Benvenuto su Satisfiction   Click to listen highlighted text! Benvenuto su Satisfiction

Giorgio Bianchi. La guerra in Siria

Home / Recensioni / Giorgio Bianchi. La guerra in Siria

Scrivere di Siria significa confrontarsi con una delle vicende più complesse e cruente del nostro tempo. Giorgio Bianchi ripercorre gli eventi dalle proteste del 2011 ai più recenti sviluppi geopolitici, mostrando come la guerra di Siria sia stata, sin dall’inizio, alimentata da attori esterni, che hanno trasformato una crisi interna in un sanguinoso conflitto per procura.

Otto anni di lavoro sul campo per restituire una visione documentata di un quadro che obbliga a ripensare non solo la Siria, ma anche il modo in cui l’informazione internazionale ha costruito – e continua a costruire e manipolare – il racconto delle guerre contemporanee.

Governo di transizione e ricostruzione economico-istituzionale del Paese

Il 29 gennaio 2025 Ahmed Hussein al-Shara’, già leader de facto della Siria post Assad, è stato ufficialmente nominato presidente del governo di transizione siriano. Dopo tredici anni di guerra civile, che ha causato più di mezzo milione di morti, dodici milioni di rifugiati, e ingenti danni economici, il conflitto è stato dichiarato concluso a seguito dell’operazione militare Deterrenza contro l’aggressione. Il conflitto in Siria ha visto la partecipazione di diversi gruppi armati substatali, spesso in competizione tra loro: Hay’at Tahir al-Sham (HTS), nato come gruppo off-shoot di al-Qaeda in Siria; le milizie curde; l’Esercito siriano libero; l’Esercito nazionale siriano.

La Siria affronta quindi un delicato periodo di transizione politica e militare. Necessita una ricostruzione economica e istituzionale del paese, la quale deve integrare le diverse forze politico-militari che hanno preso parte alla guerra. Il governo di transizione guidato da Al-Shara’ dovrà essere capace di riuscire a soddisfare, per esempio, le richieste delle forze curde legate al Partito dell’unione democratica (PYD) e delle sue milizie, le Unità di protezione del popolo (YPG) e le Unità di protezione delle donne (YPJ), uno dei principali gruppi dell’alleanza ribelle delle Forze democratiche siriane (QSD)1.

Il ruolo dell’asse atlantico-israeliano nelle guerre mediorientali

L’asse atlantico-israeliano ha dettato l’agenda delle guerre mediorientali. A partire dal secondo capitolo del conflitto siriano, iniziato nel 2018, la supervisione è affidata a Israele che, con il trasferimento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme e il riconoscimento della città come capitale dello Stato ebraico contro ogni risoluzione dell’Onu, è diventato ufficialmente il poliziotto americano della regione. Si tratta di un regolamento di conti che dura da oltre quarant’anni, dall’anno della rivoluzione del 1979 e dalla presa degli ostaggi nell’ambasciata Usa di Teheran il 4 novembre dello stesso anno: l’era della destabilizzazione cominciò allora, seguita dalla guerra in Afghanistan contro l’Urss. In Occidente spesso le ragioni di questo conflitto sono state indicate come uno scontro tra sciiti e sunniti, come l’esito di una rivoluzione fallita, come un conflitto per le pipeline del gas o come una guerra per procura delle Grandi Potenze. In realtà, ci sono dentro tutti questi elementi: in questa guerra non c’è un solo imputato e una sola colpa, ma ci sono concorsi di colpa e molti imputati. È ovviamente cominciato tutto con la rivolta contro il regime di Assad nel 2011 e questo conflitto è stato per alcuni periodi di tempo un conflitto interno. È diventato un conflitto internazionale nel momento stesso in cui, il 6 luglio del 2011, l’Ambasciatore americano Ford è andato a passeggiare in mezzo ai ribelli di Hama per dare il segnale che il regime di Assad si poteva colpire. Poi c’è stato il coinvolgimento della Turchia, che ha aperto la strada del jihad facendo affluire migliaia di combattenti islamici da tutto il mondo musulmano. E questa è stata la parte del conflitto che ha trascinato dentro come finanziatori della guerriglia anche le monarchie del Golfo.

