald inedito. La sceneggiatura mai letta

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Negli ultimi anni della sua vita Francis Scott Fitzgerald, l’autore di capolavori come Il Grande Gatsby o Tenera è la notte, li spese migrando a Hollywood per scrivere sceneggiature cinematografiche. Non fu un’esperienza molto proficua: nessuna delle sue sceneggiature divenne mai un film. I motivi erano tanti, ma non certo, come si legge in molte biografie, perché Fitzgerald fosse demotivato e, come tanti altri scrittori, non era giunto al cinema soltanto per i guadagni più elevati. Come dimostra questa sceneggiatura assolutamente inedita, di cui per la prima volta in Italia pubblichiamo dei frammenti. Una sceneggiatura che, come ha scritto negli Stati Uniti Matthew Broccoli (il massimo studioso riconosciuto al mondo dell’opera omnia di Fitzgerald) è “uno dei capolavori dimenticati, più moderni e significativi dello scrittore americano”. La dimostrazione che Fitzgerald aveva intuito come il cinema sarebbe presto diventato non solo popolare, ma un potente mezzo di espressione artistica.

Nel 1938 la casa di produzione MGM commissionò allo scrittore tre sceneggiature: la più interessante è proprio questa Infidelity, scritta per la grandissima attrice Joan Crawford. Un progetto che non vide mai la luce dello schermo perché la storia, riscritta da un racconto di Ursula Parrott, non era in sintonia con i tempi. Il tema principale, infatti, è l’adulterio: argomento tabù nella Hollywood anni ‘40 se il colpevole non era punito. Fitzgerald ci lavorò dal Febbraio al Maggio del 1938 scrivendo una sceneggiatura di 104 pagine che raccontava la crisi di coppia, il raffreddarsi dei rapporti, la noia della vita di coppia e l’infrangersi del sogno d’amore perduto. La trama vede protagonisti Nicholas e Althea Gilbert. Lei, dopo aver scoperto una notte passata dal marito con una ex fidanzata, intraprende una relazione platonica con un ex corteggiatore: inizia, così, un susseguirsi di menzogne e ricatti che trasforma il matrimonio in una farsa, in una recita quotidiana. Fitzgerald aveva già affrontato questa tematica nei racconti di Tutti i giovani tristi (pubblicata in Italia da Mattioli 1885), anticipando di decenni scrittori come Richard Yates e John Barth. Ma è soltanto in questa sceneggiatura, la cui versione integrale non è mai stata pubblicata in volume nemmeno negli Stati Uniti, che Fitzgerald racconta con maggiore lucidità e modernità quella crisi matrimoniale che, ancora oggi, attanaglia tante coppie.

Gian Paolo Serino

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Francis Scott Fitzgerald

SOPRANO (canta): C’è amore fuori dalla finestra.

Amore oltre la porta,

Amore che aspetta dietro l’angolo,

Ma non è più lì che son diretto.

Nicolas e Althea applaudono svogliati. I loro occhi si incontrano, ma fanno un piccolo sforzo per non guardarsi.

NICOLAS (premuroso): Altro sherry?

ALTHEA: No, grazie.

Passano accanto a loro alcuni individui su di giri, mentre si dirigono di fuori. Urtano il tavolo e si scusano. Nicolas si affretta a controllare se la cosa ha infastidito Althea, poi inclina leggermente la testa. I due mangiano in silenzio. Con un gesto non troppo enfatizzato, Althea rigira il proprio anello di nozze con il pollice. Entra in scena il capocameriere.

CAMERIERE: Tutto bene, signor Gilbert?

NICOLAS: Tutto perfetto.

ALTHEA (quasi all’unisono): Perfetto.

Il cameriere si ritira

NICOLAS (cortese): Sale.

ALTHEA (passandoglielo: Oh, scusami.

NICOLAS (versando il sale): Grazie.

Sulla pista comincia l’esibizione di un ventriloquo. Nicolas e Althea prestano scarsa attenzione allo spettacolo. Sono gentili. Le espressioni dei visi rivelano un pieno controllo. L’imbarazzo trasparirà, invece, dai gesti e dalle parole – senza che ci sia alcun gesto rivelatore.

IL VENTRILOQUO (al suo finto alter ego): Beh, Jimmy, da quando hai fatto il fatidico passo, non ti si vede più molto in giro.

ALTER EGO: Oh, anche mia moglie si lamenta di questo.

Risa dal tavolo vicino. Anche le espressioni dei Gilbert sono compiaciute, ma non sorridono. Mantengono il medesimo atteggiamento per tutte le altre battute che vengono fatte sul matrimonio. Il ventriloquo a poco a poco scompare dalla visuale, ma continuiamo a sentirne la voce, ora debole e indistinguibile.

NICOLAS: Ti va un caffè?

ALTHEA: No, grazie, ma tu puoi prenderlo se ti va.

NICOLAS: Non va nemmeno a me.

Dai tavoli risate accompagnano l’esibizione del ventriloquo. Nicolas gira leggermente la testa per guardare, ma non pare molto interessato. Poi alza la mano rivolto al cameriere, che entra in scena.

NICOLAS: Il conto, per favore. (Poi rivolto ad Althea O forse vuoi rimanere…

ALTHEA (come colta sovrappensiero e cercando di nascondere la cosa dietro un sorriso educato): Cosa? No, no. Ne ho abbastanza.

Nicolas fa un cenno al cameriere che prepara il conto. Nicolas paga, e per la prima volta Althea guarda verso gli altri tavoli, finendo con lo scrutare direttamente nella camera, che a questo punto si muove fino a darne un’inquadratura piuttosto nitida. Il viso sembra passivo, come quello di una maschera, ma capiamo che si tratta di una donna che non ha trovato nella vita ciò che desidera.

