Giorgio Dell’Arti. Gli onorevoli duellanti ovvero Il mistero della vedova Siemens

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 «C’è stato un tempo il mondo» cantava il poeta Ferretti, «odorante di sangue fertile, rigoglioso di lotte, moltitudini, splendeva pretendeva molto…»

E a un tempo corsaro, ardimentoso e fulgido, che non era in grado d’immaginare la barbarie che l’attendeva e che l’avrebbe cancellato, reso obsoleto e goffo, appartengono le donne e gli uomini che attraversano le pagine de Gli onorevoli duellanti ovvero Il mistero della vedova Siemens, scritto da Giorgio Dell’Arti, edito da La Nave di Teseo.

L’autore è un noto giornalista e conoscitore della storia italiana che, con il piglio dello studioso, trattando i reperti con il tatto e l’amore del filatelico, ci presenta questa storia nella quale, per sua stessa ammissione, si è imbattuto per un fortunoso errore.

Siamo ai primi del Novecento, in una società che del gioco della politica ancora non ha fatto squallida abitudine anzi, vive il dibattito e la retorica come cosa viva, che può cambiare i destini.

Un tempo incerto, al limite tra il cavalleresco e la modernità, dove una carrozza e una automobile si scontrano sulla stessa via e molto si poteva risolvere con un duello.

Si finiva all’arma bianca, anche solo per una offesa, ma raramente finiva in tragedia. Una ferita – anche lieve – poneva fine alla disputa e ci si abbracciava come pugili suonati, ubriachi di folclore e già morti di paura.

Tutto prende vita a un funerale. Un vecchio generale spira e nomina esecutore testamentario una giovane dama con cui non ha gradi di parentela.

La signora è vedova, bella, ricca e ama accompagnarsi ad attempati generali. Questo basterebbe a scatenare i pettegolezzi dei salotti alla moda, se non fosse che Nora porta un cognome ingombrante, per di più è tedesca. Il ricordo delle battaglie risorgimentali è ancora vivido e il sospetto che la vedova Siemens sia una spia trascina la questione sui banchi del parlamento.

Qui, in un acceso dibattito, l’onorevole Chiesa con le sue insinuazioni e l’indomabile vena polemica riesce a farsi sfidare quattro volte a duello.

Rappresentanti da ogni parte si ritrovano intorno a un tavolo per discutere i termini delle contese, le armi da scegliere, i luoghi. I giornali non parlano d’altro. L’opinione pubblica segue rapita.

In questa storia c’è dentro tutto quello che serve perché si resti incollati: belle donne; intrigo di palazzo; regolamenti di conti; paladini; politica e un pizzico di violenza.

Dell’Arti indossa, di volta in volta, le vesti dello storico, del cronista e del narratore tracciando la biografia di un mondo e di un modo di stare al mondo ingenuo e fracassone, che appare ancor più amabile se confrontato con la bestialità dell’avvenire.

Molto bello il ritratto dell’onorevole Chiesa, l’uomo che tutti volevano sfidare e che contro tutto combatte. Uomo pingue, con i pantaloni a strisce, che usava una mezza tuba per sembrare più alto.

Al tramonto dei suoi giorni fu costretto alla fuga perseguitato, oltre che dal regime, da un tempo che non era più il suo. Pregò i sodali che lo lasciassero morire, visse ancora.

Citando Soriano, Eugenio Chiesa è un uomo famoso che nessuno conosce, che disse addio al suo paese quando dirgli addio ancora contava qualcosa.

Pierangelo Consoli

 

Recensione al libro Gli onorevoli duellanti ovvero Il mistero della vedova Siemens, di Giorgio Dell’Arti, La Nave di Teseo, 2020, pagg. 176, € 18.