Cosa può aspettarsi il lettore da un libro che invita a riscoprire la propria essenza curiosa e trasformativa per poter affrontare la complessità del mondo e promuovere nuovi cambiamenti sociali spingendosi “oltre”, incarnando lo spirito del “fatti non foste a viver come bruti”? In un momento politicamente così cruciale, l’intento di uno scrittore dovrebbe tendere alla scelta della profondità argomentativa per mostrare come la capacità di dubitare, seme antico e potente, sia stata e continui ad essere la vera forza propulsiva del progresso e della ricerca della libertà. Gérard Thomas fa di questo libro solido e prospetticamente sfaccettato, un inno alla libertà interiore e intellettuale. Traccia una “piccola storia” del dubbio che in questo mondo di disinformazione e di “verità parziali” appare strumento di resistenza e discernimento Fine modulofondamentale per la democrazia, per le scelte morali. In una realtà aberrante come quella in cui viviamo, in cui ogni senso civile viene meno e si mira all’annichilimento dell’uomo e delle sue facoltà intellettive, l’autore chiama subito in causa, nel primo capitolo, un’opera immortale, una lente straordinaria per esplorare il significato più profondo dell’essere umano, la Commedia dantesca .
È un ‘ opera-mondo, libro ineguagliato e ineguagliabile, che nasceva prima di tutto dal dubbio supremo, quello che ci fa diversi dagli animali e da tutto ciò che è vivo sul nostro pianeta: cosa accade quando moriamo? Dove andiamo? Cosa ne è del nostro pensiero, di ciò che non è il nostro corpo e che forse ha una sua immanenza, ciò che è stato chiamato «anima», ciò che dà al corpo l’energia, la pulsione, la presenza che ci rende vivi? Dante sosteneva che un uso incontrollato della ragione, lontano dai principi morali della religione cristiana, avrebbe portato al peccato ma, allo stesso tempo, riconosceva la grande difficoltà nel tenere a freno l’intelletto. L’uomo , che è nato sette milioni di anni fa quando qualcuno dei nostri antenati ha deciso di scendere dall’albero e di avventurarsi nei pericolosi spazi al di là della foresta, imparando a camminare su due zampe, ha sempre cercato di separarsi dalla sua parte animale, dalla parte “bruta”, facendo uso della ragione. Il dubbio è dunque la forza motrice della capacità critica; porta al superamento dei limiti fisici, mentali, etici e culturali. È a questo moto dell’animo che Gérard Thomas dedica questo suo nuovo prezioso saggio, Storia del dubbio ( tradotto da Tommaso Guerrieri), dopo aver raccontato, sempre per Edizioni Clichy, la Storia della felicità, la Storia dell’amore e la Storia del vuoto. Autore acuto e profondo, è capace di farci esplorare, con la sua scrittura lontana da formule retoriche, dimensioni inattese, vari livelli di realtà , di manomettere la compattezza apparente del mondo per coglierne le strutture profonde, i cedimenti, le resistenze. Attraversando uno dei temi centrali e più affascinanti della filosofia, ci consente di addentrarci, con spunti di riflessione articolati , didascalici ed accessibili a tutti, nelle complesse diramazioni del pensiero sviluppatosi nei secoli, senza mai abbandonare la densità analitica. Il suo stile discorsivo possiede la giusta ed efficace misura sintetica, dettata da un’evidente capacità di raccontare senza annoiare il lettore perché il respiro dei suoi lavori si manifesta attraverso accostamenti, combinazioni e sconfinamenti che coincidono con aspetti profondi della nostra vita e della sua esperienza umana. L’argomentazione, tenendo insieme discipline differenti, letteratura, filosofia, storia, sociologia, psicologia, in un racconto coerente e coeso, si struttura su cinque prospettive di “oltre”, che rappresentano ambiti in cui l’uomo ha dovuto (o ha potuto) esercitare il pensiero critico, cioè Oltre i confini (mentali ed etici), Oltre il cielo , Oltre la vita, Oltre il potere, Oltre il destino. La grandezza dell’essere umano, quando si pone domande e rifiuta percorsi predefiniti, consiste nel saper costruire una libertà autentica, riuscendo a spezzare strutture irrigidite, a modificare modelli di pensiero. La sperimentazione del nuovo è un atto di emancipazione dettato dall’audacia di andare contro le regole, sciogliere i lacci delle nostre piccole e consolidate certezze. A partire da una “Lei” e un “Lui”, personaggi della scena primordiale che decidono di andare a vedere cosa ci sia “oltre la foresta”, l’autore ci ricorda come in molti campi, dall’arte alla scienza, dalla filosofia alla tecnologia, la rottura con la tradizione sia stata la scintilla per l’innovazione e la nascita di nuove forme espressive o di pensiero.
