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Frode Grytten anteprima. Il giorno in cui Nils Vik morì

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La fine non è mai come te la immagini, e la fine è tutto, non è così? Arriva l’ultima volta in cui passeggi attraverso il bosco con tua figlia sulle spalle. L’ultima volta che sali in montagna e contempli un paesaggio che senti tuo. L’ultima volta che vai al supermercato e compri il pane e il latte e il burro. Un’ultima estate. Un ultimo bagno”.

Il giorno in cui Nils Vik morì di Frode Grytten – Carbonio editore 2025, pp. 160, € 18, con traduzione di Andrea Romanzi– è un assalto dolente e poetico, un racconto che si muove tra la fine e la quotidianità, tra la fragile umanità e l’incrollabile forza del tempo che scorre. Grytten, narratore, poeta e giornalista norvegese ha vinto per la seconda volta il prestigioso Brageprisen con Il giorno in cui Nils Vik morì, suo primo libro tradotto in italiano.

L’autore ci consegna un protagonista che non è solo un uomo, ma un simbolo di resistenza e memoria: Nils Vik, traghettatore di fiordi, guardiano di un mondo che sta per sfumare, immerso in un’ultima giornata che è insieme ordinaria e definitiva.

Il romanzo scava nel cuore di una vita apparentemente minuta, fatta di gesti ripetuti come rituali di sopravvivenza – la lametta sul viso, il caffè, la barca che ronza nel fiordo – ma carica di una densità emotiva che si fa quasi fisica. Nils non naviga solo le acque gelide della Norvegia, ma attraversa i paesaggi dell’anima, accompagnato dal suo cane Luna e da fantasmi di ricordi che si affacciano dai diari di bordo e dal tempo che non torna.

Grytten scrive con una delicatezza spietata, un lirismo asciutto e concreto, che ti avvolge come una nebbia silenziosa ma implacabile.

La narrazione è un flusso continuo tra presente e passato, tra la vita che si consuma e la morte che si avvicina, senza mai cadere nella retorica o nella disperazione: “I morti devono essersi riuniti nel bosco, devono essersi cercati l’un l’altro, questi solitari che non appartengono più a nessuno, e che hanno lasciato dietro di sé tutto ciò che amano. Arrivano dai campi, scendono lungo i pendii, si arrampicano sui burroni scoscesi e sulle rocce. E lì restano in piedi.”

Il realismo quasi documentaristico delle scene quotidiane – la barca, la casa, le conversazioni – si mescola a un senso di sospensione che ti fa sentire il respiro stesso della fine imminente.

Questo libro non è per chi cerca l’azione o il colpo di scena, ma per chi vuole misurarsi con il senso del tempo, della perdita e della memoria: “Dopo tutti questi anni, Nils Vik ha imparato che un buon posto dove vivere è una fortezza, un guscio intorno al corpo, una protezione che viene dopo la pelle e i vestiti. Stare lì, preparare da mangiare, fare figli, dormire, svegliarsi, mangiare, cacare, pisciare, amare.”

Un’opera che parla a chi sa che ogni vita è una storia fragile da custodire, un ultimo viaggio sul fiordo prima che tutto si spenga. Nils Vik è il testimone di un’epoca e di un’umanità in dissoluzione, ma anche la scintilla di una resistenza silenziosa, fatta di gesti minimi e di ricordi incancellabili.

Un capolavoro che ti scava dentro, ti prende a pugni senza bisogno di urlare, e ti lascia con il peso dolce amaro di un giorno che finisce per tutti, ma che vive nell’eternità di un racconto.

Carlo Tortarolo

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Ecco, prendi il mio volto. Prendilo, prendilo pure. Se vogliono il mio volto, eccolo qui. Il volto che era, il volto che non fa più parte del tempo, il volto che esce dal tempo. Un volto

© Helge Skodvin

che scivola via, così come fanno quasi tutti i volti, quelli invisibili, i volti senza volto. Pescatori, contadini, muratori, casalinghe, insegnanti, lavandaie, levatrici, macchinisti. Quelli che hanno costruito i paesi e le città, quelli che hanno vissuto lì e che ora perdono di vista il paesaggio. Alcuni volti restano splendenti, si aggrappano con ostinazione a se stessi, altri cambiano, cedono, si smarriscono o diventano ciò che sono. Su di loro c’è il tempo stesso. In quei volti puoi vedere la resistenza, puoi vedere la gioia; ci sono così tante cose in quei volti, piccoli lampi ci fanno vedere chi siamo veramente, come in un mattino, appena svegli, quando ci voltiamo l’uno verso l’altro. Alcuni volti raccontano tutto, avvisano, dicono la loro quando si alzano e quando vanno a dormire, rivelano i loro sogni, svelano tutto ciò che sognano, sia a occhi chiusi che a occhi aperti. Dacci oggi il nostro volto quotidiano. Alcuni volti trattengono, nascondono il loro vero volto. Prendi il mio volto. Ecco il mio volto, non ha più alcun valore, è logoro come il paesaggio, è rugoso come la superficie dell’acqua. Io sono Nils Vik, sono un uomo con una barca. Ho attraversato il fiordo con una barca piena di volti, c’è poco che si possa paragonare a questo: la barca che dolcemente trovava il fiordo al mattino e che poi, silenziosa, la sera tornava indietro, trovava la via di casa, navigava a dritta verso casa. Il mio volto è esistito, e presto non esisterà più. Perdo velocità, cammino nell’aria senza meta, divento acqua, questa grande percentuale di me che è acqua, il mio volto che tornerà a essere acqua. Ti aspetto, amore mio”.

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Titolo originale Den dagen Nils Vik døde
di Frode Grytten
© Frode Grytten
First published by Forlaget Oktober AS, 2023
Published in agreement with Oslo Literary Agency and Otago Literary Agency
© 2025 Carbonio Editore srl, Milano
Tutti i diritti riservati
Traduzione dal norvegese di Andrea Romanzi

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