Guerra in Siria: rivolta, guerra civile o proxy war?

La guerra siriana è cominciata come una rivolta, è proseguita come una guerra civile, ma è subito diventata una sorta di guerra per procura con la partecipazione di tutte le potenze con l’obiettivo di abbattere il principale alleato dell’Iran. La Siria è stata, infatti, l’unico Paese arabo a schierarsi con Teheran, quando ci fu l’attacco di Saddam Hussein nel 19802.

Il 20 dicembre 2025 gli Usa hanno lanciato una serie di raid aerei contro lo Stato islamico in Siria in risposta all’attacco a Palmira del 13 dicembre che ha causato la morte di tre americani. Di vendetta ha parlato sui social il capo del Pentagono Pete Hegseth e di pieno sostegno del governo siriano il presidente Donald Trump il quale ha descritto Ahmad al-Shara un uomo che sta lavorando duramente per riportare la grandezza in Siria3.

Giorgio Bianchi, prima delle testimonianze fotografiche dei suoi reportage in Siria, scrive un articolato resoconto della situazione nel paese e, soprattutto, del nuovo governo di transizione guidato appunto da Ahmad al-Shara, leader di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), nome di battaglia: Abu Muhammad al-Jolani. Ex numero due di Al-Qaida, con una taglia da 10 milioni di dollari sulla testa.

Guerra in Siria: vittime, sfollati, rifugiati e migranti interni

Dal 2011, il conflitto in Siria ha causato la morte di quasi 620 mila persone4, di cui 234 mila civili5. 13.4 milioni di siriani sono fuggiti dalle loro abitazioni. Si contano circa 7 milioni di sfollati in Siria la maggior parte dei quali (3.4 milioni) si trova nella regione nord-occidentale del Paese, ad Aleppo e Idleb6. Quasi 5 milioni di persone sono rifugiate nei paesi limitrofi, principalmente Turchia, Libano, Giordania, Iraq, Egitto7.

Durante il suo primo viaggio in Siria, Bianchi si reca nelle campagne circostanti la città di Tartous. Sui muri di ogni villaggio visitato campeggiavano i volti dei soldati del Syrian Arab Army (SAA) morti in guerra. Per le strade si vedevano prevalentemente donne, vecchi e bambini. Mancavano quasi nella loro totalità intere generazioni di uomini. E gli sfollati interni al Paese erano tantissimi ma a nessuno, in Occidente, sembrava importare di loro. Media e governi occidentali erano interessati solamente a coloro che sceglievano quella che era stata battezzata come la “rotta balcanica” dei rifugiati.

La “foto non scattata” di Bianchi che rivela la vera essenza della guerra

Durante una cena con i restauratori del museo di Damasco, Bianchi si vede negare un’intervista da parte di uno di loro. Dapprima ne rimane deluso considerando l’accaduto come l’ennesima “foto non scattata” che grava nell’anima come una sconfitta professionale. Ha poi realizzato che l’immagine più rappresentativa del conflitto siriano è proprio quella “foto mancata”. Il restauratore non aveva voluto fare l’intervista perché non voleva parlare di quanto accaduto durante i sette anni in cui era stato arruolato. Quanto visto e vissuto, se ricordato, non gli permetteva di mantenere l’equilibrio psicofisico necessario per stare ancora a questo mondo.

Non esistono parole adatte per raccontare la guerra in Siria. Come non esistono parole adatte a raccontare qualsiasi guerra. Solo chi ha vissuto una guerra la può davvero comprendere fino in fondo. E così l’autore realizza che è proprio nel silenzio del restauratore che si annida tutto l’orrore della guerra, che non è fatta per essere raccontata.

I reportage fotografici della guerra per raccontare la resilienza di un popolo

I reportage fotografici di Giorgio Bianchi, raccolti nel libro insieme ai suoi resoconti di quanto accaduto nelle varie parti del Paese, non sono il racconto della guerra in Siria ma l’immagine iconografica della realtà di un popolo e di una nazione che ha vissuto e subito l’orrore della vita che porta la morte.