Tra gli esempi riportati, l’ esplorazione di linguaggi artistici inediti che hanno sfidato i canoni estetici consolidati (pensiamo a come gli impressionisti hanno dubitato della pittura accademica, o a come l’astrattismo abbia messo in discussione la necessità di rappresentare fedelmente la realtà). Tutto parte dal dubbio che costituisce anche il cuore pulsante della ricerca scientifica. Fu il dubbio di Darwin, infatti, a sfidare il dogma della Fissità delle Specie ed ebbe una portata devastante perché demolì l’impalcatura biblica che prendeva il via dalla Genesi, da un Dio che, dal Nulla, aveva creato il mondo in sei giorni. E invece le cose non sono andate affatto così, e il ruolo di Dio, in tutto questo, che poi è la vita sulla Terra, non c’entra assolutamente niente. È una rivoluzione ancora più straordinaria di quella copernicana perché tocca direttamente l’esistenza degli esseri viventi, scardina la più grande e consolante certezza che gli uomini avevano, e cioè quella di essere figli di Dio, e inserisce ogni cosa in una dinamica feroce di sopravvivenza e di selezione naturale che rende incerto l’orizzonte e insicuro il domani. È un pensiero che turba e sconvolge, che demolisce la costruzione religiosa. Tuttavia, – sostiene Thomas – il distacco progressivo dalla visione religiosa del mondo, avviato con la Riforma Protestante e l’Illuminismo e consolidato dalla rivoluzione scientifica, ha portato da una parte ad un’emancipazione dell’intelletto da dogmi e autorità ecclesiastiche, dall’altra, ha trovato una sua nuova “catena”, una nuova direzione dominante. Infatti, l’intelletto è andato a legarsi sempre di più ad una visione applicativa della conoscenza, necessariamente connessa all’economia. La seduzione delle narrazioni semplicistiche e non verificate che minacciano la capacità critica e la ricerca della verità, oggi è sempre più irresistibile. In questo scenario, il dubbio diventa più che mai fondamentale e non solo verso le narrazioni che ci piacciono ma anche verso noi stessi che tendiamo a privilegiare il facile al vero e diventiamo sempre più resistenti alla complessità.
