Giuseppe Foderaro inedito. Come è nato esoscheletro distopico

Home / Inediti / Giuseppe Foderaro inedito. Come è nato esoscheletro distopico

Questo libro nasce dalla passione dell’autore per l’essenza dell’essere umano, sia a livello antropologico che culturale.

L’uomo è molto di più di quel che sembra, è una creatura straordinaria, capace di grandi slanci e pessime aberrazioni. Ma noi esseri umani siamo anche gli unici ad aver colonizzato un pianeta, siamo gli unici capaci di adattarci all’ambiente, di sopravvivere a epidemie, guerre e catastrofi. Abbiamo compiuto scelte evolutive curiose, spesso antieconomiche dal punto di vista energetico e biologico, eppure vincenti, perché siamo ancora qui a parlarne.

Siamo dotati di un’andatura bipede che ha richiesto adattamenti particolari. Il nostro intero organismo è il frutto di numerosi balzi evolutivi che ci hanno condotto a essere quello che siamo. L’unica specie al mondo capace di concepire il futuro, di vedere sé stessa in relazione all’ambiente circostante e alle prospettive possibili. L’Homo Sapiens è al momento l’unica specie vivente della famiglia degli ominidi derivata dall’ordine dei primati.

Ma questa non è la storia dell’Homo, questa è la storia di un uomo. Un uomo qualsiasi che, come tanti di noi, si sveglia al mattino e va a fare un lavoro che non gli piace. Un uomo che lungo la strada ha seppellito i suoi sogni, che ha dimenticato gli obiettivi, che per adattarsi all’ambiente ha dovuto venire a patti con la realtà e barattare le illusioni con le sicurezze.

L’ambiente è quello accademico, molto competitivo e refrattario alle innovazioni. L’uomo è Giulio Ferraro, un giovane ricercatore dell’Alma Mater di Bologna, ridotto a fare da portaborse a un eccentrico, quanto geniale, professor Romero, uno dei pilastri della paleoantropologia.

Giuseppe Foderaro

Nel mondo soffocante dove tutti si dimenticano che ognuno era nessuno prima di diventare qualcuno, Giulio e il suo collega Alessandro Campitelli, detto Alex, scoprono quasi per caso, grazie a un collega yemenita, una vecchia relazione del loro docente, quando ancora giovane universitario pensava di poter sfidare il mondo accademico con le sue ipotesi rivoluzionarie in grado di riscrivere la storia dell’evoluzione.

Ma il giovane Ettore Romero non solo aveva mancato l’anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia. Aveva perso molto di più. All’epoca, giovane dottorando, aveva preferito scegliere la carriera che sfidare la comunità scientifica, chiusa e arroccata sulle proprie posizioni.

L’occasione si ripresenta ora, quando Giulio e Alessandro vengono coinvolti da una giovane zoologa, Clarissa Liegi, che ha rinvenuto in un sito archeologico dello Yemen reperti sconcertanti, che da soli potrebbero rivoluzionare ogni teoria precedente.

Alla squadra si uniscono anche Tiziana Lucchesi, dottoranda con specializzazione sui primati, ed Ernesto Colustri, brillante divulgatore scientifico.

Tutti insieme, unendo le reciproche competenze, riusciranno, tassello dopo tassello, a presentare una nuova ipotesi evoluzionistica che spiegherebbe, di fatto, tante lacune e contraddizioni che il mondo accademico ha preferito fingere di non vedere.

Ma senza un nome di spicco ad avvallare la loro relazione, non avrebbero alcuna speranza di infrangere quel muro fatto di arroganza e presunzione. Ognuno ama la sua verità e la difende, appunto, come la migliore delle amanti.

Grazie alle loro conoscenze antropologiche riusciranno a riesumare in Ettore Romero, indiscusso capobranco della comunità scientifica, un barlume di interesse per la possibilità di riportare alla ribalta, investita di nuovo vigore, la sua vecchia tesi.

Forse alla fine l’evoluzione con noi ha compiuto comunque qualche errore, ma dopotutto siamo quel che siamo, creature uniche e meravigliose. Ma soprattutto meravigliate. L’uomo è un essere senziente, ma anche curioso. Noi viaggiamo, esploriamo, ma sopra ogni cosa amiamo. Senza passione non saremmo nulla. E invece siamo tutto. Ognuno di noi è un nessuno che aspira a diventare qualcuno, e l’evoluzione non è altro che questo, un progredire costante verso la perfezione.

Giuseppe Foderaro