Giuseppe Culicchia. Il tempo di vivere con te

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Ecco com’è che sei fatto”

Si chiude così uno dei tanti episodi di estati felici che il piccolo Beppe attendeva tutto l’anno perché arrivava il cugino più grande che viveva in città.

Quello che suonava la chitarra, giocava a basket, gli leggeva i suoi fumetti preferiti e passava tutto il tempo con lui, perché non gli diceva mai di no.

E tu Walter non mi dici mai di no. Non hai mai mai un moto di insofferenza per questo tuo cugino che ha nove anni meno di te e che per chiunque altro non sarebbe che un gran rompiscatole. Ma non è solo una questione di carattere. Il fatto è che tu mi vuoi bene davvero”.

Come sei fatto e non come eri fatto!

La chiave di questo libro sta nel racconto di un cugino ancora vivo, come spiega dopo 84 pagine l’autore quando riprende il testo della canzone di Lucio Battisti che gli da il titolo.

Che anno è? Che giorno è? Torniamo indietro lasciandoci alle spalle la grande quercia sotto cui per gioco ti ho ucciso, e mentre il sole tramonta sopra i campi di granoturco percorriamo lo stesso sentiero di sempre. Se ora chiudo gli occhi rivedo ancora quella nostra ultima passeggiata. Rivedo il tuo sorriso e i tuoi occhi blu e la tua pelle così bianca. Sento ancora la tua voce. Avverto ancora la tua presenza accanto a me. Amorevole. Rassicurante. Sono triste perché l’indomani devi tornare a Sesto, e dovrò aspettare un’altra estate per rivederti. Quando ceniamo assieme più tardi e come sempre a tavola siedo accanto a te, non posso sapere che non ci rivedremo più. Mai più”.

Un cugino ancora vivo per il tempo di vivere con te ancora per un poco.

Almeno nello spazio di queste pagine”, si legge nella quarta di copertina e solo alla fine l’autore conclude: “questo è quanto, più o meno. Davanti a me c’è un’altra vita. La nostra è già finita”.

Giuseppe Culicchia ha atteso più di quarant’anni per scrivere una storia che per lui si era fermata quando ne aveva undici.

E per farlo, ce lo racconta a pag. 125, ha dovuto trovare la forza di andare al cimitero di Sesto insieme al fratello di Walter: “quel giorno salutando Oscar gli ho detto che avrei scritto questo libro su di te. Ci siamo abbracciati forte, a lungo. Dalla tua morte erano passati quarant’anni. Ho pianto per tutto il viaggio di ritorno da Sesto a Torino”.

E’ strano come un libro che parla di morte finisca per essere uno dei più straordinari inni all’imprevedibilità della vita, perché a ridare umanità a quell’amato cugino morto a vent’anni con il marchio indelebile del terrorista spietato sarà proprio il piccolo Beppe, quel cugino bambino che viveva in un paesino di montagna, diventato nel frattempo uno scrittore di successo.

E’ un libro talmente bello, struggente e intriso di poesia che al termine della lettura viene voglia di abbracciare chi ha atteso 40 anni per scrivere un libro che meglio di ogni altro ha saputo descrivere un capitolo di Storia complicato e doloroso che si vuole fingere che non sia accaduto.

Culicchia ci è riuscito perché ha amato davvero quel cugino fatto così, perché è un grande scrittore e perché il suo libro è stato pubblicato da una grande casa editrice.

Qualche anno fa ci provarono vanamente gli amici d’infanzia di un altro Walter (che invece viveva a Pero) con il libro Zaré, ma venne loro impedito persino di presentarlo, lui si chiamava Pezzoli e l’11 dicembre del 1980 venne crivellato dai colpi dei carabinieri fuori dalla bocciofila Cagnola di via Varese insieme a Roberto Serafini.

Perché la conclusione di questo libro non finisce a pag. 149 con la frase di Montale, come distrattamente qualcuno potrebbe pensare, ma alle successive, dove si legge che alla voce Elenco vittime delle Brigate Rosse (tratto da Wikipedia) sono riportati i nomi, mentre alla voce Elenco brigatisti uccisi dalle forze dell’ordine la pagina è vuota, perché: “Su Wikipedia non c’è”.

I morti “dall’altra parte” di una guerra che per almeno quindici anni ha segnato il Paese non esistono, non avevano vita, affetti e anima, e l’avere letto sul Corriere di un recente incontro tra Culicchia e il figlio del maresciallo Bazzega e soprattutto le parole virgolettate di quest’ultimo mi hanno confermato l’importanza di questo libro fondamentale, oltre che bellissimo.

Mi perdonerà l’autore se mi permetto di riempire io quella pagina 155 rimasta bianca con i nomi di alcuni caduti dall’altra parte: Luca Mantini (29.10.74), Giuseppe Romeo (29.10.74), Bruno Valli (09.12.74), Vitaliano Principe (11.03.75), Giovanni Taras (30.05.75), Margherita Cagol (05.06.75), Anna Maria Mantini (08.07.75), Martino Zichittella (14.12.76), Walter Alasia (16.12.76), Antonio Lo Muscio (01.07.77), Romano Tognini (16.07.77), Alfredo Di Napoli (04.08.77), Aldo Marin Pinones (04.08.77), Fabrizio Pelli (08.08.77), Rocco Sardone (30.10.77), Roberto Rigobello (04.05.78), Francesco Giurì (09.06.78), Roberto Capone (08.11.78), Barbara Azzaroni (28.02.79), Matteo Caggegi (28.02.79), Maria Antonietta Berna (11.04.79), Angelo Del Santo (11.04.79), Alberto Graziani (11.04.79), Lorenzo Bortoli (19.06.79), Luigi Mascagni (27.06.79), Salvatore Cinieri (27.09.79), Francesco Berardi (24.10.79), Roberto Pautasso (14.12.79), Francesco Masala (16.12.79), Giovanni Bitti (16.12.79), William Waccher (07.02.80), Lorenzo Betassa (28.03.80), Piero Panciarelli (28.03.80), Riccardo Dura (28.03.80), Annamaria Ludman (28.03.80), Edoardo Arnaldi (19.04.80), Pasquale Viale (19.06.80), Ugo Bettazzi (02.07.80), Arnaldo Geronio (13.11.80), Marino Pallotto (29.07.80), Claudio Pallone (13.11.80), Walter Pezzoli (11.12.80), Roberto Serafini (11.12.80), Alberto Buonoconto (20.12.80), Gianfranco Faina (11.02.81), Roberto Peci (03.08.81), Giorgio Soldati (10.12.81), Lucio Di Giacomo (21.01.82), Umberto Catabiani (24.05.82), Rocco Polimeni (10.06.82), Stefano Ferrari (23.07.82), Ennio Di Rocco (27.07.82), Maurizio Biscaro (13.11.82), Gaetano Sava (17.09.83), Manfredi De Stefano (06.04.84), Laura Bartolini (14.12.84), Antonio Giustini (14.12.84), Pietro Greco (09.03.85), Wilma Monaco (21.02.86), Mario Scrocca (01.05.87), Dario Bertagna (17.07.88), Paolo Sivieri (25.01.89), Sergio Spazzali (22.01.94).

Davide Steccanella