Il lettore attende a questo punto un messaggio ispiratore: la storia umana, pur segnata da sofferenza e violenza, è anche una testimonianza della straordinaria capacità umana di trasformazione. Ed è qui che l’autore ci racconta come, nel corso della storia, siano state messe spesso in dubbio le strutture di potere che governavano le organizzazioni sociali e come si sia strenuamente combattuto per farle coincidere con un’idea di giustizia e di eguaglianza. Le varianti sono molte: dalle prime civiltà ai sistemi che ci governano oggi, si è sperimentato tutto e il contrario di tutto. Partendo dalla civiltà sumerica, Thomas ci porta dritti ad un momento cruciale del pensiero politico e sociale, a Jean-Jacques Rousseau che individua nella proprietà privata l’origine di gran parte dei mali e delle disuguaglianze che affliggono l’umanità per poi traghettarci verso la Rivoluzione Francese, esempio eclatante e paradigmatico di come il dubbio radicale verso un modello politico, sociale ed economico esistente possa sfociare in una trasformazione epocale. È un laboratorio straordinario del “dubbio politico” in azione, con tutte le sue potenzialità liberatorie e le sue tragiche derive. Giungendo al XX secolo, l’analisi del “dubbio politico” assume nuove forme con la figura di Lenin e la sua bella utopia. Da quel momento in poi niente sarebbe più stato come prima perché non fu solo un leader di successo di una rivoluzione, ma l’ architetto di un nuovo tipo di stato e di un’ideologia che avrebbe sfidato direttamente l’ordine mondiale esistente. In questo capitolo, dedicato ai sistemi di potere, si accenna anche ad una straordinaria e tragica storia che non ebbe nessuna reale conseguenza pratica e tuttavia assunse storicamente un significato simbolico molto rilevante, quello della Rosa Bianca (Weiße Rose), esempio commovente e potente di dubbio politico radicale e resistenza morale di fronte al regime nazista. Thomas sa cogliere l’essenza profonda della storia umana: un alternarsi costante tra le crude realtà della sofferenza, povertà, ingiustizia e violenza e quelle rare, ma potentissime, “deviazioni improvvise” in cui il dubbio si accende e illumina la possibilità di un altro mondo. In un approccio storico, le civiltà sembrano essersi costituite ed evolute attraverso la lotta per il potere, che si manifesta in molteplici forme. L’autore illustra con estrema sintesi il meccanismo che sta alla base del capitalismo, cioè del modello che governa il mondo da almeno tre secoli, il limitare la libertà degli altri con l’imposizione di una determinata dinamica del lavoro, dell’organizzazione sociale, delle dotazioni economiche. Ma nel dispiegarsi della storia, alcuni hanno messo in dubbio che si dovesse percorrere questa strada e hanno provato a deviare. Tra tanti esempi, Thomas sceglie Spartaco, leader della terza guerra servile e simbolo universale della lotta per la libertà e contro l’oppressione, Thomas Müntzer, che guidò la Rivolta dei Contadini Tedeschi del 1525, Ned Ludd , guida della protesta operaia in Inghilterra nel 1779, Robert Owen, imprenditore tessile, filantropo e riformatore sociale gallese, considerato uno dei fondatori del socialismo utopistico e del movimento cooperativo. Sono grandi leader della storia che pur operando in contesti e con mezzi molto diversi, condividono il dubbio profondo sulla giustizia sociale.
L’ultimo capitolo, Oltre il destino, affronta la dimensione del dubbio in una direttrice del tutto personale . È un capitolo un po’ diverso dai precedenti, perché non si raccontano percorsi storici ma si prova ad immaginare in che modo ognuno di noi possa tentare di deviare dalla propria strada e l’autore lo fa riflettendo sull’amore e sui legami familiari, relazioni complesse, dinamiche e vitali, intrise di responsabilità e reciproca influenza, che si evolvono costantemente e risultano fondamentali per lo sviluppo individuale e per la trasmissione culturale. È una delle sfide più profonde dell’esistenza umana: mettere in dubbio e combattere ciò che percepiamo come limitazione della nostra libertà, come impedimento alla realizzazione del nostro potenziale, come sofferenza o disagio nel sentirsi imprigionati in situazioni che ci negano la felicità. Non si tratta più di grandi rivoluzioni storiche ma di una battaglia quotidiana che si combatte prima di tutto dentro di noi. Nemmeno le dinamiche amorose si sottraggono al meccanismo necessario del dubbio, perché fondate su quella ricerca di armonia degli opposti in cui l’essere umano progredisce e cresce. Occorre non avere paura, uscire dalla foresta e andare a vedere cosa c’è oltre , anche a rischio di perdersi, sostenuti dalla fiducia nella propria capacità di esplorare, di adattarsi, di trovare con coscienza, prudenza e consapevolezza sempre nuove direzioni, ma “con con la spada del dubbio legata alla cintura”.
Rossella Nicolò