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Giuseppe Cesaro. Fatico a ricordare il tuo viso

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La perdita consegna dolore. Può portare anche alla dimenticanza, non alla rinuncia del ricordo. È difficile da tradurre con il tempo quello che appare sfocato, come naturale abbandono dell’oblio. Provi a raggiungere l’immagine con la memoria, ma si dissolve senza una rappresentazione precisa. Restano i dettagli, gli aneddoti, l’intensità dello sguardo. Il resto evapora. Dorme di un sonno eterno a cui nulla può l’incessante forza nel riportare a galla chi hai perso per sempre, che hai amato, che ti ha dato la vita e l’amore. Finisci, così, nella reminiscenza che diventa una lunga e profonda ferita. Alterni i ricordi all’immaginazione. Chiudi gli occhi, cerchi e incidi nella mente quello che vorresti che venisse a trovarti nei sogni da sveglio. Sei analfabeta del ricordo più importante che la morte si è preso e portato via. Colpisce questa mancanza quanto la perdita stessa. Obbedisci all’anima, sai che succede. Non è una tua colpa perdere la sezione delle espressioni, della figura, del volto, della voce, di chi ha fatto parte della tua vita in modo importante. Tutti quei tratti che erano la quotidianità spariscono piano piano come ombrose stanze chiuse.

In Fatico a ricordare il tuo viso. E, ancora di più, la tua voce di Giuseppe Cesaro edito da La nave di Teseo conosci la storia di Giuseppe, giornalista, che lentamente perde il ricordo della madre. Che la sua mamma fosse malata, Giuseppe ed i fratelli avevano dovuto scoprirlo da soli. Nessuno diceva nulla della stanchezza della donna, del peso delle terapie, delle giornate passate in ospedale. Solo un giovane specializzando in oncologia spiegherà a Giuseppe la verità. L’abisso che si nascondeva dietro quei silenzi. Tutto parte da un semplice scambio: un brano suonato con la chitarra per la notizia di un devastante tumore al seno. Non era quella, però, la prima tragedia che aveva colpito la famiglia. Il passato, per Giuseppe, non passa. Si ripete.

Il romanzo è intimo. La storia è delicata e la narrazione affonda nella profondità di emozioni e riflessioni che portano il lettore alla memoria, alle ceneri, al dubbio, al deserto e alla riappacificazione di sé stessi. La scrittura, misurata nei tratti di personalità stilistica, è davvero molto interessante. Appare come una vocazione.

Lucia Accoto

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