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Giuliano Gramigna. L’empio Enea

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Negli anni settanta, contemporaneo di Gadda, in Italia scriveva Giuliano Gramigna.

Critico letterario, autore di un grande romanzo come Marcel ritrovato (anche questo ripubblicato da Il ramo e la foglia edizioni) Giuliano Gramigna è uno dei nostro grandi dimenticati.

Non dirò, purtroppo, perché conservo un certo piacere, forse perverso, certamente ego riferito, nello scoprire grandi autori italiani che nessuno più legge.

Mi è successo con Pizzuto, con Berto, con Pontiggia, con Ivano Ferrari.

È una riserva, quella dei grandi italiani non più così letti, che tengo segreta a me stesso. Ce ne sono ancora molti che mi riservo di leggere, come Bassani, Pratolini, per capire se mi piacciono, se c’è, nella loro opera, qualcosa che mi stava aspettando.

È stato un amico a dirmi che Il ramo e la foglia, editore che già conoscevo molto bene e che apprezzavo, aveva ripubblicato l’opera di questo grande autore italiano.

Nel Marcel scoprii una scrittura estremamente raffinata e complessa.

Giuliano Gramigna fu un intellettuale, un appassionato lettore di Lacan. Fu, inoltre, un campione del meta romanzo.

Nel Marcel trovai la cosa più simile a Otto e mezzo sotto forma di romanzo. Un libro bellissimo, pieno di immagini, di dialoghi, di personaggi.

Per questo, quando ho saputo che Il ramo e la foglia pubblicava un altro romanzo di Gramigna, un romanzo successivo e più breve, dal titolo L’empio Enea, ho voluto subito leggerlo.

In maniera meta narrativa, con una trama più essenziale, in L’empio Enea, Gramigna racconta la storia di un padre e di un figlio che vivono nella stessa casa, da un estremo all’altro di un corridoio.

Un corridoio che sembra un wormhole.

Avete presente quei cunicoli spazio temporali attraversando i quali si pensa sia possibile muoversi nel tempo?

In Donnie Darko erano rappresentati come dei serpentoni che si diramavano, ondeggiando, dal petto dei personaggi.

Così questo corridoio in cui Gramigna immerge i suoi due protagonisti che a me, sono sembrati da subito la stessa persona. Entrambi senza nome, il vecchio e il giovane, il vedovo e lo sposato, sembrano due maschere di un solo volto.

Chiaro che Gramigna non pensava a derive fantascientifiche, il suo è un discorso tutto psicanalitico, ma in me resta questa idea avventurosa, acritica, solo illusoria.

Del resto, diceva Borges, il lettore è un traduttore che porta, nel suo immaginario, un immaginario distante.

Un’altra cosa che mi è piaciuta tanto, in questo romanzo che davvero consiglio vivamente di leggere, è il rapporto tra il figlio, il giovane, e sua moglie che Gramigna, come in tutte le opere della psicanalisi, riporta con una sola lettera: B.

B è un’ex modella, una donna certamente bellissima, che è stata bellissima, al punto da fare l’indossatrice. Il marito conserva le riviste di moda con le foto di sua moglie e ha, verso queste foto, un rapporto perverso, lui è eccitato da quelle foto più che dalla persona viva perché il desiderio appagato, non può reggere il confronto con l’oggetto di quel desiderio.

La donna in rivista è la desiderata. La donna che lui, invece, trova sul letto, vuole un figlio che lui non vuole, ha dei desideri suoi, dei pensieri e questo suo essere viva, esigente, insoddisfatta, la rende assai meno desiderabile.

Questo mi serve anche per dire che L’empio Enea è un libro che ha molto da dire al lettore del 2026, forse persino più che a uno del 1972, quando il libro uscì per Bompiani.

È davvero una fortuna che Il ramo e la foglia lo abbia riscoperto.

Pierangelo Consoli 

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Giuliano Gramigna, L’empio Enea, Il ramo e la foglia 2026, Pp.195, Euro 17.


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