Se la storia non è che la sommatoria delle cose che ci tengono nascoste, la nostra storia personale consiste nella somma totale delle cose su cui amiamo fantasticare.
È una vertigine straniante e, allo stesso tempo, affascinante quella che porta con sé la lettura di questo I grandi complotti della Storia. Misteri, congiure e cospirazioni (vere o presunte) che hanno cambiato il mondo, libro di Gianluca Barbera pubblicato da Newton Compton Editori nella collana “I volti della storia”. Fin dalle prime pagine, infatti, si presenta come una serie di narrazioni che, prima di tutto, assumono una cadenza più romanzesca che saggistica, aprendo una sequenza di racconti della cospirazione del tutto avvincenti. Muovendosi tra le pieghe della storia, Barbera lavora sulle tracce di “Dante, la Massoneria e il trono di Satana” come su quelle de “I misteri della strage di Ustica”, passando per le vicende legate a Qanon, negli Stati Uniti, fino a “L’uomo che fece scomparire il canale di Suez”, fruga tra le pieghe più oscure delle vicende umane, mettendo in luce l’omicidio come sistema di evoluzione dei grandi imperi e il ricorso all’incendio del Reichstag, per ordine di Hitler, come sistema per far ricadere la colpa sui comunisti tedeschi. Pagina dopo pagina, prende corpo la distinzione tra cospirazioni autentiche e follie cospirazionistiche, in un intrico di trame, congiure, organizzazioni occulte, interessi delle grandi banche internazionali e delle più grandi lobby finanziarie del mondo. Uno strumento che insegna a riconoscere la mentalità complottista, basata sulla falsa convinzione che niente accada per caso e niente sia mai come appare, separandola da quelle che sono reali e concrete forme di cospirazione. Sopratutto in un’epoca, come quella che stiamo vivendo, in cui l’unterpretazione “paranoica” della Storia sta diventando un’abitudine.
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Sul conto di Rhodes si vociferava di immensi depositi di diamanti, di montagne d’oro, di pratiche e rituali esoterici, di società segrete, della ricerca
delle miniere di Re Salomone e della biblica Ophir, di intrighi politici e sessuali che coinvolgevano principi, presidenti e primi ministri, e soprattutto del contributo della sua società segreta – presieduta dopo la sua uscita di scena da Alfred Milner, già sottosegretario alle finanze in Egitto nel periodo 1887-1892 – nel salvare l’Inghilterra dalla sconfitta nella Grande guerra.
Avrebbero fatto parte della sua cerchia occulta personaggi di spicco dell’alta società inglese, tra cui due primi ministri, Lord Balfour (tra i principali sostenitori in Inghilterra della causa sionista) e Lord Rosebery, la moglie di un primo ministro, Margot Asquith, e Reginald Baliol Brett, più noto come Lord Escher, consigliere privato di tre generazioni di teste coronate, dalla regina Vittoria a re Giorgio, passando per re Edoardo VII. Rhodes poteva vantare amicizie perfino tra scrittori e intellettuali quali Rudyard Kipling e John Buchan. Era ossessionato dall’idea che nel Mashonaland, una oscura regione nello Zimbabwe nord-occidentale, si celasse il tempio biblico edificato dalla regina di Saba per Re Salomone; ossessione che condivideva con intellettuali come Arthur Conan Doyle – il padre di Sherlock Holmes – e W.T. Stead, un famoso medium, oltre che uno stimato giornalista. Quello che Rhodes conduceva non era altro che un “Grande Gioco”, così lo chiamava lui stesso, divertito, quando era tra amici: poteva contare su agenti segreti infiltrati nei vari centri di potere dell’impero britannico e delle ex colonie. I membri della Società Segreta erano in grado di riconoscersi tra loro per mezzo di un simbolo apposto sulla corrispondenza: un cinque su un dado, emblema della “Piramide dei Fratelli”.
Negli Stati Uniti i due poli di questo Nuovo ordine mondiale erano J.P. Morgan a New York e la famiglia Rockfeller nell’Ohio. Si racconta che sarebbe stato proprioil polo newyorchese a favorire la diffusione dei movimenti di sinistra nel mondo occidentale allo scopo di dirigerne l’azione. Chi non vede nessi con il presente (George Soros e altri)? Uno studio dello storico Antony C. Sutton6 avrebbe dimostrato l’esistenza di una segreta alleanza tra Wall Street e movimenti rivoluzionari in varie aree del mondo, a partire dalla Rivoluzione russa del 1917. Sia come sia, nel 1891 Nathan Rothschild – uno dei cinque figli di seconda generazione della dinastia dei banchieri – si presentò nella residenza di Rhodes a Westminster per il primo di numerosi incontri riservati. L’intesa tra i dueindusse Rhodes a modificare le sue disposizioni testamentarie, nominando Rotschild suo successore alla guida della Società Segreta. Le cose andranno diversamente, come mostreranno gli eventi successivi. Ma questa è un’altra storia.