A lungo, l’intera opera dei Carracci è stata caratterizzata come “eclettica” e a essi è stata attribuita una teorizzazione in tal senso, poi ampiamente smentita nel tempo. Essi impostano la loro azione culturale su un rapporto dialettico tra la riconquista del “vero naturale” e la rimeditazione della grande tradizione del Rinascimento. Estremamente indicativa del loro metodo di lavoro è l’importanza data al disegno, non in senso accademico ma come esercizio, indagine sperimentale della realtà. Il più giovane dei Carracci ha rivelato fin dai suoi esordi un temperamento passionale e inquieto e la capacità di affrontare com impeto esperienze diverse con un’evidente insofferenza nei confronti di teorizzazioni o programmi costituiti a priori. Qualunque tematica affronti, Annibale tende a un “fare grande”, a una pittura eloquente, saldamente costruita e sostenuta da una vitalità calorosa. La qualità del suo “naturalismo” può essere valutata in opere come l’Autoritratto, Il mangiafagioli o La bottega del macellaio. In questo dipinto il rigore compositivo e la forza delle figure danno alla realtà della scena di vita quotidiana un valore “monumentale”8.

Bianchi, sulle orme di Carracci, rende la vita quotidiana un’opera d’arte

Osservando le immagini del reportage Siria, il lento ritorno alla vita (2016 – 2020) si percepisce, da parte di Giorgio Bianchi la stessa volontà e la medesima capacità di Carracci di rappresentare la vita quotidiana come un’opera d’arte.

Nella foto che ritrae la bottega di macelleria del mercato sulla sponda Est del fiume Eufrate colori e protagonisti sono immortalati nella quotidianità di un gesto a loro consueto in un luogo che sentono familiare. Il rosso del tessuto degli aiutanti di bottega in Carracci, nella fotografia di Bianchi diventa il sangue degli animali macellati, spazzato via dall’aiutante sul fondo centrale della scena. Ma l’immagine non rimanda a una simbologia di morte, piuttosto alla vita che riprende nella sua più “banale” e “ordinaria” quotidianità.

Iconografica anche la fotografia della festa di addio al nubilato celebrata da alcune amiche di varie confessioni religiose in uno dei pochi ristoranti aperti nella città vecchia di Damasco. Bianchi ferma su pellicola un momento di ilarità e spensieratezza che sembra addirittura far dimenticare dove la foto è stata scattata e in che contesto storico. Contesto che invece si fa di nuovo strada nell’immagine che ritrae un frammento di vita quotidiana della famiglia che per prima ha fatto ritorno al villaggio di Murak, dopo la cacciata dell’ISIS. Prima della guerra lavoravano in una delle tante aziende locali produttrici di pistacchi. Oggi quei campi giacciono abbandonati nella campagna circostante eppure, il legame con la terra natia, li ha spinti a ritornare. Una foto che sembra una tela costruita seguendo uno schema circolare, evidente anche nella disposizione dei protagonisti ripresi in un attimo di familiare relax. Bianchi è riuscito a immortalare l’istante in cui tutti i presenti avevano lo sguardo rivolto verso sinistra, come orientati al passato, mentre il bambino, al sicuro tra le braccia le padre, guarda in direzione opposta, verso destra. E sembra avere lo sguardo rivolto al futuro. Una scena che racconta tanto di ciò che la guerra ha rappresentato per questa famiglia ma che focalizza l’attenzione sulla speranza, sulla rinascita, sul futuro.

La guerra in Siria ha avuto effetti devastanti su economia e cultura

Prima dello scoppio del conflitto, i dati dei report pubblicati dalla Syrian Centre for Policy Research9 e da World Vision10 sembrano tracciare uno stato in una condizione economica relativamente positiva: la disoccupazione era stabilmente sotto il 10 per cento, il Pil pro capite in crescita e il debito pubblico più basso che in altre nazioni. Con l’inizio del conflitto, tutti i settori sono stati coinvolti da un ridimensionamento drastico della capacità produttiva. Tutto ciò ha causato una crescita della disoccupazione di circa il 627 per cento nel quinquennio 2010-2015 e una riduzione senza precedenti del Pil, con un calo annuo attestato intorno al 15.7 per cento nel periodo 2011-201411. La scarsità dell’offerta ha poi provocato un aumento dell’inflazione in tutti i settori rilevanti12.