L’atrio del Waldorf. i Gilbert escono dall’ascensore. Lui ha un atteggiamento protettivo. Gli altri passeggeri lanciano di nascosto occhiate a questa coppia così bella, così ben vestita.

La camera li segue fuori dalla porta.

La strada di fronte all’hotel. Nicolas si ferma accanto a un distributore automatico di giornali per prendere una edizione del primo mattino. Dopo aver fatto un passo, anche Althea si ferma. Con gesto premuroso, lui si affretta a comprare il giornale e ficcarselo in tasca. Poi camminano insieme. Il portiere li riconosce.

PORTIERE: Sì, signor Gilbert. La vostra auto è qui. (Fa un segno con la mano e dà un fischio.)

La limousine si ferma, salta fuori l’autista, i Gilbert entrano e l’auto si allontana.

Interno della limousine. È notte. Althea ha lo sguardo fisso davanti a sé. Nicolas tira fuori il giornale, accende la lucina e si mette a leggere. Lo sguardo di Althea viene catturato da qualcosa presente su una delle pagine interne del giornale – una pubblicità di raffinati merletti. Nicolas con un gesto cortese piega il giornale in modo che anche lei possa vederlo. Prima di voltare la pagina, le rivolge un’occhiata con la coda dell’occhio per vedere se ha terminato.

ALTHEA: Io ho finito. (Rivolge di nuovo lo sguardo davanti a sé)

La camera indugia su Nicolas e Althea che viaggiano in silenzio quanto basta per indicare che questa per loro è la consuetudine. Nessun primo piano – la camera dovrebbe enfatizzare il loro nervosismo fisico, e nello stesso tempo una sorta di intimità. È come se avessero tutto per essere una coppia perfetta, se solo si gettassero l’uno nelle braccia dell’altra, in un delirio di felicità.

Un palazzo ricco ma non sontuoso negli East Sixties. È notte. Nicolas inizia a girare la chiave nella serratura della porta quando Starks, il maggiordomo, la apre.

La telecamera li segue all’interno.

NICOLAS (al maggiordomo): Non era necessario che vi fermaste, Starks.

MAGGIORDOMO: Ci sono stati diverse telefonate, signore.

La telecamera li segue in un lussuoso salotto, arredato con gusto, pieno di ritratti di famiglia, ecc. Non proprio il tipico arredo di un appartamento di Park Avenue. Si tratta di persone con una tradizione alle spalle.

MAGGIORDOMO: Vostro fratello ha telefonato dall’aeroporto di Chicago, signore. Arriverà in aereo domani mattina.

NICOLAS: Bene, bene (Si volta a metà verso Althea, come per condividere con lei la gioia, ma subito riassume il controllo e l’entusiasmo gli si dissolve dal viso)

ALTHEA (levandosi la pelliccia): Fantastico.

MAGGIORDOMO: (leggendo da un elenco): E il signor E.R.P. Chetton, e il senatore Wade da Washington, e il signor Morris Cauley.

NICOLAS (con fare spensierato): Dammi la lista – ci sognerò sopra.

MAGGIORDOMO (leggendo ad Althea da un’altra lista): E dall’ospedale (l’attenzione di Althea è immediatamente catturata), il sovrintendente … la signora Gostal, o …

ALTHEA (correndogli in soccorso): La signora Gosnell.

MAGGIORDOMO: Ci ha fatto sapere per telefono che gli altri amministratori sono attesi da lei per le dieci.

ALTHEA: Oh, grazie.

MAGGIORDOMO: E ha chiamato la signora Payson da Southampton, e la signora Cromwell … (Althea gli prende la lista di mano), e qualche altro signore ha detto che riproverà a chiamare. (Rivolto a Nicolas Gradisce qualcosa da mangiare, signore? (Raccoglie il cappello di Nicolas, il bastone, etc.)

NICOLAS: Grazie, abbiamo già mangiato.

Althea si avvia verso il corridoio.

ALTHEA (leggendo la lista mentre cammina): Starks, dì alla nuova cuoca che può rimanere. Procurale delle divise nuove.

Nicolas la fa passare. Mentre si allontana a passi lenti, il cappotto di pelliccia le si impiglia nella sporgenza del camino. Si ferma, si libera con un gesto e riprende a camminare.

Corridoio. Althea sale le scale lentamente. Nicolas la segue da dietro.

Inquadratura del viso di Starks mentre li osserva, leggermente accigliato.

Due porte della camera da letto aperte.

ALTHEA (in modo formale, quasi affrettato): Buona notte. Mi è piaciuto lo spettacolo.

NICOLAS: Buona notte, Althea.

Lei va in camera sua. Nicolas la osserva per una frazione di secondo. Poi la telecamera lo segue nella sua stanza. Muovendosi di qua e di là, si toglie la giacca, il panciotto e si sfila le bretelle. Poi guarda la lista che il maggiordomo gli ha dato, la accartoccia e la lancia distrattamente nel cestino. Aggrotta le sopracciglia e si china a cercarla. Ci sono altri fogli accartocciati nel cestino. Con pazienza ne spiega uno o due. Le bretelle gli pendono dalle braccia e colpiscono il cesto. Si alza e lo guarda svogliatamente. La scena non è comica – vuole indicare e accentuare il suo essere solo, la sua impotenza, quella goffaggine infantile che suscita nelle donne un istinto materno.

(traduzione di Nicola Manuppelli)

Francis Scott Fitzgerald