Osservando le devastazioni arrecate dalle “primavere arabe” risulta evidente come le nuove forze in campo sentano la necessità di de-costruire il passato e i suoi simboli di regime per guardare al futuro in maniera differente, verso nuovi orizzonti13. Ciò è dovuto al fatto che i monumenti e le opere d’arte non sono solamente oggetti di semplice valore estetico ma sono pregni di significati politici, è per questo motivo che durante un conflitto armato i beni appartenenti o rappresentanti il nemico possono subire un deliberato danneggiamento o addirittura la completa distruzione.

La Siria è patria di sei siti Patrimonio dell’Umanità UNESCO: le antiche città di Aleppo, Damasco e Bosra, il Krak dei cavalieri, la cittadella di Saladino e il sito archeologico di Palmira. Tutti gravemente danneggiati. I monumenti hanno subito danni da parte di tutte le forze in campo14.

Distrutto un patrimonio millenario: la città di Homs come una litografia di Escher

Nel reportage Palmira e il patrimonio dell’umanità violato (2016 – 2019), Bianchi documenta nel dettaglio i danni causati al sito archeologico ma anche agli altri punti di interesse artistico-culturale. Descrive nel dettaglio Homs, la città dell’orologio, la porta di accesso a Palmira, la cui città vecchia, appena liberata, evocava scenari post-apocalittici con edifici che apparivano come quadri di Escher – con profili che non hanno un inizio e una fine e architetture impossibili al punto da rappresentare una vera sfida alla percezione visiva – mentre altri sembravano letteralmente squagliati.

La poetica di Escher nasce proprio dall’esplorazione della dimensione dell’incertezza e del limite. Egli è ossessionato dal problema del confine tra ordine mentale e disordine reale (i due mondi incommensurabili), o meglio proietta costantemente un’idea di ordine dentro la dimensione caotica e vitale con cui l’uomo-artista si confronta costantemente, e che ritrova sempre nella complessità inesauribile del mondo esterno.

Galleria di stampe è l’opera più vertiginosa di Escher: in una galleria d’arte un giovane in piedi guarda un quadro che raffigura una nave nel porto di una piccola città di mare. Da una finestra di una casa del quadro una donna si affaccia e guarda giù proprio la galleria dove un giovane sta guardando un quadro che raffigura una nave nel porto di una piccola città di mare… La cittadina è dunque paradossalmente sia l’oggetto rappresentato nel quadro, che lo spazio in cui il quadro si trova e in cui anche l’osservatore si trova risucchiato, essendo osservato a sua volta15.

Nella veduta dall’alto di uno dei quartieri della città siriana di Homs, tra i principali teatri dello scontro tra esercito siriano e jihadisti, si ritrovano molti degli elementi comunicativi dell’opera di Escher. Il cane nero seduto sull’asfalto al centro della strada che guarda l’uomo avanzare verso di lui e rivolto verso l’osservatore ingenera quella vertigine che attrae quest’ultimo nella fotografia. Tutt’intorno il vorticoso turbinio di abitazioni devastate dalla violenza e per questo disallineate. I particolari emergono pian piano, facendosi largo tra le macerie di esistenze distrutte al pari delle abitazioni. E poi, d’un tratto, si staglia sulla scena l’orizzonte, che sembra invitare l’osservatore a guardare oltre, lontano, ma non altrove, esattamente come accade osservando Galleria di stampe laddove lo sguardo si posa sull’uomo, sul tetto dell’abitazione dove si trova la donna affacciata alla finestra, intento a scrutare anch’esso l’orizzonte… di una scena diversa, di un mondo nuovo.

Cultura e identità: la ferocia aggressione dell’ISIS

La cultura riveste una notevole importanza per ogni gruppo umano, etnia e nazione. Lungi dall’essere un mero corredo degli individui, essa costituisce l’essenza stessa di un gruppo umano. L’attacco alla cultura o, meglio, ai beni culturali materiali e immateriali può divenire lo strumento con cui distruggere il medesimo gruppo16. Il patrimonio culturale è la parte visibile della cultura17.

Le culture non sono solo “cose”, appartengono al mondo interiore delle persone. Una cultura è un insieme di modi consueti e condivisi di vedere il mondo, di fare le cose, di risolvere i problemi, di relazionarsi con gli altri, con la natura e con se stessi. È un modo di vedere e conoscere il mondo, se per conoscere non comprendiamo solo la relazione con il mondo attraverso il nostro intelletto, ma anche mediante i nostri affetti, il nostro senso etico ed estetico e, in generale, tutto il nostro corpo18.

Dal punto di vista dei jihadisti, distruggere il patrimonio archeologico della Siria significava soffocare qualsiasi rivendicazione nazionalista, dal momento che i siti archeologici erano considerati potenziali minacce in grado di alimentare il sentimento nazionale siriano, in contrapposizione al panislamismo propagandato dall’ISIS. A salvarsi, in questo delirio distruttivo, sono stati solo i piccoli oggetti facilmente trafugabili e trasportabili, venduti poi al mercato nero e ora, in parte, recuperati. Bianchi interpreta la riapertura del museo di Damasco come il superamento di una lunga fase che ha visto uno dei più importanti patrimoni dell’umanità a rischio di distruzione irreparabile. Il sacrifico dell’archeologo Khaled al-Assad – riuscito a mettere al riparo dalle razzie e dalle devastazioni dei miliziani i tesori contenuti nel museo di Palmira (ora portati al museo di Damasco) – è lì a testimoniare che l’eredità culturale è la pietra angolare sulla quale si regge tutta l’impalcatura delle nostre società, un bene supremo da salvaguardare a ogni costo, come la libertà.

Irma Loredana Galgano 

#

1E. Corradi e G. Cama (a cura di), La guerra civile siriana. Dall’insurrezione alla rivoluzione (2011-2024), Carocci editore, Roma, 2025.

2A. Negri, La seconda fase della guerra in Siria, su Gariwo MAG, 7 maggio 2018.

3Fonte LaPresse: https://www.lapresse.it/video/2025/12/20/siria-attacco-usa-su-obiettivi-isis-colpiti-70-obiettivi-le-immagini-dellesercito/

4Fonte The New York Times: https://www.nytimes.com/2024/12/11/world/middleeast/syria-civil-war-death-toll.html

5Fonte SNHR: (consultato il 20 dicembre 2025) https://snhr.org/blog/2024/08/30/civilian-death-toll/

6Fonte Report reliefweb: https://reliefweb.int/report/syrian-arab-republic/north-west-syria-situation-report-15-mar-2024-enar

7Fonte Operational Data Portal UNHCR: https://data.unhcr.org/en/situations/syria

8E. Bairati, A. Finocchi, Arte in Italia. Lineamenti di storia e materiali di studio, Loescher Editore, Torino, 1984.

9Sitografia: https://scpr-syria.org/publications/research-reports/

10Sitografia: https://www.wvi.org/publications/report/syria-crisis-response/annual-report-fy-24-october-2023-september-2024#

11Fonte World Bank: https://www.worldbank.org/ext/en/country/syria

12G. Guzzi, Le conseguenze economiche della guerra in Siria, su lavoce.info, 14/04/2017.

13P. Brusasco, Tesori rubati. Il saccheggio del patrimonio artistico in Medio oriente, Mondadori Bruno, Milano, 2013.

14E. Stabiner, Primavera siriana. Conflitti armati e beni culturali, Il caso della guerra civile in Siria, paper su academia.edu.

15D. Siess, Filosofia e scienza in Escher, su La ricerca, 7 dicembre 2021.

16L. Perra, Il genocidio culturale, Il Sileno Edizioni, Lago (CS), 2022.

17J. Santacana Mestre, Patrimonio, Educación e Historia: el poder invisible del pasado, in J. Prats, I. Barca, R. López Facal (Eds), Historia e identidades culturales, CIED, Universidade do Minho, Braga, 2014.

18J. Ansión, La interculturalidad como proyecto moderno, in Pàginas, 1994.

Click to listen highlighted text!